Stamani altri sei fabbricati abusivi (circa 300 mq di suolo demaniale) sono stati demoliti
Il nuovo comandante della Capitaneria di Porto, Nunzio Martello, lo aveva preannunciato già al suo insediamento: «Le ruspe ripartiranno entro questo mese». E le ruspe sono ripartite. La zona falcata, quell’area che dovrebbe rappresentare il fiore all’occhiello di Messina e che invece è stata resa un insopportabile mix di rifiuti, tossicità e abbandono, deve essere restituita alla città, e questo passa inevitabilmente dalla lotta all’abusivismo. In quest’ottica, naturalmente, rientra l’azione combinata e, dobbiamo dire, certamente efficiente di Autorità portuale e, appunto, Capitaneria di Porto, che hanno dichiarato tolleranza zero e su questa scia stanno proseguendo.
Stamattina, alle ore 10,00, le ruspe sono tornate in azione nella Falce messinese, con i lavori di demolizione dei manufatti abusivi ancora insistenti sulle aree demaniali. Gli uomini della Capitaneria di Porto, d’intesa con l’Authority, hanno coordinato le operazioni di demolizione di sei fabbricati con copertura in lamiera, liberando per il pubblico uso circa 300 mq di suolo demaniale nell’area prospiciente l’ingresso della Base Navale di Messina. I manufatti, realizzati da ignoti nel passato, erano ormai dei ruderi abbandonati che costituivano forte degrado e ricettacolo di immondizia e rifiuti.
L’iniziativa, come detto, è già in corso da lungo tempo e, garantiscono alla Capitaneria, continuerà nei prossimi giorni. Non può non rientrare, in quest’operazione, quella che va considerata la -vergogna delle vergogne- della zona falcata, l’area ex Smeb, fonte di inquinamenti tossici e oggetto di inchieste della magistratura, attualmente abbandonata a sé stessa e all’incuria di chi, certamente, non vuole il bene di questa città.
