L’Iacp è vittima del sistema risanamento a Messina - Tempostretto

L’Iacp è vittima del sistema risanamento a Messina

L’Iacp è vittima del sistema risanamento a Messina

sabato 13 Agosto 2011 - 09:07

Il commissario dell’istituto Laface risponde al capogruppo del Pdl Capurro: «Esiste una convenzione tra Comune e Iacp, solo di recente però Palazzo Zanca ha deciso di riconoscerci la gestione delle botteghe. E non ce le ha ancora messe a disposizione»

Comune, Iacp, baracche. Continua ad essere argomento di dibattito, il caos risanamento, e dopo l’intervento di ieri del capogruppo del Pdl Pippo Capurro (LEGGI QUI), oggi è il commissario dell’Iacp a dire la sua, rispondendo in parte anche alle inquietanti domande poste dallo stesso consigliere comunale. «Proprio in concomitanza del mio insediamento – ricorda Laface – è iniziata un’attività di indagine su delega delle istituzioni competenti proprio con riferimento alla gestione del patrimonio. Dal canto mio, indipendentemente da ciò, resomi conto della morosità eccessiva ho prima preso contatti e poi deliberato l'affidamento del servizio di riscossione dei canoni alla Serit e ciò anche per il pregresso». Il nodo principale, però, riguarda i rapporti Iacp-Comune, specie per gli immobili realizzati grazie alla famosa legge 10 del ’90. «Il consigliere Capurro è certamente a conoscenza dell'esistenza di una convenzione che regola e disciplina i rapporti. Proprio a tal proposito gioverà ricordare che proprio in osservanza a tale convenzione solo di recente il Comune ha mutato indirizzo in merito alla gestione delle botteghe degli immobili in questione, riconoscendo che la gestione delle stesse proprio in conseguenza della convenzione spettasse all'Istituto. Ancora, però, l'Iacp attende la materiale messa a disposizione degli immobili e la relativa rendicontazione dei canoni eventualmente percepiti dal Comune».

Capurro ha posto delle precise domande su tutta la “giungla” del risanamento, sui buchi, sui contratti stipulati e quelli non stipulati. «Stia pure certo – gli risponde Laface – che se richiesto l'Iacp nell'ottica della massima collaborazione tra istituzioni darà tutte le risposte possibili e documenterà quanto di sua competenza ed assumerà senza tentennamenti ogni responsabilità al riguardo. Purtroppo, a mio avviso, a volte nella città si immagina che l'Iacp si occupi solo del risanamento di Messina e si tralascia che l'ente deve avere la sua naturale dimensione provinciale. Negli ultimi quindici anni almeno, l'ente è stato sì attore principale del risanamento di Messina, ma ne è stato anche vittima perché ha trascurato il proprio ruolo in provincia rinunziando a programmare investimenti negli altri 107 comuni. La riprova sta nel fatto che l'Iacp, preso dal vortice del risanamento, non è stato in grado di investire ingenti risorse di cui è in possesso. Da qui la mia decisione di finanziare il completamento di 75 alloggi a San Giovannello, dei 28 alloggi di Villafranca e dei 50 di Saponara, eliminando finalmente queste incompiute, con un impegno di circa 15 milioni di euro».

«Quanto al predicare bene e razzolare male – continua “piccato” il commissario dell’Iacp – mi permetto sommessamente di fare notare al consigliere Capurro che è vero che proprio nella fretta di mettere a disposizione alloggi in favore del Comune è accaduto che siano stati considerati per disponibili alcuni alloggi che erano stati rioccupati abusivamente, ma ciò è accaduto proprio in occasione delle plateali proteste ed invasione degli uffici da parte dei cittadini che reclamavano gli alloggi alla presenza proprio del consigliere Capurro. L'Istituto sta facendo quanto possibile anche con oneri finanziari per vigilare gli immobili liberi. Un caso emblematico in particolare nella zona nord, ha visto l'istituto ricorrere alla vigilanza privata di un alloggio per un intero fine settimana nelle more che il Comune lo assegnasse dopo la strana rinunzia di diverse famiglie ad averlo assegnato. Mi rendo conto che aver segnalato con forza una serie di cose che non vanno, può dare fastidio a qualcuno, ma evidenzia forse che la strada intrapresa è quella giusta».

C’è poi una “chicca”, che Laface ha voluto lanciare lì, giusto per far capire come funzionano le cose. Riguarda un funzionario dell’Iacp: «Ha recentemente cambiato casa. Ha chiesto al Comune il cambio di residenza, ha esibito il proprio titolo di proprietà, ha atteso pazientemente la conclusione del relativo procedimento. Stamane il Comune le ha notificato che la sua richiesta è stata respinta ed archiviata. Abita l'immobile con la propria famiglia regolarmente. Chi occupa abusivamente una casa pubblica comunale o dell'Iacp ottiene la residenza senza nemmeno esibire il titolo che ne legittima la detenzione». Se non è giungla questa.

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