Uno dei tre cannoni sottoposto all'iniziale fase di recupero nelle officine dell'Arsenale Militare esposto nell'atrio del Comune
Il primo dei tre cannoni interrati di Capo Peloro, recuperati nei giorni scorsi e sottoposti ad una iniziale fase di recupero nelle officine dell’Arsenale militare, è stato trasportato stamani nell’atrio di palazzo Zanca, ove sarà visibile per la notte della cultura di domani sera.
Per le operazioni di trasferimento del pesante reperto è stato utilizzato una grossa autogrù ed un mezzo della Marina militare. Presenti alle operazioni di sistemazione a palazzo Zanca, l’assessore alle manutenzioni Pippo Isgrò e l’ing. Gian Francesco Cremonini, direttore dell’Arsenale, che con i tecnici del Comune hanno coordinato le operazioni di allestimento. Il recupero dei cannoni è stato curato con la supervisione della Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali, e con il supporto specialistico di unità della Capitaneria di Porto, dell’Arsenale e della Brigata Meccanizzata “Aosta”.
Da una prima analisi sul cannone è stato rilevato uno stemma borbonico che lo farebbe attribuire alle batterie navali del Regno delle due Sicilie che, poco prima dell´Unità d´Italia, batteva bandiera su gran parte del naviglio italiano, con oltre 9800 bastimenti di cui un centinaio, incluse le unità militari, erano a vapore. Lo Stretto durante la spedizione garibaldina era pattugliato dalla flotta borbonica ed erano presenti anche navi da guerra francesi, inglesi e sarde.
I tre cannoni recuperati a Faro sono comunemente conosciuti come i “cannoni di Garibaldi”, attribuendo la loro presenza al campo ivi allestito dalle truppe garibaldine difeso con numerosi cannoni posti in batteria, per la testa di ponte per lo sbarco dei Mille in Calabria.
