Si scopre scultore ligneo a 62 anni, arrivando in breve tempo a esporre per Paratissima
di Edoardo Demo
Cosa distingue l’artista dall’artigiano? “I grandi maestri del Rinascimento venivano chiamati artigiani, non artisti. L’evoluzione dell’arte ci ha poi aiutati a comprendere meglio e qualificare chi sia un’artista e chi un artigiano. L’artigiano può creare cose bellissime, sofisticate, ma non produce un’emozione. L’artista, invece, per mezzo del suo gesto creativo, suscita un’emozione a chi osserva. L’arte nasce, dunque, per creare emozioni. Questa è la grande differenza che li distingue”. Con queste parole risponde Vincenzo Zito, parrucchiere proprietario di un moderno salone in Piazza Arturo Graf a Torino che, nel 2020, costretto a sospendere l’attività a causa della pandemia da Covid, scopre la propria vocazione artistica: la scultura lignea.
L’inizio avviene quasi per gioco, come sostiene lo stesso Enzo (così lo chiamano amici e parenti), “Era un modo di riempire il vuoto delle giornate lasciato dal Covid”. Con grande sorpresa il parrucchiere si accorge di avere qualcosa da dire attraverso l’arte. Da quel momento conduce sempre più esperimenti: raccoglie delle cortecce “morte” incontrate nelle sue passeggiate per i boschi delle colline torinesi, le porta in laboratorio, ne plasma la forma e ridà loro vita rendendole opere d’arte. Vincenzo non si ferma alle realizzazioni e decide che le sue sculture possono e devono essere esposte poiché “l’arte va fatta per essere condivisa”. In un percorso che dura da ormai sei anni, Zito crea più di cento opere e dalla prima mostra a Cambiano nel 2022, arriva, tre anni dopo, ad esporre in una delle fiere d’ arte contemporanea italiana indipendente più famose: Paratissima.
Una formazione tra le botteghe siciliane
Vincenzo Zito nasce il 4 maggio del 1957 in Sicilia, a San Teodoro, un borgo a 1500 metri di altezza nell’entroterra messinese. La vita rurale del paese porta il giovane Vincenzo a frequentare le botteghe dove si acquisiscono le conoscenze di diversi mestieri, dove si cerca la propria strada: fabbri, falegnami, muratori, idraulici, ma anche barbieri. L’esperienza in questi luoghi diventa la base tecnica per il suo attuale impegno artistico. Enzo apprende i lavori manuali più disparati come girare il cemento, usare uno scalpello o un martello.
Vincenzo giunge a Torino nel 1976, all’età di diciannove anni, dopo un viaggio di ventiquattro ore in treno, in cui attraversa tutta la penisola. L’uomo ricorda il momento del suo arrivo come “un tranquillo mattino di inizio autunno”. Il primo incarico che trova è nel salone di Angelo Calascibetta, suo primo datore di lavoro e successivamente anche socio. Nel capoluogo piemontese matura varie esperienze: fonda una scuola di parrucchieri assieme ad alcuni colleghi, apre una profumeria e anche un circolo ricreativo. Il luogo in cui decide di investire tutto è il salone di cui è socio con Angelo e che decide di rilevare completamente per rinnovarlo assieme al figlio Federico, anche lui parrucchiere, e la moglie Maria. L’attività, anno dopo anno, è ben consolidata nella città e la clientela non viene mai a mancare, ma la chiusura degli esercizi commerciali dovuta alla pandemia, purtroppo, colpisce anche il suo negozio (che ora si chiama “Zito Parrucchieri”). E quello che si rivela uno dei periodi più complessi della carriera di Vincenzo si trasforma nel principio di un cammino altrettanto importante della sua vita: la scoperta dell’arte.
Un giorno di quella triste primavera del 2020 Vincenzo nota un vecchio pezzo di legno all’interno del suo spazioso garage di San Salvario (che diventa poi il suo laboratorio). Lo osserva. Lo osserva di nuovo. E di nuovo. E dopo un po’ di tempo sente il bisogno di fare degli schizzi su un foglio di carta. Inizia a creare delle forme, continuando ad osservare quello che all’apparenza sembra essere un oggetto insignificante. Schizzo dopo schizzo, a distanza di giorni, Enzo prende il martello e tenta di riprodurre sul pezzo di legno le stesse forme disegnate. Ecco che sta nascendo la sua prima opera, intitolata “I cinque sensi”.
Il metodo creativo: ascoltare la natura
Per Vincenzo interpretare la scultura significa “saper leggere quello che c’è dentro e ascoltare ciò che la natura ci ha offerto”. Solo in questo modo si può dare vita alla materia. Il rapporto con la terra è fondamentale nel suo processo creativo. Le cortecce le recupera nelle sue passeggiate per i boschi sulle colline torinesi e l’idea nasce nel momento stesso della lavorazione del pezzo. Non prima, perché la natura, secondo lui, “ha già lavorato per noi” e lui, in quanto artista, ha il solo compito di ricercare la bellezza e far rinascere il legno nel racconto della sua vita.
Lo scultore spiega come una delle difficoltà maggiori nel lavorare il legno sia la sua fragilità. Per non danneggiare il frammento Zito si inventa allora uno strumento particolare: un trapano con degli scalpelli rotanti incisi apposta su una valvola da un rettificatore. Questo è l’ attrezzo che gli permette di “eliminare tutto il vecchio, il marcio, senza portare via il sano e il nuovo che deve nascere dal pezzo”. Nelle sue opere la venatura del legno è impercettibile e queste, se osservate con cura, risultano quasi bronzee. In alcune creazioni Enzo utilizza i pigmenti in polvere per capelli per colorarle: essi, infatti, se mescolati con della resina e spalmati sulla scultura, con una pennellata che sfuma tutto quanto, danno colore al legno. Un esempio concreto di come la carriera da artigiano possa influire direttamente nel suo lavoro artistico.
Ogni opera di Vincenzo ha un significato profondo che esprime il suo vissuto e la sua visione del mondo. “La forza dell’amore per la vita si rinnova al di là del tempo, tempo segnato dallo scandire delle ore” è un’opera che racconta la forza vitale di una donna in gravidanza e di un uomo a cui non rimane altro che aspettare i nove mesi prima del parto. Qui l’attesa viene rappresentata da tutti gli strumenti che indicano il tempo nelle varie epoche, come la clessidra, la meridiana, e ci ricorda l’amore infinito che si prova per la vita che sta per nascere. L’uomo non guarda un punto qualsiasi, ma i suoi occhi puntano verso la costellazione dell’orsa maggiore, ovvero l’infinito. La seconda opera che realizza, “Il cobra, la mangusta, nemici quasi amici”, ci offre invece l’opportunità di riflettere sui tempi che stiamo vivendo oggi. I due animali sono posti l’uno sopra l’altro quasi in simbiosi. Così lontani e diversi tra loro, forse non potranno mai essere amici, ma uno accanto all’altro, possono convivere pacificamente senza farsi la guerra.
Da Cambiano a Paratissima
La prima mostra di Vincenzo Zito risale al 2022, a Cambiano, un comune in provincia di Torino, in occasione dell’incontro tra artisti “Cambiano come Montmartre”. Seguono un’esposizione nel suo salone da parrucchiere in “Festa d’autunno”, una nel 2024 nella galleria sottana della chiesa San Filippo Neri, nel pieno centro di Torino e a due passi dal Museo Egizio, una alla Fondazione Giubileo di Corso Bramante, una alla casa d’aste di Corso Regina e, tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre del 2025, la più importante: il Real Collegio Carlo Alberto di Moncalieri in occasione di “Paratissima”. Per partecipare come espositore alla fiera, Vincenzo racconta di aver contattato gli organizzatori dopo aver letto sui giornali la pubblicità dell’evento. La conferma è poi avvenuta per mezzo di una selezione da parte degli stessi, che hanno analizzato le sculture di Enzo scegliendole tra una varietà di opere di diversi artisti. Dopo Paratissima Zito continua a ricevere proposte per mostre che hanno sede in Lombardia e Veneto, ma lo scultore dichiara di non sentirsi ancora pronto per dedicarsi unicamente alla sua arte e, almeno per ora, preferisce continuare a dividersi tra laboratorio e salone.
Vincenzo Zito è dunque la testimonianza di come l’arte possa acquisire dignità in qualunque luogo, età e circostanza. Per il parrucchiere siciliano è stato a sessantadue anni, durante il periodo complesso e surreale della pandemia. Passare attraverso il classico iter accademico, sia chiaro, è legittimo e rispettabile, ma se l’arte è un gesto, una vocazione, una voce che sentiamo dentro, allora riconoscere e valorizzare i percorsi alternativi è altrettanto importante. Si potrebbe fare più di un esempio di artista che sviluppa il suo talento dalla propria esperienza personale (Van Gogh tra tutti), ma sarebbe un paragone azzardato. La lezione che Vincenzo ci restituisce è infatti diversa. Le sue opere d’arte ci ricordano come la semplicità, soltanto apparente, dei lavori artigianali nasconda strade e traiettorie di una portata più grande di quello che possiamo immaginare.
Edoardo Demo
