Messina abbandonata: la chiesa di S. Nicola di Bari a Zafferia

Messina abbandonata: la chiesa di S. Nicola di Bari a Zafferia

Autore Esterno

Messina abbandonata: la chiesa di S. Nicola di Bari a Zafferia

domenica 03 Maggio 2026 - 09:22

Una scultura di Giusy Guglielmo e un testo di Antonio Mangano per la rubrica su 13 tesori nascosti della città. E che rivivono grazie a artisti e scrittori

In foto una scultura di Giusy Guglielmo, testo di Antonio Mangano.

MESSINA – Al centro della scena la “Messina abbandonata”. Un progetto corale nato dalla sinergia tra il Comitato degli Artisti e il Collettivo Messina Scrive per riaccendere i riflettori su tredici tesori del patrimonio locale lasciati all’incuria. Un progetto che Tempostretto sposa: ogni domenica spazio a un tesoro messinese nascosto. Oggi al centro del racconto la chiesa San Nicola di Bari a Zafferia Superiore. Della struttura originaria rimangono i ruderi.

Scultura di Giusy Guglielmo

Il racconto: il Papa e la chiesa di San Nicola di Bari a Messina

di Antonino Mangano

Sisto IV tamburellò le dita della mano sinistra sul bracciolo dello scranno papale. Il mento era appoggiato sulla destra. Soppesava quanto detto dall’uomo in piedi di fronte a lui.
«Questo onore sarebbe un simbolo per la Chiesa, per la Sicilia. Per il vostro pontificato.» «Sapete bene che meritate molti onori», disse il Papa, «Siete il primo tipografo italiano e avete contribuito a diffondere conoscenza, piegando la tecnica alla vostra perizia. Ma perché proprio la chiesa di San Nicola di Bari a Zafferia, in Messina?»
«I culti greco-bizantini persistono nella memoria popolare. San Nicola è caro a questa fede, quanto a noi cristiani…».

«Credete che una soluzione simile appianerebbe i toni tra le due fedi», lo interruppe Sisto IV, «E magari, darebbe alla cristianità l’opportunità di soppiantare i culti orientali nell’area?»
«Non solo per questioni di venerazione del santo, Sua Santità», l’uomo si impettì di orgoglio, gli brillavano gli occhi al ricordo di quanto stava per raccontare. «A Zafferia ci sono opere bizantine sopravvissute all’iconoclastia, la distruzione delle icone sacre voluta da alcuni imperatori d’Oriente: tavole di Santa Sofia con le tre figlie, di Maria Odigitria, di San Nicola.»
Il Papa si sporse in avanti. Il tipografo aveva catturato la sua attenzione. «Ditemi di più», intimò Sisto.
«Da quando papa Urbano VI fu curato da un medico del posto, la chiesa del paese è stata
elevata ad alti onori e si è arricchita di queste opere, conservate dai basiliani.»
«Che Dio non voglia che tutta quell’arte sacra scompaia!»
«Non basterebbe un terremoto a cancellare la forza e la bellezza dell’arte dei bizantini! Essere scampata alla furia distruttrice degli Imperatori d’Oriente di allora ne è la dimostrazione!»
«Motivo in più per beneficiare Zafferia…», Sisto IV, in posa riflessiva, sorrise sotto le dita che ne coprivano la bocca.
«Sua Santità, è il 1475. Avete indetto un Giubileo con la bolla Salvator Noster», il tipografo ardì, «Il 25 marzo sarà Pasqua, ma anche giorno dell’Annunciazione, la Kiriopàsca basiliana. È un giorno mariano, figura a cui siete devoto. È la ricorrenza perfetta per…»
«… Per offrire la Grande Indulgenza a Zafferia, da indire quando la Santa Pasqua coinciderà con l’Annunciazione! La Chiesa farà tesoro del passato basiliano e lo fonderà nell’unità della vera Fede!», Sisto IV era entusiasta e spalancò le braccia, scuotendole in segno di vittorioso sollievo.
«Giovanni Filippo de Lignamine», Sisto IV si rivolse al suo interlocutore con tono soddisfatto, «Siete un uomo pieno di qualità. Adesso tornate a stampare libri! Roma e la cristianità hanno bisogno di voi!».

La concessione della Grande indulgenza a Zafferia


Il testo è una rivisitazione delle origini della concessione della Grande indulgenza di Zafferia. Tra le tre tradizioni note (Urbano VI curato da un medico di Zafferia e per cui il paese fu beneficiato; Sisto IV curato da Giovanni Filippo de Legnamine, con la medesima conseguenza; scambio di lettere tra Paolo III e la parrocchia per il riconoscimento dell’Anno Santo, di cui però non sono mai state trovate prove documentali), è stata scelta quella di Sisto IV, attribuendo a Giovanni Filippo de Legnamine il suo vero mestiere: il tipografo.
Secondo gli studi più recenti sul suo conto, infatti, de Legnamine non sarebbe stato un medico, dunque impossibilitato a curare Sisto IV.

Tuttavia, poiché de Legnamine fu il primo stampatore italiano, ho immaginato che, sotto il pontificato (e regno) di Sisto IV, Giovanni Filippo venisse tenuto in grande considerazione per l’impulso che l’invenzione della stampa diede alla diffusione della conoscenza, ma anche dell’evangelizzazione.
Ho ipotizzato che l’operato di Giovanni Filippo si potesse inquadrare in un’azione del Papato per scalzare l’influenza delle altre fedi, tanto che Sisto IV poteva dimostrarsi riconoscente nei confronti del tipografo al suo servizio.
Questa combinazione di eventi mi ha spinto a scrivere di una vicinanza affettiva di Giovanni Filippo de Legnamine con le proprie radici e, facendo leva sulla riconoscenza del Papa, richiedere l’onore della Grande Indulgenza per Zafferia.
Le icone bizantine nel testo sono un’invenzione storica. A Zafferia, i Cappuccini soppiantarono i basiliani nel Seicento, periodo a cui risalgono opere che si trovano nell’attuale chiesa di San Nicola di Bari, costruita dopo il 1908: una lastra di rame di Santa Sofia e l’altare dedicato alla santa, e un importante dipinto su tavola del XVI secolo.
Della chiesa originaria rimangono i ruderi.

Didascalia: portale sospeso tra passato e immaginazione: la ceramica rievoca ciò che resta della chiesa di San Nicola, mentre le colonne narrano storie scolpite, trasformando la soglia in un racconto senza tempo.

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