Dal calcio al Ponte, passando per l'isola, Messina è città di Guelfi e Ghibellini - Tempostretto

Dal calcio al Ponte, passando per l’isola, Messina è città di Guelfi e Ghibellini

Rosaria Brancato

Dal calcio al Ponte, passando per l’isola, Messina è città di Guelfi e Ghibellini

domenica 23 Giugno 2019 - 08:25
Dal calcio al Ponte, passando per l’isola, Messina è città di Guelfi e Ghibellini

Costruiamo trincee, ci dividiamo in fazioni dimenticando che oltre un muro c'è il mare e gli occhi dell'altro

Caro diario, a volte penso che un giorno costruiremo un muro cento muri, uno per ogni quartiere, per ogni condominio, per ogni giardino e villaggio. Ci bombarderemo d’insulti da un lato all’altro delle trincee di tante “verità assolute”.

Messina sembra la Striscia di Gaza, sembra la nuova patria di Guelfi e Ghibellini.

Siamo l’unica città che con una squadra crollata dalle stelle della A alle stalle della D si divide sui brandelli di quel che resta ed alza le barricate tra chi tra le due società “Acr ed Fc” sia la “legittima erede”. Per poco non vengono chiamati a rapporto esperti di alberi genealogici e studiosi di Dna societario. Già è paradossale che una città di 240 mila abitanti abbia due squadre di serie D, adesso sfioriamo il ridicolo con i messinesi impegnati a fronteggiarsi su quale sia il vero Messina ed additare chi opta per l’altra squadra come Giuda.

Sarà il campo a dire quale delle due spiccherà il volo, ma m’indigna profondamente la guerra tra tifoserie su chi è “più puro giallorosso” dell’altro, su chi ha il diritto di tifare per l’uno piuttosto che per l’altro al grido di “dov’eravate voi mentre noi tifavamo in mezzo a campi sperduti tra polvere e capre”.

Su qualsiasi argomento, mentre Messina muore, i giovani vanno via, le attività chiudono e quelle che provano ad aprire sono uccise dalla burocrazia, invece di unire le forze, le parcellizziamo e chi non la pensa come noi, diventa il NEMICO.

Non vuoi l’isola pedonale in via dei Mille? Non importa se la preferisci da un’altra parte o se vorresti un Progetto organico, se non la vuoi in via dei Mille sei automaticamente un uomo primitivo. Sei d’accordo con una delle 3 mila battaglie del sindaco De Luca? Sei un paesano mezzo fascista, con velleità autoritarie e persino un po’ buzzurro. Ti sei entusiasmato per il nuovo Fc Messina e ti sta simpatico un presidente con la barba che è un mix tra Giobbe Covatta e il modello fustacchione dello spot di Trivago? Allora sei un traditore che Giuda al confronto è un dilettante.

In ogni cosa, dal Ponte all’Atm, dall’ex provincia all’Autorità portuale, dal turismo all’arancino, dal Teatro alla zona falcata, ci contendiamo la verità assoluta.

Non siamo capaci d’incontrarci a metà strada perché la strada la vogliamo tutta per noi. Oltre quella c’è solo la trincea.

Sono a favore dell’isola perdonale nel viale San Martino, ipotesi che ho compreso essere tra le meno gettonate. I 110 commercianti che hanno, con difetti nel comunicare il loro disagio, presentato la petizione per la bizzarra riapertura sperimentale di Piazza Cairoli sono stati lapidati.

Nessuno che si sia chiesto quale sofferenza economica possano aver patito a fronte di un’isola che c’è, ma solo sulla carta, come realtà virtuale, e che non si è tramutata in progetto per qualità della vita. Abito in una zona che un decennio fa doveva avere le piazzette tematiche, diventate, nel silenzio dei sìisolisti, strade chiuse destinate a parcheggi fantasia anche sugli alberi…..

Più che per le isole siamo per gli “atolli” e ognuno vuole la sua isola su misura per motivi strettamente egoistici.

Cambiando tematica, i sì pontisti sono considerati un misto tra discendenti di Attila e complici di stragi animaliste. I sì Pride sono considerati depravati.

Prevale la logica del se non sei con me sei contro di me.

Caro diario, mi sento a disagio in questa divisione manichea.

Adoro il my Cicero e cammino quasi sempre a piedi da anni, sono per isole pedonali scelte con criterio. Cosa sono? M’indigna il verde pubblico nel degrado e sono per l’affidamento ai privati ed associazioni di ex scuole, spazi verdi e ville. Sono una post fascista? Ho apprezzato questa frase di Rocco Arena “dopo la prima squadra ed il settore giovanile, faremo la squadra di calcio femminile”, frase che mi ha aperto il cuore e acceso la speranza. Sono una traditrice? Condivido la battaglia di De Luca per le ex Province e considero un’offesa qui 100 milioni che il governo ha dato per farle sopravvivere sei mesi. Sono una serva di De Luca? Ero no pontista e sono diventata sì pontista. Sono Attila? Sono sì Pride ma non mi piacciono gli eccessi. Sono contro la violenza sulle donne ma sono al fianco degli ex mariti ridotti in povertà e accusati falsamente delle peggiori nefandezze da ex mogli che usano i figli e la legge per fini personali. Non lancio improperi e non considero il nemico chi la pensa diversamente. Ho imparato ad ascoltare. Sul Ponte ho cambiato idea DIALOGANDO con l’altro.

Un mondo di muri impedisce di vedere il mare e gli occhi di chi sta davanti.

Se guardi oltre il muro puoi scoprire che in quegli occhi brilla la tua stella luce.

Rosaria Brancato

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5 commenti

  1. Lei rispetta l’opinione altrui censurando chi le fa notare che 5 anni di fango su Accorinti, ben peggio di quanto fatto dal suo più acerrimo oppositore politico, non possono essere dettati se non da meri fini elettorali a favore “dell’altro”, oppure chi le fa notare che schierarsi al fianco di un sindaco già all’indomani della sua elezione, esaltando tutta la fuffa che ci ha propinato fino ad oggi (dallo sbaraccamento alla differenziata, passando dai servizi sociali), è quanto meno strano. Complimenti sinceri.
    P.S. Frequento lo stadio da 30 anni, in qualsiasi serie. Tiferò per l’FC ma capisco chi tiferà ACR e sono convinto che avere due squadre ambiziose sarà motivo di grande divertimento.

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  2. Cara Rosaria,
    Seguo da tempo Tempostretto ed suoi interessanti interventi.
    In me è subentrato un sentimento di rassegnazione e purtropp non mi sorge alcun dubbio o esitazione: la nostra Messina è una delle città più belle ma purtroppo noi tutti la rendiamo invivibile per via della nostra inciviltà: il problema non è politico ma culturale. Per metterla a posto ci vorrebbe l’esercito H24 a presidiare ogni angolo di una città che amo enormemente.

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  3. Pasquale Messina 23 Giugno 2019 15:37

    Grazie Rosaria per l’ennesimo articolo che rispecchia ciò che veramente siamo.
    Purtroppo non si riesce a vedere al di là di quel muro che sbarra gli orizzonti di una convivenza civile, pacifica ,obiettiva, al di là delle convinzioni politiche .
    Chissà se si riuscirà un giorno a buttare giù quel muro e incrociarsi su ciò che è il giusto per l’interesse della comunità e non del singolo.

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  4. Guelfi e Ghibellini altrove, a Messina partito unico : quello dei “buddaci ” . Nello stendardo della città di Messina ci dovrebbero mettere i due personaggi dei cafon street Mimmo e Stellario

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  5. Nicolò D'Agostino 23 Giugno 2019 19:49

    Ma… penso che aldilà delle parole, manchi la concretezza del FARE. Vivo in maniera costante la realtà Messinese della “Disperazione” e la realtà del Triveneto della “Produzione”. Gli esseri umani del Triveneto sono migliori degli esseri umani Messinesi, o viceversa? No. La differenza sostanziale che io sto constatando con le mia mani è di una mancata evoluzione Messinese delle Arti e dei Mestieri, cosa che è avvenuta da queste parti negli anni 60: gli artigiani sono diventati piccoli e grandi industriali, creando benessere alla collettività. E’ recuperabile? Certo, se i giovani, invece di “andare a Londra a fare i camerieri”, dopo la scuola, o parallelamente, impareranno un mestiere artigianale facendolo poi evolvere in piccola industria. L’agricoltura, il turismo, la trasformazione, gli orafi, i calzolai, i sarti, i meccanici, i lattonieri… Auguri Messina

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