Fa parte del Dna del governo Meloni la tendenza alla forzatura politica. Nel caso della grande opera, la Corte dei conti ha solo confermato contraddizioni evidenti
di Marco Olivieri
La forzatura politica è la cifra stilistica del centrodestra al governo. E non è un caso isolato. Ma rientra nella tendenza mondiale delle destre a dare priorità all’investitura popolare, al voto, piuttosto che alle regole alla base dell’ordinamento democratico. Così si può persino trovare un filo comune tra l’operazione ponte sullo Stretto e i famigerati Centri in Albania per i migranti, voluti dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Il punto di contatto è appunto nell’allergia alle regole. Nell’audace forzatura per piegare l’esistente alla propria volontà politica.
Nel caso del ponte, la Corte dei conti ha solo confermato, con la bocciatura della delibera Cipess e della convenzione con la società Stretto di Messina, un serie di contraddizioni evidenti. Dalla “perplessità” in riferimento all’articolo 72 della direttiva europea 2014/24/UE, che disciplina la modifica di contratti durante il periodo di validità, all’incertezza sul costo complessivo dell’opera. Non a caso, con il giurista Nicola Bozzo, su questo giornale, abbiamo sviscerato numerosi temi che hanno trovato riscontro nella valutazione della magistratura contabile. In primis la riesumazione del vecchio contratto senza una nuova gara d’appalto. Un vero e proprio punto di non ritorno.
E ancora: le modifiche apportate ai contratti originari risultano sostanziali, al punto da configurare le condizioni che “avrebbero attratto ulteriori partecipanti alla procedura di aggiudicazione”. Tra queste modifiche, si evidenziano il cambio radicale nelle modalità di finanziamento, passato da un modello con il 60% di risorse da reperire sui mercati internazionali, senza garanzia dello Stato, a un modello finanziato integralmente su risorse pubbliche. E in più le novità negli indici di aggiornamento del corrispettivo del contraente generale e la riduzione della quota di prefinanziamento a carico del contraente generale, passata dal 15% proposto in gara fino a un limite del 5%.
La mancata nuova competizione e il nodo dei costi del ponte
Da qui la necessità di una nuova competizione concorrenziale. Inoltre, l’amministrazione “non ha fornito la documentazione necessaria per dimostrare che l’aggiornamento dei costi non avesse superato il limite del 50% previsto dalla stessa direttiva, al di sopra del quale una gara diventa obbligatoria”.
L’onnipotenza politica anelata dal centrodestra e la necessità di ripensare il sud
“Nella fretta di intestarsi la più grande infrastruttura del Paese, il vicepresidente del Consiglio Salvini ha trascurato tempi e modi. Soprattutto ha trasformato un’opera concepita per essere realizzata con fondi privati, e una partecipazione pubblica, in una a totale carico della finanza pubblica, senza una seria analisi dei costi”, osserva la senatrice di Italia Viva Dafne Musolino.
Ma c’è qualcosa di più profondo nel comportamento di chi governa: un desiderio d’onnipotenza politica intollerante verso qualunque limite. In questo contesto, i pronunciamenti della Corte dei conti rappresentano un bagno di realtà. Ora si attendono le prossime mosse, mentre domina l’argomento del definanziamento dell’opera. E il vero tema dovrebbe essere ripensare il sud e le sue infrastrutture in un’ottica di cambiamento rispettosa delle regole democratiche. E dei principi di civiltà giuridica.

È storicamente comprovato che le destre hanno sempre imposto il rispetto delle regole per tutti tranne che per coloro che sono al potere. Purtroppo il popolo dimentica facilmente.
Caro direttore come ci mancavano le sue m………… al sud non ricordo che i suoi amici Togliattiani ci abbiano pensato più di tanto negli ultimi decenni in cui sono stati al governo, quindi Salvini a parte mille volte meglio il governo di destra.
Campagna elettorale perenne
Esimio Direttore, La prego di porre fine a questa propaganda politica fastidiosa.
Che la costruzione del Ponte sia improponibile sotto molti aspetti e che si cerchi di forzare su cio’ e’ verissimo, ma che si blateri di “regole democratiche” e “civilta’ giuridica” da parte di un centro-sinistra che e’ portabandiera di intolleranza alla liberta’ di espressione anti-sistema e contro-la-narrazione…non si puo’ leggere.
Non dimentichi che chi sostiene idee diverse da quelle della pseudo-sinistra (Lei forse ha vaghi ricordi della VERA sinistra) viene additato e ostracizzato come “fascista”, “anti-democratico”, “populista”, e gli viene negato di tenere simposi nelle universita’ o di presentare libri nelle fiere librarie.
E non dimentichi il periodo piu’ vergognoso della storia d’Italia, allorquando si misero agli arresti domiciliari gli italiani, negando loro il diritto alle cure, alla salute, AL LAVORO, alle visite ai genitori morenti e a tanto, tanto altro, in violazione PALESE di mezza Costituzione (checche’ ne abbia deciso la Corte Costituzionale allineata), di Trattati Internazionali in tema sanitario (in primis Codice di Norimberga), di Regolamenti UE, di leggi pregresse vigenti, eccetera.
La prego di prestarsi molto meno a fare da megafono di posizioni politiche meramente ideologiche e devastanti per il paese in cui ANCHE LEI vive.
Grazie.
Non vogliono forzare nulla.
Cercano solo lo scontro con le altre istituzioni per delegittimarle perché gli fa comodo elettoralmente ed economicamente.
Sign. Olivieri ,in maniera i”ntellettualmente disonesta”, lei cita l’Albania ma omette volutamente di chiarire l’evoluzione reale del caso Albani a stesso.
I centri vengono citati come “abuso”, ma senza indicare violazioni definitivamente accertate.
Le sa benissimo.che il contenzioso nasceva da interpretazioni giudiziarie divergenti, non da illegalità manifeste del governo.
Adesso ,con il nuovo quadro normativo europeo su Paesi sicuri e procedure di frontiera, quelle stesse interpretazioni oggi non sono più sostenibili. Il legislatore UE ha chiarito ciò che prima era ambiguo. Non era il governo a forzare le regole, ma alcuni giudici a spingersi verso letture ideologiche.
Ma si , buttiamo l’Albania dentro ,non approfondiamo, lasciamo che i soliti “superficiali ” si bevano la dose di sterile propaganda settimanale.
Far passare questo normale riequilibrio istituzionale per “allergia alle regole” non è analisi , è mala informazine.
Per logica, quando l’ideologia prende il posto dei fatti, il giornalismo smette di informare.
Facta loquuntur, non opinione.
Saluti
Purtroppo, non parla dei soldi che si sono spesi e si spendono per il nord, Lei vede solo quelli che potrebbero cambiare il sud e Messina in meglio, ma a Lei non interessa il bene del sud, ma solo una questione politica . Ponte subito, dimenticavo la corte dei conti se non ricordo male nulla ha detto degli sprechi covid e 110 . Chissà perché .
Non si reagisce ad una sentenza con affermazioni a mezzo stampa indicanti presunte opposizioni ideologiche dei giudici.
Si ricorre in appello e si attende il risultato.
È tutto vuoto a perdere così.
Se va bene sei bravo se non va bene accusi la magistratura.
La questione va affrontata su due piani, quello tecnico e quello politico e della comunicazione che non è secondario perché il cittadino medio non ha modo e tempo di informarsi di tutto e loro lo sanno.
Il loro è un atteggiamento con ripercussioni gravi e tangibili non un esercizio di libertà comunicativa.
I tecnicismi in comunicazione servono solo in fase di confutazione non di creazione del consenso che come è chiaro oramai i basa sul concetto di “colpa altrui”.
Meccanismo che i bambini conoscono benissimo, altro che superficialità.