Concerto sinfonico solo per anime e cuori

Concerto sinfonico solo per anime e cuori

Rosaria Brancato

Concerto sinfonico solo per anime e cuori

domenica 02 Dicembre 2012 - 07:50

Quando si vuol colpire un popolo si taglia sulla cultura, sull'arte, sulla scuola. Invece è proprio quello il cibo che fa alzare in piedi e dà la forza per ricostruire. Voglio dire grazie agli Orchestrali del Vittorio Emanuele per aver illuminato un palcoscenico buio e non aver spento la speranza.

Venerdì sera l’ Orchestra del Teatro Vittorio Emanuele ha suonato solo per me. Non è andata proprio così, ma a me piace pensarlo. Hanno suonato il Preludio della Traviata, ma non erano sul palco, erano nel foyer. Non erano in smoking, ma con i jeans, i maglioni. Non era un concerto d’inizio stagione, ma l’inizio della puntata di Malalingua dedicata al dramma della cultura che muore nell’indifferenza, ed io non ero in sala, al Vittorio Emanuele, ma nello studio televisivo di Tcf collegato in diretta col Teatro. Eppure, non appena la musica è iniziata a vibrare io non ero più in uno studio,sono stata catapultata al centro dell’Universo e ne facevo parte e non ho visto né sentito più nient’altro. E’ una magia che accade sempre allo spettatore e non importa se sei in un Teatro, a La Scala o in uno scantinato, se sei in abito da sera o in tuta da ginnastica, appena si apre il sipario o senti il lieve tocco della bacchetta del maestro inizia l’incanto ed entri nella Traviata. E’ quel che succede quando si assiste ad un’opera d’arte e pensi davvero che quell’orchestra stia suonando solo per te, quell’artista stia parlando a te, Mozart, Verdi o Pirandello abbiano scritto quelle note, quelle pagine, quegli spartiti, solo per te, per parlare alla tua anima. Tu stai seduto nella poltrona del Teatro, si spengono le luci e in pochi secondi non sei più lì e non sei neanche più da solo, sei semplicemente parte di tutto. Ecco perché l’’orchestra del Vittorio Emanuele, diretta dal maestro Giuseppe Paratore, ha suonato solo per me. Succede ogni volta che assisto ad uno spettacolo, o entro in Museo. Mi siedo sulla poltroncina e sento quell’odore tipico di tutti i teatri del mondo, inconfondibile, sento quei rumori dietro il sipario, ascolto la voce “tra 5 minuti inizia lo spettacolo, prego accomodarsi in sala” e mi viene una specie di emozione perché è come se sta per arrivare un ospite speciale a casa tua e non vedi l’ora di abbracciarlo. Quindi, scusatemi se dico che ieri l’Orchestra del Vittorio ha suonato solo per me, lo avrei detto comunque. Non sappiamo se e quando quell’Orchestra potrà suonare davvero sul palcoscenico del Vittorio, se ci sarà una stagione, in questo lungo inverno di una crisi che sembra non dover finire mai. Quando si taglia, o si vuol colpire un popolo, si inizia dalla cultura,dall’arte, perché si pensa sia “superflua”., si pensa che se ne possa fare a meno. Invece penso che sia una cosa “scientifica” che viene fatta per l’esatto contrario, perché ci sono cose che ti aiutano a volare e hanno fatto alzare l’umanità, che camminava a quattro zampe, sui due piedi e gli hanno insegnato a guardare in alto. Penso ai tagli alla scuola. Se togli ai giovani la capacità di pensare e creare, se gli togli gli strumenti per crescere li hai fatti schiavi ed un popolo di schiavi è quel che piace al potere. Allo stesso modo se uccidi la cultura colpisci l’anima di una città. E’ vero che per vivere abbiamo bisogno di pane, ma il cuore palpita solo quando c’è qualcosa che lo fa vibrare. Io ho una memoria a km zero, nel senso che dimentico tutto, fatto questo che ritengo sia fonte di felicità, ma proprio ieri ho ricordato l’emozione che ho provato nel vedere Marianna Ucrìa scritta da Dacia Maraini e sentir passare la “piccola mutola accanto a me”. Son passati decenni ma l’emozione è ancora viva, come ricordo il Jesus Christ Superstar che Massimo Piparo fece a Messina prima di portarlo nel mondo, le tragedie greche di Siracusa, le opere liriche, i Momix. Ricordi impalpabili ma che restano. La cultura non è pane, ma porta pane e soprattutto è quel cibo che proprio nei momenti più bui ti aiuta a sentirti uomo e non solo un corpo che sopravvive. Nei momenti più duri ripenso alle frasi che mi hanno scolpito gli autori che ho più amato,, mi viene in mente una poesia di Garcia Lorca, ripeto a memoria “Ci sono anime che hanno”, cito Marquez, i testi di Ligabue, mi sento come “Il guerriero della luce” di Coelho e ne ripasso le pagine per trovare la forza. Avete mai provato nei giorni neri ad ascoltare i Carmina Burana in auto a tutto volume ? Bè, provatelo, ti sembra che Dio sia seduto accanto a te e ti dica di mettere la freccia o fermarti al semaforo rosso. La cultura è quella vita che non è fatta di corpo ma lo disseta. Quando si fanno gli elenchi strani, tipo le 10 cose per cui vale la pena vivere o quelle che faresti prima che la profezia dei maya si avveri, ognuno di noi può anche mettere al primo posto la pasta al forno della mamma o la granita caffè con panna ma prima o poi c’è quel verso che ti resta nelle ossa, quello scrittore che hai amato da bambino, quel film che ti ricorda il primo amore. Se io avessi pochi giorni dalla fine del mondo rileggerei in una notte Cent’anni di solitudine e tutto Marquez, le poesie di Lorca e Neruda, riascolterei Va’ pensiero. Poi vorrei salire sul palco con Vasco Rossi e cantare con lui “Ogni volta” e gli direi che la canto meglio io. Sono matematicamente certa che abbia scritto le sue canzoni per me, ed hanno scandito la mia vita. Abbiamo l’abitudine di essere grati al fornaio che fa il pane e al medico che ci salva la vita. Non ringraziamo mai chi ci ha reso la vita bella, chi ci ha fatto capire “perché” l’amiamo tanto quando non riuscivamo a dire le parole esatte. Non diciamo mai grazie a chi ha dato un senso alla nostra singola vita nel momento in cui noi stessi non ci riuscivamo. A 16 anni ho passato un sabato pomeriggio intero a leggere “Un Uomo” di Oriana Fallaci, dicendo al mio fidanzatino dell’epoca che dovevo studiare. Non ricordo più chi era il fidanzato di allora, ma dopo quasi 30 anni ricordo ancora esattamente le sensazioni provate e come Alekos Panagulis rispondeva gioioso al telefono dopo essere stato sepolto vivo per mesi in una cella grande come una tomba. Ognuno ha un suo angolo segreto, una nota, un quadro, un libro, una pagina. Non ho mai detto grazie a Verdi e neanche a Mameli , anche se ogni volta che sento l’Inno mi viene voglia di alzarmi in piedi, non ho mai detto grazie a Pirandello o Hemingway o Ionesco però oggi ho l’occasione per dir grazie agli Orchestrali del Teatro Vittorio Emanuele, che non prendono lo stipendio da mesi, sono precari da anni e non sanno da domani cosa succederà di loro. Voglio dirgli grazie perché ancora una volta, senza palco, senza smoking, senza abbonamento, sono riusciti a farmi sentire felice e immensamente viva anche quando non c’è motivo di esserlo.

Rosaria Brancato

10 commenti

  1. antonio barbera 2 Dicembre 2012 10:15

    Ti ringrazio per aver dedicato l’articolo ad ognuno di noi :la Cultura è vita.

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  2. Gentilissima Dott.ssa Brancatro. Ho lette e riletto con molta attenzione il Suo articolo e, con onesta, debbo dirle che ne ho apprezzato, non solo il contenuto, ma il messaggio che ha inteso inviare ai lettori di Tempo stretto. So che cosa è la musica, avendo avuto in casa con tre nipoti, tutte donne, due dei quali docenti di pianoforte al “Corelli” di Reggio di Calabria mentre la più piccola, Maure, che forse gli orchestrali del Vittorio Emanuele, conoscono, suona il violino La casa di mia sorella, da giovane, era una armonia di gioia, si serenità e di umanità. Questo è ciò che la musica ci dava ed era suonata in tutte le stanze. Purtroppo una delle nipote se ne andata portando con se il mio cuore ed il mio infinito affetto. Lotto da tempo per una società che guarda il prossimo meno abbiente con umanità ed affetto, ma le mie prediche rimangono sempre inascoltate. Ed allora mi rivolgo a Lei. Porta la “Nostra musica” sul davanzale di “Casa Serena” affinché tutti si commuovono e, tutti insieme, tentiamo di dare serenità a questo vostri nonni e, per me, coetanei. Adottiamo uno di loro ed apriamogli un conto corrente dove obblighiamo, hai letto bene, obblighiamo questa massa di nostri deputati regionali, nazionali ed europei, che almeno una volta nella loro vita di politica incalliti, di fare una azione benefica a favore del prossimo che soffre versando nel conto corrente due mensilità della loro, generosa, retribuzione mensile guadagnata non col sudore, come gli onesti lavoratori si guadagnano il loro quotidiano salario. Apriamo a tutti di contribuire a salvare “Casa Serena” ed al PD di versarci il contributo che pagano i partecipanti alle primarie ed all’onorevole Crimi, per che l’avesse dimenticato, deputato messinese del PDL di origine e segretario amministrativo del partito di dire a Berlusconi che a Messina ci sono 110 nonnini che soffrono e che, sperono , di essere da Lui beneficiati facendo così. Io mi propongo a fare, gratuitamente, il contabile. tornare il sorriso nel loro viso. Ed allora vedrà, dottoressa Brancato, chela musica tornerà, e per sempre a suonare nei nostri cuori.

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  3. ART.21. COSTITUZIONE. Cara Rosaria BRANCATO, il latino aiuta a essere sintetici, troppe parole al vento, comprese le mie, mentre questa città sprofonda nell’oblio. Sarò ancora più spietato nei miei commenti, lo devo ai nostri giovani, cui dobbiamo restituire la speranza. Chi lavora nel PUBBLICO ha responsabilità ancora più grandi, non mi riferisco solo ai dirigenti e alle posizioni apicali, ma a tutti i messinesi di Palazzo Zanca,categoria A compresa, che devono recuperare produttività e lealtà al Municipio,la casa delle genti di Messina. Fidem qui perdit, perdere ultra nihil potest, CHI PERDE LA FIDUCIA, NON PUO’ PERDERE NULLA DI PIU’. Beneficium accipere, libertatem est vendere, ACCETTARE UN BENEFICIO EQUIVALE A VENDERE LA LIBERTA’. Infidum hominem malo suo esse cordatum, L’UOMO CHE NON SI ILLUDE E’ ASSENNATO A SUO DANNO.

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  4. grazie agli orchestrali del Vittorio …. uno dei vanti della città che non ha solo negatività , anzi ha mille potenzialità !!

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  5. Rosaria, sei riuscita a commuovermi. Sei Bravissima.

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  6. giriamo e rigiriamo sempre sullo stesso problema,che tutti sanno
    ma fanno finta di non saperlo…
    l’origine di tutti i problemi che affliggono la Citta’…?
    politicanti da quattro soldi….e lecch….di turno….
    più’ una accozzaglia di esseri..che intendono condizionare la
    Citta’dal punto di vista economico,politico e sociale…
    la soluzione..? rivoluzione stile Libia……

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  7. CMPLIMENTI VIVVISSIMI A ROSARIA BRANCATO PER IL MIRABILE E COMMOVENTE ARTICOLO!

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  8. SEI VERAMENTE BRAVA, COMPLIMENTI.
    Il guaio è che questa città da troppo tempo è in mano a chi ha come massimo ideale, arraffare un pò di soldi per comprare più regali possibili all’amante, in modo che gliela dia senza troppe storie.

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  9. Catone il Censore 3 Dicembre 2012 16:22

    Grazie per aver esternato, anche per tutti noi, le immagini e gli stati d’animo che nascono dall’ascolto delle cose belle della vita, che qualcuno, tanto tempo fa, in una indimenticabile canzone definì “Emozioni”!

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  10. Grazie, grazie, grazie per questa stupenda dedica cara Rosaria, mi sono commossa anch’io…e soprattutto ringrazio gli Orchestrali del Teatro Vittorio Emanuele: potrebbero cambiare la vita dei ns giovani! L’Ocse dice che 24 Paesi in Europa hanno aumentato le risorse per la cultura; in Italia invece, soltanto insieme all’Estonia ,si tagliano … Le voci di spesa dell’Istruzione e della Sanità, cioè i settori in cui si curano la mente e il corpo, vengono sacrificate sull’altare dello spread…i giovani che costituiscono il futuro e gli anziani che sono gli anelli più deboli, subiscono maggiormente le conseguenze di questa maledetta crisi.

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