Delitto di Letojanni, al processo irrompe... l'Università

Delitto di Letojanni, al processo irrompe… l’Università

Alessandra Serio

Delitto di Letojanni, al processo irrompe… l’Università

giovedì 20 Aprile 2023 - 08:25

Ecco cos'è accaduto alla prima udienza del processo per la morte di Massimo Canfora. In aula moltissimi studenti

MESSINA – Prima udienza in un clima inusuale al processo per l‘omicidio di Massimo Canfora, il netturbino di Letojanni ucciso nel suo appartamento il 18 agosto dello scorso anno. La Corte d’Assise che ha ospitato l’udienza, infatti, ad un certo punto si è riempita: a seguire le testimonianze c’erano diverse decine di laureandi di UniMe (qualcuno ne ha contati 200) col docente che aveva scelto il caso per mostrare loro i risvolti dibattimentali di alcune questioni giuridiche.

Una udienza “affollata”

Tutto secondo le regole, ma ad un certo punto Feres Bayar, che seguiva anche lui le deposizioni dei testimoni dalla gabbia degli imputati, ha chiesto una pausa e ha pregato il suo difensore di avvicinarsi. “Avvocato, questi studiano su di me?”, ha chiesto a Giovanbattista Freni il ragazzo.

Il legale sta perciò valutando di chiedere che la prossime udienza, fissata a maggio, venga svolte a porte chiuse.

Gli studenti universitari hanno potuto assisitere allo scambio di battute tra Accusa, rappresentata dal pubblico ministero Alessandro Liprino, la difesa e i giudici della Corte d’Assise. La questione giuridica sul tavolo, quella che interessava anche i laureandi, riguarda la possibilità per il giovane, che la notte del delitto aveva compiuto 18 anni da una manciata di giorni, di poter accedere al rito abbreviato, per rischiare una pena meno dura dell’ergastolo.

Sconto di pena?

Feres Bayar è accusato di omicidio aggravato dalla crudeltà. Proprio l’aggravante impedisce di accedere al rito alternativo e la Corte ha detto no alla richiesta dell’avvocato Freni. Si è però riservata di tornare a valutarla una volta completata l’istruttoria dibattimentale, una volta sentiti tutti i testimoni convocati cioè. In particolare, tra questi, lo psichiatra Sergio Chimenz e la piscologa Noemi Vetrano. Per la difesa sono fondamentali per approfondire le condizioni del giovane, che quella notte potrebbe essere stato gravemente intossicato dalla cocaina e dall’alcool, che aveva consumato con la vittima e un altro amico. Stato di intossicazione che, secondo il legale, ne avrebbe alterato le normali capacità.

0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Premi qui per commentare
o leggere i commenti
Tempostretto - Quotidiano online delle Città Metropolitane di Messina e Reggio Calabria

Salita Villa Contino 15 - 98124 - Messina

Marco Olivieri direttore responsabile

Privacy Policy

Termini e Condizioni

info@tempostretto.it

Telefono 090.9412305

Fax 090.2509937 P.IVA 02916600832

n° reg. tribunale 04/2007 del 05/06/2007

Questo sito è associato alla

badge_FED