I membri del Pinelli evitano il processo per l’occupazione del Teatro in Fiera, ma continuano con le proteste - Tempostretto

I membri del Pinelli evitano il processo per l’occupazione del Teatro in Fiera, ma continuano con le proteste

Ale. Serio. - E.Corace

I membri del Pinelli evitano il processo per l’occupazione del Teatro in Fiera, ma continuano con le proteste

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lunedì 17 Marzo 2014 - 10:02

Le denunce notificate ai dieci attivisti del Pinelli per l’occupazione del Teatro in Fiera, sono state archiviate. Tra le motivazioni l’impossibilità di contestare alcun reato a tutta la gente, dagli attivisti ai semplici spettatori, che nei mesi hanno affollato il Teatro in Fiera. Il Pinelli, intanto, è impegnato sul fronte dei beni comuni e la lotta ai tir e al monopolio nell’attraversamento dello stretto.

I dieci attivisti del Pinelli identificati e denunciati per l’occupazione del teatro in Fiera non subiranno processo, nessuna accusa è stata contestata loro. Il giudice per le indagini preliminari Daniela Urbani ha archiviato l’indagine, come richiesto dallo stesso pm titolare degli accertamenti, il sostituto procuratore Diego Capece Minutolo. Impossibile infatti, secondo entrambi, identificare esattamente chi ha dato luogo all’occupazione, così com’è impossibile contestare alcun reato alla moltissima gente, dagli attivisti ai semplici spettatori, che nei mesi hanno affollato il Pinelli per partecipare alle numerose attività culturali e sociali che si sono tenute.

Il provvedimento di archiviazione chiarisce anche un altro punto importante: “i sopralluoghi delle Forze dell’Ordine e sgombero sono stati effettuati per lo stato di pericolosità dei luoghi”. I 10 pinellini denunciati sono stati assistiti da un team di avvocati tra i quali Carmelo Picciotto, contattato per la conferma dell’archiviazione.

Il Teatro in Fiera – ribattezzato in quell’occasione Pinelli – fu occupato il 15 dicembre del 2012 al termine di una manifestazione antifascista, da attivisti della rete antifascista che aveva dato vita all’iniziativa in polemica con le autorizzazioni concesse per un evento regionale di Forza Nuova a Messina. il 14 Febbraio 2013 fu sgomberato e a dieci attivisti recapitati degli avvisi di garanzia in cui venivano contestati i reati di invasione di ufficio, deturpamento e imbrattamento e apertura abusiva di luoghi pubblici in concorso. Infine, questo procedimento è stato archiviato e tra le motivazioni dei giudici riecheggia anche una lamentela più volte espressa dagli attivisti del Pinelli: l’impossibilità di individuare e attribuire la responsabilità dell’occupazione del Teatro in Fiera e le attività che vi sono state svolte a sole dieci persone a fronte di centinaia che in vario modo, l’hanno popolato ed attraversato. Dopo l’occupazione dell’ex Casa del Portuale e il successivo sgombero avvenuto il 19 Gennaio – in cui sono state notificate altre quattro denunce- il Teatro Pinelli è nuovamente diventato “itinerante”, rendendosi protagonista di diverse ZTL – acronimo ironico di “zone temporaneamente liberate – l’ultima delle quali ha portato all’occupazione della Casa dello Studente, in concerto con i membri del Collettivo Unime. Gli attivisti del Pinelli continuano a supportare l’occupazione dello studentato e molte attività del teatro- come i laboratori- sono state trasferite momentaneamente nello stabile di via Cesare Battisti. Una delle azioni precedenti all’occupazione dello Studentato è stata l’apertura – il giorno successivo allo sgombero – del Teatro Vittorio Emanuele. In quell’occasione si tenne una nutrita assemblea cittadina sul futuro dell’ente. Oggi, dopo la notizia del congelamento dei fondi regionali anche per la cosiddetta mini-stagione di Primavera, il Pinelli continua a seguire con la massima attenzione le sorti del Teatro Storico della città.

“La nostra lotta è rivolta, soprattutto, alla salvaguardia della cultura a Messina – dichiara l’attivista Massimo Cammarata – per questo motivo guardiamo con grande apprensione ed interesse le sorti del Teatro Vittorio Emanuele. A questo proposito abbiamo in mente diverse azioni di sensibilizzazione e rinnoviamo il nostro appoggio alla lotta degli Orchestrali”. E c’è chi, come l’attivista Giulia Giordano, non esclude di rientrare – e questa volta in modo “più duraturo”- nel Teatro, per ridare vita al palco da troppo tempo vuoto.

Figlio della nuova logica dei Beni Comuni, sancita con la Costituente nel Teatro Valle Occupato di Roma, il Pinelli parteciperà attivamente al forum sui beni comuni – che darà il via ai lavori del Laboratorio – previsto a Messina i primi di Aprile, mentre già a fine Marzo qualche esponente rappresenterà il Teatro alla Costituente dei Beni Comuni di Napoli.

Intanto, però, il Pinelli, insieme al resto del Comitato Stop Tir, è impegnato ad organizzare la manifestazione di protesta contro l’annoso problema dei mezzi pesanti in città. Il corteo, previsto per il 29 Marzo, è realizzato “contro il passaggio dei tir, i monopoli privati e il saccheggio del territorio”.

6 commenti

  1. Hombre de barro 17 Marzo 2014 11:03

    ecco come attua “LA GIUSTIZIA” verso i potenti figli di papa’ della sinistra messinese:
    Altri x molto meno sono in carcere da tempo…

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  2. La solita buffonata perché i figli di papà in questa città godono di protezione ad ampio raggio.

    Così questa banda di peppapigghini in salsa anarcobaciperugina NON RISPETTA NESSUNA REGOLA,
    HA I SUOI PROTETTORI NELLA GIUNTA,
    ESERCITA COMMERCIO SENZA DOVER PAGARE NESSUNA TASSA,
    non ha problemi di tares o di tasi e NEMMENO DI SIAE.

    INUTILE AMMANTARE LE LORO IMPRESE DI DEMOCRAZIA E CULTURA. Sono il braccio “armato” di Accorinti, il supporto di tutte le sue megalomanie hippy da piccoloborghese che sogna di fare la rivoluzione mettendo fiori nelle canne.

    Quella del teatro vittorio emenuele è solo l’ultima chicca. Prima danno le chiavi ai Pinellini per occuparlo, poi si dolgono se non arrivano i soldi da Palermo PER LA “MINISTAGIONE”.. (che ridere.. un teatro che fa una programmazione di un mese…., manco un cineforum di parrocchia fa questo).

    Questa città era già morta, adesso la stanno cremando, e poi faranno la manifestazione contro i “monopoli privati”…..

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  3. Ecco perchè in italia la gente fa quello che vuole.. questo vuol dire che si legittima le persone a fare i loro porci comodi senza rispetto dell’autorità.

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  4. quindi chiunque è autorizzato ad occupare e scroccare impunemente beni pubblici vari?? Bene bene, prendo atto che Messina è proprio alla frutta e se lo merita

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  5. Signori commentatori,
    Gentili reazionari,

    Il Teatro Pinelli non è un locale. Il Teatro Pinelli non fa pagare biglietti. I contributi, per lo più liberi, non vanno a costituire un fatturato informale; ma vengono usati per rimborsare le spese degli artisti e, quando va bene, per comperare i materiali necessari al restauro dei luoghi occupati. Restauro, in verità, che si basa in massima parte su materiali riciclati. Le serate più riuscite del Pinelli consistono in un paio di centinaia di euro e, più spesso, di meno. L’obiettivo è non rimetterci.

    Inoltre chi avrebbe “esercitato commercio”? E’ commercio vendere birre a prezzo di costo? O fare aperitivi autoprodotti che vengono venduti a prezzi ridicoli e, spesso, regalati a chi non ha soldi?

    Cercate di capire che il Pinelli non ha nulla, ma proprio nulla, a che vedere con quella che è la vostra idea di locale pubblico. Il Pinelli, piuttosto, è uno spazio pubblico, rigorosamente non commerciale, che NON PRODUCE REDDITO e CHE HA FUNZIONI UNICAMENTE SOCIALI E CULTURALI.

    Che non vi piaccia la socialità che si rinviene al suo interno, è un problema vostro. Anche a noi, in linea di massima, non piace la socialità dei locali a cui lo paragonate continuamente. In generale, potremmo dire che non ci piacciono molto di voi. Quelli, per essere chiari, con un portato culturale piccolo-borghese, anti-intellettualistico e privatistico estremamente pronunciato.

    Ultima nota: i denunciati appartenevano a una pluralità di classi sociali e nessuno dei familiari risulta affiliato a quello che, con gergo mutuato da Gian Antonio Stella e Beppe Grillo, chiamate talvolta “poteri forti” e “casta”. Al contrario, molti dei denunciati vengono da famiglie che, con un lessico questa volta antiquato ma a noi assai caro, potremmo definire proletarie.

    Insomma, noi e voi siamo mondi che non comunicano, d’accordo. Ma almeno vogliate smetterla di dire castronerie.

    Cordiali saluti.

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  6. dico solo che la legge a MESSINA non ce vedi chi occupa alloggio popolare abusivamente allora la legge non e uguale x tutti vergogna vergogna e ancora vergogna e il blocco stradale vergogna

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