Il figlio Maurizio Licordari ne traccia il ricordo
Sono passati dieci anni da quando Messina ha dato l’addio a Mino Licordari, uno dei suoi volti più noti e amati. Avvocato e giornalista di razza, Licordari ha segnato un’epoca nell’informazione locale, lasciando un vuoto che, a distanza di un decennio, appare ancora incolmabile. In occasione di questo anniversario, il figlio Maurizio ha voluto affidare ai social un ricordo intimo e commovente, una lettera aperta che testimonia l’affetto e l’eredità lasciata dal padre.
Un ricordo vivo nella gente
Maurizio Licordari inizia la sua dedicatoria contando i giorni trascorsi: “Dieci anni. 3650 giorni. Anzi 3652, contando i bisestili”. Un calcolo preciso che sottolinea la costanza di un’assenza che si fa presenza quotidiana attraverso il ricordo degli altri. “Non ne è passato uno”, scrive Maurizio, “senza che qualcuno, in strada, ci raccontasse qualcosa di te. Un aneddoto, un ricordo, una battuta. Un programma, uno slogan, una sigla. Tutti hanno conservato qualcosa”. Queste parole restituiscono l’immagine di un uomo che, attraverso la sua professione e la sua umanità, era entrato nelle case e nei cuori dei messinesi, lasciando un’impronta indelebile.
L’eredità familiare
Ma il ricordo di Mino Licordari non vive solo nella sfera pubblica. “Neanche uno”, continua il figlio, “senza che noi, a casa, ricordassimo un tuo insegnamento, un tuo consiglio, una tua frase, una piccola lezione”. La lettera rivela una dimensione più intima, fatta di valori trasmessi e di una saggezza quotidiana che continua a guidare la famiglia. È questa persistenza del ricordo, sia pubblico che privato, a far dire a Maurizio: “Sarà per questo che ti sentiamo ancora qui. Vivo, nei ricordi di tutti noi. Che in qualche modo, andiamo avanti”.
La lezione dello “scalatore”
Il cuore della lettera è dedicato a una metafora tratta da una passione condivisa: il ciclismo e il Giro d’Italia. Maurizio ricorda la frase del padre: “È difficile, ho capito, ma è possibile”, e la massima: “Testa bassa e pedalare”. Mino Licordari amava gli “scalatori”, quei ciclisti che fatica dopo fatica affrontano le vette più dure. Maurizio ne traccia un ritratto che sembra calzare a pennello anche alla figura del padre: “Poca gloria, ma una certezza: di loro nessuno si dimenticava. Che alla fine, più della vetta, conta il cammino. Come lo affronti, chi ti trovi accanto, quanto sorridi, anche di fronte alle difficoltà”.
È un insegnamento di vita: l’importanza dell’impegno, della resilienza, della capacità di godersi la strada e di lasciare un segno, “piccolo o grande che sia”. Esattamente “come hai fatto tu”, chiosa Maurizio, rivolgendosi direttamente al padre.
Un vuoto incolmabile
“Non possiamo sapere cosa c’è dall’altra parte”, scrive Maurizio, “Ma sappi che da questa, manchi a tutti. Tantissimo. Oggi come ieri. Anzi di più”.
Il ritratto di un uomo che ha saputo unire professionalità e umanità, diventando un punto di riferimento per la sua comunità. A dieci anni dalla sua scomparsa, il ricordo di Mino Licordari resta vivo e continua a pedalare nel cuore di tanti messinesi.

Un caro collega, una persona perbene, un amico. Sono lieto di ricordarlo