Il caso Cuffaro la punta dell'iceberg di un 2025 segnato da indagini e crisi della politica regionale. Ma manca l'alternativa
di Marco Olivieri
SICILIA – La Regione siciliana che disastro. E che disastro la sanità. Questo è stato un anno d’inchieste giudiziarie con al centro, tra gli altri, il nome eclatante di Totò Cuffaro, con il parlamentare di “Noi moderati” Saverio Romano e di altre sedici persone. Il tutto senza dimenticare, in altri ambiti, le indagini che investono il presidente dell’Ars Gaetano Galvagno e l’assessora regionale Elvira Amata.
Nel primo caso abbiamo evidenziato la maledizione di una sanità da commissariare in Sicilia. Da togliere alla Regione e affidare al governo centrale. Intanto a livello nazionale è grande l’allarme per un sistema sanitario che arretra ogni giorno di più. E non si può dimenticare, nell’isola, lo scandalo dei referti istologici in clamoroso ritardo a Trapani e la morte dell’insegnante Maria Cristina Gallo. Anche questo ha caratterizzato il 2025.
E, ancora una volta, ribadiamo quanto abbiamo già sottolineato: sul piano giudiziario vige la presunzione d’innocenza e le valutazioni spettano ai magistrati. Ma sul piano della responsabilità politica questo centrodestra ha enormi colpe e meriterebbe d’affondare.
La responsabilità politica, sia chiaro, è qualcosa che prescinde pure dagli atti finali di un processo. Da Tangentopoli in poi la politica ha sempre di più perso di credibilità. E non saranno i giudici a risolvere il problema. Occorre far sì che le classi dirigenti si tengano al riparo, nei comportamenti quotidiani, da qualsiasi ombra nel segno della discrezionalità. Quindi, cari politici, sul versante della responsabilità politica, meritate di andare a casa.
Dalla sanità lottizzata alle mance elettorali e gli scambi di potere: Sicilia imprigionata
Il sistema della lottizzazione e dell’ingerenza partitica in ambito sanitario è marcio. Il sistema delle “mance elettorali” e degli scambi di potere tra politica e imprenditoria è marcio. Il tutto a prescindere dagli aspetti giudiziari. In evidenza una Sicilia imprigionata in un eterno presente nel quale manca un orizzonte di riscatto e cambiamento. E qui si tocca un altro tema cruciale: la debolezza e spesso l’inconsistenza dell’opposizione.
Le falle nel governo Schifani ma il centrosinistra non tocca palla
Già a livello nazionale il centrosinistra fatica a contrastare l’abilissima Giorgia Meloni. Una presidente del Consiglio maestra nella comunicazione populista, va precisato, ma dietro i suoi slogan c’è il nulla. Se non il vittimismo e la ricerca del nemico come metodo permanente di un’infinita campagna elettorale.
Tuttavia, le divisioni nel centrodestra siciliano sono profonde. In molti, anche in Forza Italia, desiderano abbandonare Schifani e non ricandidarlo come presidente. Ma le opposizioni non ne approfittano.
L’addio al Pd, di Bartolo, La Vardera in ascesa, De Luca gioca (di nuovo) da solo
In Sicilia, il Partito democratico, in particolare, rimane vittima degli scontri interni e non decolla mai. L’ex europarlamentare Pietro Bartolo ha appena parlato di “un Pd diviso tra faide interne e giochi di potere”. Da qui l’addio.
Come personalità in ascesa c’è quella dell’ex Iena ed ex Sud chiama Nord Ismaele La Vardera. Cateno De Luca, invece, archiviato il feeling del “padre nobile” Schifani, sembra giocare una difficile partita da solo in chiave regionale. Ma il quadro è in evoluzione e tutto può cambiare.
In generale, servono programmi, idee, visioni. Di uomini e donne soli al comando non sappiamo che farcene. E, in attesa di una maggiore assunzione di responsabilità da parte di tutti, classe politica e società civile, ci accostiamo al 2026 con i timori di chi assiste a questo film già visto e che riserva davvero poche sorprese. Ma insidie tante.
Auguri, nonostante tutto.

Analisi impietosa, ma assolutamente condivisibile. Centrodestra responsabile politico (giudiziario si vedrà) di uno sfacelo sempre più evidente e ineluttabile, che con il feticcio del Ponte tenta di buttare un fumo impenetrabile sugli occhi dei siciliani. D’altra parte, il PD è, forse, anche peggio sotto il profilo politico… ahimè, Sicilia alla deriva???
“In generale, servono programmi, idee, visioni. Di uomini e donne soli al comando non sappiamo che farcene”.
Caro direttore, mi permetto di aggiungere che tra le cose che servono in Sicilia, più di ogni altra, è una classe dirigente degna di tale qualifica.
Allo stesso modo in Italia e in Europa, molto più che in passato.
Gli individui soli al comando non servono a niente. Quant’è vero. Se va particolarmente male, producono solo disastri e guerre. Lo abbiamo imparato a caro prezzo. Quello della perduta libertà (sovranità) del nostro Paese («L’unica cosa che mancherà all’Italia sarà una totale libertà politica». W. Churchill a William Godfrey, delegato apostolico di Papa Pio XII. Da G. Fasanella, M. J. Cereghino, «Golpe Inglese», Chiarelettere, Milano, 2014, p. 137).
La nostra società cittadina, nella sua schiacciante maggioranza, è quello che è. Pochissimo o o nulla in termini di conoscenze, cultura, istruzione, intenti e volontà.
Le condizioni igieniche degli spazi pubblici, delle bellissime colline e delle preziose spiagge della nostra città, sono la prima e più visibile prova di ciò che siamo come collettività.
Da tale compagine sociale non può emergere una classe dirigente capace di essere tale, ovvero di essere e porsi al servizio dei più, con disciplina e onore, come prevede la nostra Costituzione per i funzionari pubblici (art. 54).
Non mi pare d’intravedere nulla di tutto ciò, se non una antica selezione al contrario, che ultimamamente ha prodotto l’ultima versione del politico di successo: quello da spettacolo di piazza (anche virtuale, vedi facebook et similia).
E le eccezioni (ci sono ancora?) hanno, come ieri, vita ardua e un destino di grande solitudine, se non scelgono di andar via.
Nessun fatalismo né rassegnazione. Solo una registrazione.
Appare più chiaro il perché vogliano la riforma della giustizia.
Voi elettori di centro destra (in questo caso) cosa non vedete esattamente?
Cosa vi sfugge di questa visione d’insieme?
I disastri della Sanita’ (e non solo) sono iniziati con la maggiore autonomia data alle Regioni. Le Regioni hanno dimostrato totale incapacita’ nel gestire cio’ che prima era di competenza dello Stato centrale.