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Discarica di Mazzarrà, 2 condanne e 3 prescrizioni 6 anni dopo il sequestro

Alessandra Serio

Discarica di Mazzarrà, 2 condanne e 3 prescrizioni 6 anni dopo il sequestro

martedì 19 Gennaio 2021 - 19:12
Discarica di Mazzarrà, 2 condanne e 3 prescrizioni 6 anni dopo il sequestro

Due sole condanne per gli ex vertici di Tirrenoambiente, 6 anni dopo il sequestro per inquinamento della discarica di Mazzarrà Sant'Andrea

Si chiude con 2 condanne e 3 prescrizioni il processo per la mala gestio della discarica di Mazzarrà Sant’Andrea gestita da Tirrenoambiente, oggi in liquidazione. La sentenza del giudice monocratico di Barcellona Ennio Fiocco è arrivata 6 anni e 3 mesi dopo il sequestro dell’impianto da parte del Noe dei Carabinieri, operato nel 2014.

Il giudice ha accolto soltanto in parte le richieste dell’Accusa – che aveva sollecitato condanne più severe, per tutti e 5 gli imputati, ed ha dovuto dichiarare prescritti parecchi casi di imputazione. Sono così stati condannati a 2 anni Antonio Crisafulli e Pino Antonioli, rispettivamente ex presidente ed ex amministratore delegato della società. Per loro la pena di primo grado stabilita è 2 anni e 26 mila euro di multa, più l’obbligo di provvedere alla bonifica del sito.

Escono per prescrizione, invece, il professor Sebastiano Giambò e il farmacista Francesco Cannone, entrambi ex presidenti, e l’altro ex amministratore delegato Pino Innocenti.

La stessa società Tirrenoambiente era stata citata come responsabile civile, dovrà quindi rifondere civilmente, insieme ai due condannati, i comuni di Furnari, Mazzarrà, Santa Lucia del Mela, Terme Vigliatore, Lipari e Rodì Milici, rappresentati dagli avvocati Mario Ceraolo, Grazia Rao e David Bongiovanni.

Gli imputati sono stati invece difesi dagli avvocati Tino Celi, Antonio Dalmazio, Tommaso Calderone, Sebastiano Campanella, Giuseppe Tortora.

Sono invece rimasti fuori dai risarcimenti Regione e Assessorato all’Ambiente: l’Avvocatura dello Stato non ha depositato le proprie conclusioni, non sono quindi stati ammessi tra le parti civili.

L’accesso del Noe nel 2014 aveva portato all’apposizione dei sigilli per l’impianto, dove al momento del sequestro c’erano un milione di metri cubi di materiale in eccedenza da smaltire. Le irregolarità contestate dalla Procura erano parecchie, dalle violazioni ambientali sul ciclo dello smaltimento al trattamento nei vari impianti, fino all’immissione del percolato nel terreno circostante, col conseguente inquinamento dei corsi d’acqua.

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Un commento

  1. ma è veramente strano che il WWF non si era costituito parte civile in una questione tanto importante per l’ambiente, si occupano solamente di avifauna nello Stretto?

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