Dopo la black list degli sciatori spunta quella delle pasticcerie a rischio salmonella. Vergogna - Tempo Stretto - Ultime notizie da Messina e Reggio Calabria

Dopo la black list degli sciatori spunta quella delle pasticcerie a rischio salmonella. Vergogna

Rosaria Brancato

Dopo la black list degli sciatori spunta quella delle pasticcerie a rischio salmonella. Vergogna

giovedì 02 Luglio 2020 - 11:22
Dopo la black list degli sciatori spunta quella delle pasticcerie a rischio salmonella. Vergogna

Da stamattina circolano elenchi falsi con i nomi di attività a rischio salmonella. L'Asp smentisce nuovi casi

La tattica del nemico, delle black list false, modificate ad arte per colpire il rivale. La calunnia è un venticello ed a Messina soffia spesso e volentieri. Così come in quarantena è stata diffusa la black list falsa degli sciatori (tra i nomi in elenco c’erano tantissimi che la neve la detestano persino), adesso via whatsapp si sta diffondendo quella delle pasticcerie a rischio salmonella.

Non abbiamo i nomi

Ricordiamo ancora una volta la regola deontologica che vieta ai giornalisti di diffondere i nominativi, che peraltro NON CI SONO STATI FORNITI DALL’ASP A TUTELA DELLA PRIVACY. I leoni da tastiera possono continuare ad insultare i giornalisti liberamente, ma non siamo noi a non volere pubblicare nomi che peraltro, ripeto, NON ABBIAMO. In questi casi tra l’altro si incorre nel rischio di successiva querela da parte dell’esercente finito nel mirino dei controlli, con conseguenti accuse di danni all’immagine e richieste di risarcimenti.

Black list strumento di fango

Ma al di là dell’impossibilità oggettiva di fare i nomi dei locali interessati agli accertamenti ed alla chiusura, quello che più fa orrore ed è indegno di una comunità civile è il diffondersi sui social di black list nelle quali inserire anche il nome del “rivale” di turno. Tempostretto non si presterà a quest’indecenza, né si farà strumentalizzare. Va da sé che già 3 delle attività finite nell’elenco hanno già dato mandato ai legali per tutelarsi sotto tutti i profili e si arriverà anche alla fonte originaria del messaggio. Un giorno, forse, speriamo, Messina diventerà una comunità civile nella quale i concorrenti si battono sotto il profilo della qualità e non della calunnia.

“Rimango esterrefatto – dichiara il direttore dell’unità complessa di igiene degli alimenti dell’Asp Santi La Macchia – rispetto a queste notizie che si stanno propagando sulla rete. D’intesa con il Direttore del dipartimento di Igiene pubblica dell’Asp, smentiamo categoricamente nuovi casi di salmonellosi riscontrati in locali del centro città. L’unico si riferisce ad una pasticceria del centro-nord della città in cui sono stati riscontrati casi il 19 e il 24 giugno scorsi. Vogliamo tranquillizzare quindi la gente, rispetto a queste notizie che stanno circolando in maniera incontrollata e che colpiscono attività che nulla hanno a che vedere con i casi di salmonellosi. Ho letto pure io i nomi dei locali e devo dirle che se dovessi prendermi un gelato a Messina andrei al ritrovo Santoro di Piazza Cairoli“.

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12 commenti

  1. Gianfranco Bruto 2 Luglio 2020 12:20

    Visto che non si possono fare i nomi per “rispetto della privacy dei xxxxxxxxxx”, non sarebbe il caso di non pubblicare l’articolo che non fa altro che danneggiare i locali nelle vicinanze di quelli che, a mio avviso, dovrebbero chiudere a vita?

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  2. Sbaglio o nella legge in vigore c’è un paragrafo che cita testualmente “I dati dell’interessato saranno tutelati fino a quando questo non andrà in contrasto con la salvaguardia della salute pubblica”???
    C’è qualche eminente giurista che mi vuole chiarire il concetto?

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  3. Se la memoria non mi inganna, in alcuni casi, è previsto che il provvedimento di chiusura possa essere affisso alla saracinesca dell’esercizio. Anche in questo caso nessuna affissione?

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  4. L’omertà non tutela la privacy ma danneggia gli imprenditori che investono per avere un’attività che rispetti le regole sia fiscali che igienico sanitarie. Invece questi ultimi dovrebbero essere portati come fiore all’occhiello. Continuate così tanto al peggio non c’è mai fine sperando che a farvi cambiare idea non sia una *buonissima* torta gelato

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  5. …se si facessero i nomi con dati di fatto invece di coprire omertosamente questi luridi esercizi…credo che ci sarebbe meno sciacallaggio…dati di fatto certi e nn supposizione…

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  6. ANTONINO MERLINO 2 Luglio 2020 14:25

    Lasciare libertà all’immaginazione è ancora peggio. Con questo articolo si da per scontato che non siano quelle della black list. Come mai? Sapete qualcosa? Allora ditelo, altrimenti comincia la gogna anche per quelli che lavorano in maniera seria e professionale. Chi mette a repentaglio la salute delle persone volontariamente è un delinquente e non va tutelato.

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  7. Giovanni Cucinotta 2 Luglio 2020 15:12

    Fare i nomi dei locali chiusi può evitare le calunnie nei confronti degli operatori in regola, tutelare la salute dei consumatori e porre un deterrente agli operatori disonesti. Richiamare in questo caso la privacy e’ fuori luogo perché non si devono tutelare i disonesti ma far da monito e deterrenza.

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  8. Se i commercianti disonesti devono pagare severamente, altrettanto vale per quelli chi hanno creato e diffuso la lista. Me li vedo, poveri sfigati che senza il cellulare e una connessione, nella vita reale, non sono capaci di nulla

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  9. MA FATE IL NOME DI CHI HA ATTENTATO ALLA SALUTE PUBBLICA: PERCHE’ PROTEGGERE UN SOGGETTO DEL GENERE??? PERCHE’ CHI SI COMPORTA IN MANIERA DISONESTA DEVE SEMPRE ESSERE PROTETTO IN QUESTO BEL PAESE?
    LA PRIVACY IN QUESTI CASI NON DEVE ESISTERE PERCHE’ CHIUNQUE DOVREBBE SAPERE DOVE ANDARE A COMPRARE IN SICUREZZA ED EVITARE DI RIMETTERCI LA PELLE O LA SALUTE……

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  10. Resta il fatto che tacere nomi dei locali sanzionati non rende un servizio ne ai consumatori ne ai ristoratori onesti, anzi alimenta le congetture e le blacklist.

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  11. Maurizio Giordano 3 Luglio 2020 17:29

    Non voglio polemizzare con i giornalisti messinesi, ma visto il clamore e l’interesse che l’argomento suscita in città, se qualche testata cittadina, avesse approfondito l’argomento, con un indagine ben fatta (giornalistica) ricorrendo alle fonti (in strada, tra la gente e dei comunicati ufficiali) e perchè nò divulgando i nomi dei veri responsabili (diritto di cronaca), forse, dico forse, black list false e polemiche, non sarebbero mai nate… forse.

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