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Troppo sangue sull’autostrada: lettera aperta a Sciacca

Troppo sangue sull’autostrada: lettera aperta a Sciacca

domenica 05 Giugno 2011 - 22:06
Troppo sangue sull’autostrada: lettera aperta a Sciacca

Ugl e Cub invitano il commissario del Cas a fare pulizia nell’ente, partendo da una gestione più autonoma rispetto alle «pressioni» della Regione, per investire di più sulla sicurezza

L’ultima vittima è Mario. Un uomo di 40 anni, gestore di una tabaccheria, marito di Rosaria e padre di una bimba di 4 anni. Morto in sella alla sua moto, su un’autostrada che ha visto scorrere troppo sangue lungo il suo asfalto. E’ successo venerdì scorso, la Procura di Barcellona ha aperto un’inchiesta iscrivendo due persone sul registro degli indagati. Ma gli interrogativi sono tanti e tra questi tornano drammaticamente d’attualità quelli sulla sicurezza dell’autostrada. A riaccendere i riflettori sono Giovanni Celesti dell’Ugl Trasporti e Filippo Sutera della Cub Trasporti, che con una lettera aperta si rivolgono al «concittadino» Gaetano Sciacca, da poche settimane neo-commissario del Consorzio Autostrade Siciliane. Primo punto: va data assoluta priorità alla realizzazione degli investimenti triennali ed al reperimento delle risorse necessarie per realizzarlo con urgenza. «Diventa pertanto assolutamente prioritario e non rinviabile – affermano Celesti e Sutera – il risanamento contabile ed economico del Cas, dotato di un proprio Statuto, di un proprio bilancio, di proprie risorse, insomma, di una propria autonomia gestionale piena. Ciò significa che, per interrompere il depauperamento dell’entrate dell’ente, nonché la lunga serie di illeciti del passato, questa azienda, partecipata anche, ma non solo, dall’ambiguo socio Regione-Istituzione-Organo-tutorio, deve esercitare tutte le proprie autonome prerogative per agire senza i perversi condizionamenti della Regione-Governo-Politico e senza essere asservita a quegli strani e inconcludenti inciuci che hanno finito col corromperne di fatto l'oggetto e l'utilità sociale».

Ci sono numeri che pesano come macigni. Ad esempio quelli relativi alle perdite d’esercizio: 10,4 milioni nel 2005, 35,6 milioni nel 2006, 23,9 milioni nel 2009, «nel silenzio e nella strafottenza delle prefiche palermitane, le quali, sempre pronte a stracciarsi le vesti per aspetti secondari e marginali, tacciono invece sulla gravità della bancarotta. Per risanare i conti bisogna intanto ricapitalizzare necessariamente il fondo sociale. Predisporre gli atti in piena autonomia nella sede legale di Messina, e coinvolgere Palermo solo successivamente, a termini di Statuto. Non viceversa. Dare trasparenza ai bilanci, attuali e passati, che non sono stati mai pubblicati, né sui quotidiani, né sulla pagina web dell'Azienda di proprietà pubblica. Avviare le azioni necessarie perchè il Cas sia ristorato dai responsabili dei danni subiti a causa della conclamata mala gestio, che forse qualcuno vorrebbe coprire o mantenere nell’anonimato».

In caso contrario, secondo Celesti e Sutera, «quando si parla di impegno per la sicurezza viaria, si rischierebbe di fare aria fritta». I rappresentanti di Ugl e Cub invitano Sciacca, senza mezzi termi, a denunciare pubblicamente eventuali «pressioni» o «ostacoli»: «Le forze sociali sane, i cittadini, gli utenti, ed, in particolare, i familiari della strada, a cui è rivolto il nostro pensiero ed il nostro cordoglio, saranno con lei».

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