"L'Ecce Homo di Antonello ritorni a Messina, nella città del suo autore"

“L’Ecce Homo di Antonello ritorni a Messina, nella città del suo autore”

Autore Esterno

“L’Ecce Homo di Antonello ritorni a Messina, nella città del suo autore”

venerdì 13 Febbraio 2026 - 12:00

L'appello di Giuseppe Campagna, ricercatore di storia moderna di Unime

Da pochi giorni il Ministero della Cultura ha confermato l’acquisizione dalla casa d’aste Sotheby’s di una tavoletta dipinta da Antonello da Messina che raffigura sul recto un Ecce Homo e sul verso San Girolamo penitente. Il ministro Giuli ha dichiarato che «l’opera rappresenta un unicum nel panorama artistico del Quattrocento italiano, punto fondamentale nella strategia di ampliamento e valorizzazione del nostro patrimonio culturale, da mettere a disposizione dei cittadini italiani e dei visitatori provenienti da tutto mondo».

Si tratta di un piccola tavoletta (circa 19/20x15cm) databile agli anni ’60 del Quattrocento (1460-65), dunque al periodo giovanile del non humani pictoris, che rappresenta la prima declinazione fin ora rintracciabile della tematica del Christus patiens nella produzione del messinese. Il mezzobusto dell’Ecce Homo, coronato di spine e con un cappio al collo, appare in tutta la sua umana sofferenza dietro una balaustra sul quale campeggiano le lettere del titulus crucis. Sull’altra facciata la figura penitente del santo dottore della Chiesa è ambientata in un paesaggio roccioso al centro del quale un breve spazio di mare e un promontorio sembrano ispirati alle acque dello Stretto e alle coste calabresi, in particolare alla rocca di Scilla.

Appare chiaramente come i soggetti dipinti da Antonello nella tavoletta, certamente realizzata per la devozione privata, si leghino fortemente ai messaggi penitenziali diffusi dall’Osservanza francescana che in riva allo Stretto erano stati diffusi da fra’ Matteo Cimarra un quarantennio prima. Il predicatore, discepolo diretto di Bernardino da Siena, era giunto a Messina nell’autunno del 1425 e nelle sue omelie si era scagliato contro i trasgressori delle regole morali dei commerci e le malefatte degli uomini. Il Cimarra definito «ore fecundo pariter et facundo» riusciva a turbare ed eccitare gli animi dei fedeli tramite la descrizione dei terrori infernali, con tonanti minacce di punizione, con effusioni liriche sulla passione e crocifissione di Cristo. I suoi sermones, dunque, descrivendo le sofferenze corporali del Redentore, trasportavano i presenti nel tempo storico dell’evento, una «meditazione per immagini evidenti» che agli occhi dei fedeli si presentava, appunto, quasi con le fattezze degli Ecce Homo che avrebbe dipinto Antonello.

Il messaggio dei minori dell’Osservanza aveva fortemente attecchito nei vari ceti nella società peloritana del Quattrocento. Antonello, come Eustochia Calafato, ne aveva fortemente subito il fascino tanto da disporre nelle sue ultime volontà di essere sepolto nel convento di Santa Maria di Gesù con l’abito dei frati di tale regola (quod cadaver meum seppeliatur in conventu sancte Marie de Jesu cum habitu dicti conventus).

L’opera acquistata dal Ministero della Cultura trova, dunque, nelle idee religiose circolanti a Messina genesi e fini, ma le prime indiscrezioni relative alla sede museale che dovrebbe ospitarla vanno del Museo di Capodimento alla Pinacoteca di Brera di Milano o a qualche sede museale veneziana. Sento dunque di formulare un appello al ministro Giuli e al governo a destinare, invece, l’Ecce Homo al Museo regionale Accascina di Messina, che al momento di Antonello ospita solo il Polittico di San Gregorio (1473) e l’attribuita tavoletta bifronte raffigurante sul recto una Madonna col Bambino benedicente e un francescano in adorazione e sul verso un Cristo in Pietà (1465-1470). Che le rive dello Stretto, raffigurate alle spalle del San Girolamo penitente, possano rivedere questo capolavoro del non humani pictoris.

Giuseppe Campagna
Ricercatore di Storia Moderna
Università degli Studi di Messina

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