Mentre Falcone parla di "campanello d'allarme per il centrodestra", Pd, M5S e ScN parlano di sconfitta per presidente e classe dirigente
SICILIA – Effetto referendum per la vittoria del no in Sicilia. Non solo il segretario del Partito democratico Anthony Barbagallo, il leader di Sud chiama Nord Cateno De Luca e il capogruppo del M5S all’Ars Antonio De Luca parlano di “sfratto per il governo regionale Schifani”. Cominciano pure le autocritiche all’interno del centrodestra.
“Siamo delusi: questo referendum rappresenta un’occasione persa per modernizzare la giustizia e avviare l’Italia verso una nuova stagione di riforme, un passaggio che difficilmente si ripresenterà nel breve periodo», dichiara l’eurodeputato Marco Falcone, vice capo delegazione di Forza Italia nel Gruppo Ppe al Parlamento europeo. «Il popolo è sovrano e ne rispettiamo pienamente la volontà. Allo stesso tempo, chi ha responsabilità politiche deve saper leggere questo risultato e farne tesoro per il futuro», prosegue l’esponente azzurro.
“Sconfitta del sì epocale in Sicilia”
«Proprio in Sicilia, poi – riflette Falcone – la sconfitta del sì assume proporzioni ancora più rilevanti rispetto ad altre regioni, pare si superi addirittura l’Emilia-Romagna in termini percentuali. È un segnale da non sottovalutare, un forte campanello d’allarme per il centrodestra nel suo complesso e, per quanto ci riguarda, in particolare per la tenuta di Forza Italia. Le nostre roccaforti vanno difese con impegno e vicinanza alla gente, non considerate per acquisite», conclude Falcone.
Barbagallo: “Il centrodestra travolto nel nome della Costituzione”
“Siamo di fronte ad un risultato schiacciante del no, ben oltre qualunque previsione. In alcune realtà siciliane i voti per il no sono il doppio rispetto al Si e complessivamente il dato percentuale siciliano è in linea con quello nazionale. E’ il frutto di una grande mobilitazione che ci ha visto in prima linea, pancia terra, con oltre 100 appuntamenti in ogni angolo della Sicilia. Ma soprattutto questo è un avviso di sfratto a Renato Renato Schifani, al suo governo e al centrodestra. Sono stati travolti da scandali di ogni tipo, in particolare quelli giudiziari e speravano nell’impunità, stravolgendo la Costituzione per colpire la magistratura. Gli è andata male, anzi malissimo”. Lo dichiara il segretario regionale del Pd Sicilia, Anthony Barbagallo.
De Luca (ScN): “Non ho votato ma la sconfitta del governo regionale è netta”
Così a sua volta Cateno De Luca, accusato di essere stato “pilatesco” dal segretario provinciale dem Hyerace: “Complimenti al comitato per il no. La campagna referendaria è stata politicizzata e questi sono i risultati. Un segnale per il governo Meloni ma soprattutto, analizzando il dato siciliano, un chiaro messaggio di sfratto per Schifani e la classe politica al governo. Non ho votato per le strumentalizzazioni su un tema a me molto caro: per 12 anni sono stato sulla graticola giudiziaria e sono sempre stato assolto. Abbiamo lasciato liberi i nostri elettori, come Sud chiama Nord, ma il significato politico è chiaro. E registro la grande partecipazione giovanile”.
De Luca (M5S): “Schifani non può ignorare la bocciatura politica”
“Il risultato del referendum sulla giustizia in Sicilia rappresenta un segnale politico chiaro che non può essere ignorato”. Lo sostiene pure Antonio De Luca, capogruppo del MoVimento 5 Stelle all’Assemblea regionale siciliana.
“Il voto dei siciliani è una bocciatura politica e Schifani non può far finta di nulla. Sull’isola il no ha prevalso in modo netto, con uno scarto significativo rispetto alla media nazionale. È il segno di una diffusa sfiducia verso scelte percepite come lontane dalle reali priorità dei cittadini, che oggi chiedono interventi concreti su lavoro, sanità, servizi e legalità. “Il governo regionale – prosegue il deputato messinese – dovrebbe interrogarsi su questo dato senza letture strumentali. Il presidente Schifani non può limitarsi a considerarlo un voto su temi nazionali: il malessere sociale e la disaffezione verso la politica riguardano direttamente anche la Sicilia”.
“I siciliani hanno scelto di difendere i principi della Costituzione e l’equilibrio tra i poteri dello Stato, respingendo modifiche ritenute non necessarie e potenzialmente dannose. È un messaggio forte di consapevolezza democratica che la politica ha il dovere di rispettare”, conclude Antonio De Luca.
