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Il terremoto nell’era dei Social, dal “paura” al “si salvi chi può”

Veronica Crocitti

Il terremoto nell’era dei Social, dal “paura” al “si salvi chi può”

lunedì 23 Dicembre 2013 - 09:47
Il terremoto nell’era dei Social, dal “paura” al “si salvi chi può”

L'esplosione di Twitter e Facebook che si registra nei momenti di calamità è un dato che fa riflettere. La necessità delle persone di condividere immediatamente emozioni, informazioni, foto e video è un chiaro segnale di come il web 2.0 abbia cambiato la stessa mentalità degli uomini e di come, in questo contesto, il ruolo del giornalismo online diventi fondamentale e primario.

Dal “ma ci fu u terremoto?” al “ragazzi scusate per le scosse ma ieri sera ho mangiato pesante” al “mai provata tanta paura in vita mia” il passo, stamattina alle 5.20, è stato davvero breve. Talvolta si ha l’impressione che, nel 2013, la prima cosa fondamentale da fare in caso di calamità sia accendere il pc, o semplicemente accedere all’applicazione Fb o Tw del proprio smartphone, e postare le proprie informazioni, le proprie idee, le proprie emozioni dando uno sguardo a tutti i giornali online possibili e immaginabili.

Quel che è accaduto stamani sui Social Network, non rappresenta che un tassello, il continuum di un processo tecnologico ed evolutivo dettato in primis dall’avvento del web 2.0. Il terremoto nell’era dei social network è, difatti, un evento che l’Italia ha già sperimentato in diverse occasioni. Storia insegna che i cosiddetti Social si attivano principalmente in queste circostanze, fungendo sia da altoparlante sia, cosa ancor più fondamentale, da vere e proprie agenzie di stampa.

“Terremoto magnitudo 4 con epicentro nello Stretto di #Messina”. Sono bastati 140 caratteri di Twitter, alle 5.21, perché la notizia venisse lanciata sul web e facesse letteralmente il giro del mondo. Paura tantissima, dal più semplice commentatore cinematografico che ha rievocato “la terra trema” a quello più prontamente apocalittico che ha ricordato come “Amici Carpe Diem, la vita è breve”, per passare poi ai tweet di sollievo quando il pericolo era ormai scampato: “Stamane colazione per come si devem fette di torta al cioccolato e nutella. Lo scenario è troppo apocalittico” è stato lanciato alle 7 di mattina.

Ma, tralasciando l’ironia e l’inquietudine di certi post, è bene focalizzare l’attenzione sulla funzione che Twitter e Facebook svolgono oggi nei momenti di calamità. Quel che passa sul web non è soltanto condivisione di emozioni, ma foto, video, informazioni, aiuti, aggiornamenti in tempo reale di persone che si trovano in loco, messaggi da ritwittare e ricondividere, fonti che possono essere utilizzate come veri e propri dispacci di agenzie.

Il “terremoto 2.0” è caro alla tradizione italiana e Messina, stamattina, si è ritrovata a viverne i suoi lati più comici e forse paradossali. Quando qualcuno dichiara che “invece di proteggersi sotto una trave, la gente scriveva su facebook” si realizza bene come sia cambiata la mentalità stessa degli uomini. Certo, dinnanzi a tanto panico, le tradizionali chiamate ai Vigili del Fuoco non si sono fatte attendere, così come le discese in massa nelle strade e nei cortili, o la telefonata al parente o all’amico per domandare “ma u sentisti u terremotu? Tutto bene?”. Ma anche in quel caso, il cellulare è rimasto l’oggetto protagonista. Che sia una whatsappata o la risposta ad un post, o ancora un messaggio Fb privato, il concetto che passa è uno ed uno solo: il Web 2.0 ha cambiato il modo di pensare, di agire, di informarsi. Ha cambiato i ruoli dei protagonisti e ha ribadito quanto il giornalismo online, proprio per la sua peculiarità di non dover sottostare ai rigidi schemi di un palinsesto televisivo o radiofonico o cartaceo, sia fondamentale, necessario e oltremodo vincente.

Veronica Crocitti

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3 commenti

  1. Va bè, ma non esageriamo, 4 richter è innocuo dalle nostre parti, e ringraziamo il cielo che ogni tanto si libera un po’ d’energia, altrimenti sarebbero …. azzi amari.

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  2. puzza di bruciato 23 Dicembre 2013 12:16

    Va bene oggi le strutture hanno resistito… ma il prossimo se sarà più forte? Da anni dico che non abbiamo un piano di evacuazione, un vedecum sul come comportarci in caso di calamità, le vie di fuga i punti di raccolta… Possibile che per impegnarsi seriamente in una programmazione.. prima ci vogliono i morti…

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  3. ma andate a dormire……………..

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