San Placido, il vino "speciale" dell'Istituto agrario Cuppari

San Placido, il vino “speciale” dell’Istituto agrario Cuppari

Rosaria Brancato

San Placido, il vino “speciale” dell’Istituto agrario Cuppari

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mercoledì 16 Gennaio 2013 - 06:39

Entra nel circuito del mercato il vino San Placido, Faro D.o.c., prodotto e imbottigliato all'Istituto agrario Cuppari, da professori e studenti che hanno vinto la scommessa più bella.

Ha un sapore speciale il San Placido, vino “Faro D.O.C.” alla sua prima “uscita” pubblica sul mercato. E’ il sapore della bellezza dei prodotti non solo frutto della nostra terra ma anche dei nostri giovani. Il San Placido infatti è un vino speciale, perché viene prodotto e imbottigliato dall’Istituto Tecnico Agrario Cuppari di San Placido di Calonerò ed ogni aspetto di questa “avventura imprenditoriale” deve essere sottolineato perché dimostra che l’amore per la propria terra e la voglia di investire sulle nostre risorse possono portare risultati- Basta solo avere il coraggio di rimboccarsi le maniche come hanno fatto il preside Pietro La Tona, il vicepreside Leopoldo Moleti, i docenti e gli studenti dell’Istituto che le maniche se le sono rimboccate in senso concreto, mettendo a frutto gli uliveti e vigneti dei terreni esterni alla scuola. Un esempio da valorizzare ed imitare in tempi in cui l’unica forza su cui poter contare è la voglia di fare. L’azienda agraria connessa all’Istituto Cuppari è diventata in pochi anni, grazie anche agli interventi di ristrutturazione e qualificazione da 5 milioni di euro operati dalla Provincia, il vero cuore pulsante di tutte le attività. A disposizione ci sono 30 ettari di terreno, suddivisi in viticoli, uliveti, serre, frutteti. Ma il mese scorso è stato il momento più importante per i ragazzi ed i docenti che hanno lavorato sodo per tanto tempo ad un grande progetto. Il 15 dicembre è stato infatti presentato il vino San Placido, annata 2010 che adesso potrà essere immesso nei circuiti del mercato sia italiano che internazionale. Fa piacere sentire parlare sia La Tona che Moleti dei risultati raggiunti nonostante le tante difficoltà, come ad esempio il fatto che la scuola non è facilmente raggiungibile, ma il preside è riuscito a organizzare un pulmino che viene messo a disposizione dei 280 alunni che quotidianamente possono partire dal Minutoli per raggiungere l’Agrario. A lungo poi, in seguito all’alluvione del 2009, è franata la strada “ufficiale”, pertanto la via di collegamento rimasta agibile era quella risalente ai secoli scorsi. Ma, come detto, ragazzi e professori, con l’aiuto di un enologo non si sono arresi ed hanno lavorato al vigneto ed all’uliveto producendo sia vino che olio che nel frattempo ha ottenuto il marchio D.O.C.

L’Istituto Cuppari sin dalla sua fondazione, nel 1901, ha operato nel settore vitivinicolo ed è stato ininterrottamente produttore di vino collaborando, tra l’altro alla stesura del disciplinare del Faro D.O.C. riconosciuto con D.P.R. del 1976.
Dal 1978 si è potuto realizzare un vigneto certificato per la produzione di “Faro” ma solo nel corso degli ultimi anni è stata incrementata la superficie coltivata ed è stata ristrutturata, potenziata la cantina di trasformazione. I ragazzi in sostanza non si limitano a studiare sui libri, ma verificano sul campo, giorno per giorno. E’ nato così il San Placido, Faro D.o.c., annata 2010, con oltre 8 mila bottiglie che sono il vanto di tutti. Ma non basta, perché sia La Tona che Moleti vogliono ribadire l’importanza del puntare sulle nostre risorse “Moltissimi messinesi neanche hanno mai visto o conoscono l’esistenza del Monastero Benedettino, del’500 e che si può visitare qui al Cuppari. I monaci hanno iniziato ad amare questa terra e produrre vino”, spiegano, ricordando come si possono coniugare benissimo le due cose: il turismo enogastronomico e quello culturale. Proprio con questo obiettivo è già stato siglato un protocollo, a dicembre tra il Cuppari, la Provincia ed il Consorzio “Messina Tourism Bureau” per la valorizzazione dell’Enoteca Provinciale, con sede proprio nei locali del Monastero Benedettino, ristrutturato. L’enoteca, realizzata con finanziamento regionale , rappresenta un elemento cardine per lo sviluppo dell’economia agricola e dei settori enoturistico ed enogastronomico. Il protocollo guarda anche al turismo legato al crocerismo. Tra gli obiettivi da raggiungere in tempi brevi c’è appunto quello di valorizzare l’Enoteca e la cantina dando la possibilità ai visitatori di effettuare degustazioni dei vini D.o. c. oltre a fare un giro per l’Istituto, il Monastero ed i poderi. Il consorzio inoltre vuol promuovere il “percorso museale dell’olio e del vino e del complesso architettonico del Monastero Benedettino. Nei locali del Cuppari sarà istituito un punto vendita per la promozione e la commercializzazione dei prodotti enogastronomici ed artigianali. Ovviamente tutti gli introiti, anche quelli del vino immesso nel mercato, ritornano alla scuola con la possibilità di essere utilizzati per le attività didattiche,il miglioramento delle attrezzature e del progetto. L’enoteca, grazie alla collaborazione con Palazzo dei Leoni sarà aperta il mercoledì e il venerdì, in occasione di eventi e manifestazioni, le domeniche ed i giorni estivi.

“Avevamo anche richiesto all’amministrazione comunale di poter gestire, grazie ai nostri giovani i terreni inutilizzati- spiega La Tona- ma il progetto si è inspiegabilmente bloccato, eppure sono tantissimi i giovani messinesi che vogliono scommettere sulla loro capacità imprenditoriale”.

L’azienda agraria del Cuppari è un esempio di una nuova generazione che, grazie alla collaborazione con quella dei padri, non vuol più puntare sul posto pubblico, ma solo sulle proprie forze.

“ La classe politica e dirigente di questa città ci ha lasciato solo macerie, terra bruciata- spiega Federico D’Agostino, 18 anni, studente del Cuppari e con le idee fin troppo chiare- sappiamo bene che ci dobbiamo fare da noi, con le nostre capacità. Siamo noi che dobbiamo creare un posto di lavoro,altrimenti siamo costretti ad emigrare”.

Ma su questa terra bruciata un gruppo di professori e ragazzi, in un patto tra padri e figli ha vinto la prima scommessa. Imbottigliandola.

Rosaria Brancato

6 commenti

  1. –La classe politica e dirigente di questa città ci ha lasciato solo macerie, terra bruciata– peccato che la Provincia è uno degli sponsor

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  2. Efficienza e amore verso la nostra terra. Bravi!

    Invece di fare i propri interessi rovinando la città con

    malaffare ed assenteismo, politici e dipendenti pubblici

    messinesi dovrebbero prendere esempio da questi insegnanti e

    studenti.

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  3. Ma non hanno avuto 5 milioni di finanziamento dalla provincia?Sputare addosso alla classe politica in toto, mi sembra molto irriconoscente oltre che poco sensato. Dalla loro , bisogna dargliene atto , sembrerebbe che i soldi non siano stati affatto sperperati,lode alla dirigenza ai prof e agli alunni per il lavoro e i sacrifici svolti. Questo dimostra che se si lavora con serietà e dedizione il Sud non ha nulla da imparare dal tanto esaltato centro-nord . Quello che mi stupisce è la sorpresa e lo stupore che crea l’articolo ,almeno è la mia percezione,questo dovrebbe essere la normalità ,ovvero lavoro sodo ed ottengo dei risultati,invece dalle nostre parti sembra praticamente l’eccezione. Tutti vogliono fare soldi non lavorando o sfruttando il lavoro degli altri con stipendi da fame in ogni campo, specie quello privato,non si capisce perchè,ad esempio, a Milano, con la stessa retta e lo stesso numero di iscritti ,un asilo privato dia 900/1000 euro al mese e a Messina, 400/500 se ti va bene?!!!

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  4. FRANCESCO TIANO 16 Gennaio 2013 11:52

    Questa è la strada maestra. Un esempio di cultura scolastica produttiva e decisamente volta alla qualità del risultato istruttivo. BRAVI.

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  5. Una precisazione..i 5 milioni di euro della provincia sono stati spesi per ristrutturare il Monastero e non l’azienda…i soldi investiti nell’azienda sono soldi della scuola…buona serata e grazie per il servizio..I quella scuola sono tutti grandi..DIRIGENTE – PROFF – ALUNNI E PERSONALE ATA..

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  6. cmq..sempre un grazie alla Provincia Regionale di Messina per quello che ha fatto e per quello che ancora deve fare…

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