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Nascosero i boss latitanti Alessandro e Daniele Emmanuello: chiesti due rinvii a giudizio

Nascosero i boss latitanti Alessandro e Daniele Emmanuello: chiesti due rinvii a giudizio

mercoledì 28 Marzo 2012 - 12:13
Nascosero i boss latitanti Alessandro e Daniele Emmanuello: chiesti due rinvii a giudizio

Il sostituto della DDA, Fabio D'Anna ha chiesto il rinvio a giudizio di due affiliati di Capizzi che dal 1998 al 2003 avrebbero favorito nel messinese la latitanza dei boss di Cosa Nostra gelese, Alessandro e Daniele Emmanuello. Per ricambiare la cortesia Daniele Emmanuello fece uccidere un trattorista di Aidone su richiesta di uno dei due "amici" messinesi che lo avevano aiutato.

Per cinque anni avrebbero favorito la latitanza dei capomafia di Gela, i fratelli Alessandro e Daniele Emmanuello, mettendo a loro disposizione degli appartamenti fra Torrenova e S.Agata Militello e facendo da tramite con gli affiliati della cosca. Particolare conosciuto alle cronache era Daniele Emmanuello, poi ucciso dalla Polizia in un conflitto a fuoco nel 2007 dopo 11 anni di latitanza. L’uomo era inserito nell’elenco dei 10 latitanti più pericolosi e ricercato in tutta Italia.
Grazie agli ultimi sviluppi investigativi il sostituto procuratore della DDA Fabio D’Anna ha chiesto il rinvio a giudizio per Gabriele Giacomo Stanzù, 51 anni (nella foto) e Bartolomeo Testa Camillo, 44 anni, entrambi di Capizzi. L’accusa per entrambi è di favoreggiamento con l’aggravante di aver agevolato l’associazione mafiosa “Cosa Nostra” di Gela. Per questa vicenda fu accusato ed implicato nell’operazione “Montagna”, Roberto Castrovinci di Torrenova. Ma i collaboratori di giustizia gelesi Massimo Carmello Billizzi e Francesco Sarchiello ora hanno deciso di raccontare tutto. Ad aiutare i due boss furono Testa Camillo e Stanzù e non certo Castrovinci. Daniele Emmanuello ricambiò immediatamente la cortesia, come si usa fare negli ambienti mafiosi. I due pentiti hanno raccontato che nel settembre del 1998 nelle campagne di Aidone, in provincia di Enna, fu ucciso il trattorista Franco Saffila. Il commando era composto proprio da Billizzi e Sarchiello anche se fu il primo a sparare. L’omicidio fu una cortesia che Daniele Emmanuello fece a Stanzù. Quest’ultimo, infatti, volle consumare una vendetta che covava da tempo. Staffila vent’anni prima gli aveva ucciso il padre in un agguato. Una esecuzione che Gabriele Giacomo Stanzù non ha mai dimenticato e che aveva giurato di vendicare prima o poi.

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