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Femminicidio a Furci Siculo. I genitori di Lorena: “Nessun segnale premonitore”

Alessandra Serio

Femminicidio a Furci Siculo. I genitori di Lorena: “Nessun segnale premonitore”

giovedì 02 Aprile 2020 - 07:34
Femminicidio a Furci Siculo. I genitori di Lorena: “Nessun segnale premonitore”

I genitori di Lorena Quaranta raccontano il rapporto con il protagonista del femminicidio di Furci Siculo. Antonio De Pace oggi sarà interrogato dal giudice

Neppure poche ore prima che la ferisse e la strangolasse a morte Antonio De Pace aveva dato segnali di insofferenza. Quella sera, come tutte le sere, Lorena Quaranta aveva telefonato ai genitori a Favara, mamma Cinzia e papà Enzo. Li aveva video chiamati, dando loro la possibilità di vedere anche Antonio. Tutto sembrava tranquillo nell’appartamento di via delle Mimose, secondo i genitori della ragazza.

Giuseppe Barba avvocato
avvocato Giuseppe Barba

Eppure la tragedia era dietro l’angolo. “Sono ancora sotto choc, parlano di lei al presente, non hanno ancora realizzato davvero quello che è successo probabilmente, non riescono a farsene una ragione“. A parlare è l’avvocato Giuseppe Barba, legale della famiglia Quaranta, che non ce la fa ancora a parlare.

Il penalista di Agrigento curerà la posizione del padre di Lorena, che a Favara gestisce un autosalone, della madre impiegata all’ospedale di Licata e dei due fratelli della ventisettenne, strappata agli affetti dall’uomo che diceva di amarla e col quale aveva scelto di vivere.

La famiglia racconta di una relazione tranquilla. Vedevano poco Antonio, di origini calabresi e impiegato a Furci Siculo, dove aveva preso casa insieme a Lorena, da settembre scorso. Ma lo conoscevano come un ragazzo tranquillo, che si prendeva cura di Lorena e che a sua volta si era affidato alla ragazza. Era stata lei, infatti, a spronarlo a iscriversi a Odontoiatria, sempre lei lo aveva supportato ed aiutato a dare i primi esami, raccontano i genitori.

Una tragedia inaspettata, senza indizi che potessero far presagire quello che è accaduto? Sarà l’inchiesta dei Carabinieri a stabilirlo. Il magistrato titolare del caso, il PM Roberto Conte, punta a chiudere il cerchio in fretta, ma è intenzionato a fare luce su tutti gli aspetti della vicenda, non accontentandosi della confessione di Antonio.

L’infermiere di Vibo, rinchiuso in cella a Gazzi, oggi è atteso all’interrogatorio di garanzia per la convalida del fermo, accompagnato dall’avvocato Ilaria Intelisano, che lo assiste insieme all’avvocato Bruno Ganino.

Prima della trasferta a Gazzi, il magistrato conferirà al medico legale Daniela Sapienza l’incarico di effettuare l’autopsia sul corpo di Lorena.

Dall’esame, il magistrato vuole ricavare l’ora esatta del delitto e vuole capire come ha agito davvero Antonio, che “a caldo”, dopo l’arresto, ha raccontato di un raptus di rabbia esploso dal nulla.

Farfugliando, tra le altre cose ha detto di aver avuto paura di essere stato contagiato dal coronavirus proprio dalla fidanzata. Ma i tamponi eseguiti ieri mattina hanno dato esito negativo.

Solo dopo l’esame medico di oggi il corpo della povera Lorena potrà essere restituito ai familiari. Il sindaco di Favara Anna Alba ha proclamato il lutto cittadino nel giorno in cui rientrerà la salma nella cittadina, ed ha annunciato che chiederà una speciale autorizzazione per poter comunque dare l’ultimo saluto con le esequie funebri alla ragazza, malgrado le restrizioni dettate dalle misure anti covid- 19.

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