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Femminicidio Lorena Quaranta a Furci, processo a marzo per l’ex fidanzato

Alessandra Serio

Femminicidio Lorena Quaranta a Furci, processo a marzo per l’ex fidanzato

mercoledì 02 Dicembre 2020 - 17:43
Femminicidio Lorena Quaranta a Furci, processo a marzo per l’ex fidanzato

Sarà processato per omicidio premeditato Antonio De Pace, l'infermiere che ha ucciso la fidanzata Lorena Quaranta nella loro casa di Furci Siculo

E’ omicidio premeditato ed è questa l’accusa che lo vedrà alla sbarra, a partire dal prossimo 17 marzo. Antonio De Pace è stato rinviato a giudizio dal giudice per l’udienza preliminare Fabio Pagana per il femminicidio della fidanzata, Lorena Quaranta, uccisa la notte del 31 marzo scorso nella loro abitazione di Furci Siculo.

Il GUP ha detto no alla richiesta dei difensori – gli avvocati Bruno Ganino e Ilaria Intelisano – di celebrare il processo abbreviato, condizionato alla perizia psichiatrica sull’infermiere 28enne di Dasà, nel vibonese, e ha disposto che venga processato.

Giuseppe Barba
Giuseppe Barba

Il ragazzo ha affrontato questo passaggio come ha fatto sempre, dopo l’arresto: chiuso a riccio in un silenzio assoluto. La famiglia di Lorena, la giovane dottoressa specializzanda di Favara, è assistita dall’avvocato Giuseppe Barba e si è costituita parte civile. Il Giudice ha ammesso anche diverse associazioni anti violenza: Insieme a Marianna, Al tuo fianco di Roccalumera, il Cedav di Messina, Eva luna onlus, Pink project e Gens Nova.

Resta in piedi quindi il castello accusatorio della Procura, per questo delitto. A chiusura dell’inchiesta il PM Roberto Conte aveva aggravato la posizione di De Pace, contestandogli anche la premeditazione. Dal suo telefonino erano emerse conversazioni con i familiari: l’infermiere voleva devolvere ai nipoti i suoi averi. Indizi, secondo la Procura, del fatto che avesse pianificato il delitto e si preparasse al “dopo”, quando avrebbe dovuto pagarne le conseguenze.

Inizialmente De Pace ha parlato di una esplosione di rabbia e un raptus dovuto alla paura che lei lo avesse contagiato – eravamo in piena prima ondata di pandemia da coronavirus – e si è fatto trovare dai Carabinieri – da lui stesso avvertiti – coi polsi insanguinati, come avesse voluto uccidersi. Ma il tampone ne aveva rivelato la negatività e secondo gli inquirenti quello di ferirsi i polsi era stata soltanto un goffo tentativo di simulazione.

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