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Il fascino senza tempo di “Casablanca”

Pierluigi Siclari

Il fascino senza tempo di “Casablanca”

domenica 23 Dicembre 2018 - 06:52
I film da (ri)vedere
Il fascino senza tempo di “Casablanca”

Italo Calvino diceva che un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire; con la rubrica I film da (ri)vedere ci concentreremo non sulla letteratura, ma sul cinema, proponendo, durante le dodici settimane più fredde dell’anno, altrettanti titoli che continuano a essere attuali dopo tanti anni dal loro esordio nelle sale.

L’opera con cui iniziamo la nostra serie di consigli per la visione è così nota da essere di certo familiare anche a chi non ha mai visto il film: Casablanca.

Di Casablanca, uscito nel 1942 con protagonisti Humphrey Bogart e Ingrid Bergman, Umberto Eco ha scritto: Casablanca non è un film: è molti film, un’antologia. Fatto a casaccio, si è probabilmente fatto da solo, se non contro la volontà dei suoi autori ed attori, almeno al di là del loro controllo. Ed è per questo motivo che funziona, a dispetto delle teorie estetiche e sull’arte di girare film. Perché in esso si svela con forza quasi tellurica il potere della Narrativa stessa, senza che l’Arte intervenga a disciplinarla.

La trama: il film si svolge durante la seconda guerra mondiale, a Casablanca naturalmente, nel Marocco Francese, parte della cosiddetta “Francia non occupata”, controllata dal regime filo-nazista del Governo di Vichy. Qui, Rick Blaine (Bogart) gestisce un locale, il Rick’s Café Américain. Blaine ha un passato da patriota, che lo ha portato a combattere a favore degli etiopi durante l’invasione italiana e per il fronte repubblicano durante la guerra civile spagnola; adesso, però, sembra diventato cinico e disinteressato rispetto al quadro politico e bellico dell’intero mondo. Gestisce il locale con scaltrezza, mantenendo buoni rapporti sia con i filo-nazisti che con i loro oppositori. A rompere bruscamente tale situazione, non solo la spinta sempre maggiore verso la libertà che permea buona parte del contesto che lo circonda, ma soprattutto l’arrivo in città della norvegese Ilsa Lund insieme al marito Victor Laszlo, leader della resistenza cecoslovacca. Con tanti ritrovi nel mondo, doveva venire proprio nel mio? dice Rick Blaine vedendola. I due infatti, tempo prima, avevano vissuto una storia d’amore a Parigi, mentre il marito della donna veniva erroneamente creduto morto, ed erano stati costretti a separarsi dall’invasione subita dalla capitale francese da parte dei tedeschi.

Si dice che è il conflitto a portare avanti la trama, e quella di Casablanca è portata avanti da conflitti fortissimi. Rick scopre che il sentimento che lo lega alla donna è ancora vivo in lui, e ricambiato, ma Laszlo è un uomo il cui carisma può far volgere l’esito dell’intero conflitto mondiale a favore della Resistenza, e per farlo ha bisogno anche del sostegno della donna. Questa dinamica porta Humphrey Bogart letteralmente a illuminare lo schermo: quello di Rick Blaine è probabilmente il ruolo più famoso tra quelli da cinico che in realtà segue fedelmente la propria coscienza e i propri ideali che a Bogart calzavano a pennello.

La scena cult: si potrebbero citare tutti i dialoghi tra Rick e Ilsa, o le scene con il pianista Sam, interpretato da Dooley Wilson, ma per il suo significato scegliamo il momento in cui, all’interno del Rick’s Café Américain, Victor Laszlo, in risposta agli ufficiali tedeschi, esorta l’orchestra a suonare la Marsigliese. Di colpo, l’intero locale si mette a cantare l’inno non solo della Francia, ma, nell’occasione, della libertà dei popoli. Se, spesso, il patriottismo retorico non riesce a fare colpo sul grande schermo, questa scena di Casablanca è una vera eccezione in grado di dare i brividi agli spettatori ancora oggi.

Il finale: non si vuole svelare troppo rovinando il piacere della scoperta a chi non avesse ancora visto il film, basti dire che la battuta Louis, penso che questo sia l’inizio di una bella amicizia, rivolta da Rick Blaine al Capitano Louise Renault è stata citata (ma è innumerevole il numero di omaggi ricevuti dal film) in numerose opere successive.

La curiosità: sempre in tema di battute, Casablanca compare per ben sei volte nella lista “100 Movie Quotes” stilata dall’American Film Institute. Oltre alle già citate Louis, penso che questo sia l’inizio di una bella amicizia (20̊ posto) e Con tanti ritrovi nel mondo, doveva venire proprio nel mio (67̊ posto), troviamo nell’elenco Alla tua salute, bambina (5̊ posto), Suonala, Sam. Suona Mentre il tempo passa (28̊ posto), Fermate i soliti sospetti (32̊ posto) e Avremo sempre Parigi (43̊ posto).

Perché vederlo: per imparare a sorridere in faccia alla sfortuna con lo stesso ghigno di Humprey Bogart.

Link agli altri suggerimenti de “I film da (ri)vedere”:

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