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Furci. “Cacciati dal parroco senza un perché”, i fedeli scrivono all’Arcivescovo

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Furci. “Cacciati dal parroco senza un perché”, i fedeli scrivono all’Arcivescovo

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giovedì 27 Giugno 2019 - 06:08

In calce alla lettera 70 firme. La vicenda riguarda quanti da anni si occupavano dei servizi e delle pulizie nella chiesa della Madonna delle Grazie, nell'omonimo quartiere. Ed è esplosa alla vigilia della festa

FURCI – Per settanta fedeli la festa della Madonna delle Grazie, che si celebra solennemente da oltre un secolo il 2 luglio nella chiesa dell’omonimo quartiere, quest’anno non sarà la stessa. Hanno manifestato “tristezza e disappunto” in una lettera inviata all’arcivescovo, monsignor Giovanni Accolla, “per i comportamenti che abbiamo subito dal nostro parroco, padre Massimo Briguglio.

Abbiamo sempre collaborato con i parroci – spiegano nella missiva, con in calce 70 firme – i quali, riconoscendo il modo disinteressato e cristiano che da sempre contraddistingue il nostro agire, ci hanno ben volentieri permesso di proseguire nella nostra azione che consisteva essenzialmente nella pulizia, nella manutenzione ordinaria delle strutture, nella collaborazione al prete e al Consiglio pastorale parrocchiale, nell’organizzazione dei festeggiamenti della Madonna delle Grazie. Purtroppo, adesso, ci ritroviamo buttati fuori e offesi”.

I firmatari si presentano: “Siamo uomini e donne che da innumerevoli anni (alcuni anche da 70) vivono con particolare devozione il legame con la Madonna delle Grazie, la cui chiesa sorge nel nostro quartiere. Siamo padri, madri, nonne, nonni, figli che hanno sempre operato per il bene della comunità ma con un particolare sguardo alla chiesa del quartiere ed alla nostra Mamma celeste. Siamo membri dell’Associazione Madonna delle Grazie che, pur se non riconosciuta a livello diocesano, ha sempre operato a livello parrocchiale per la cura della chiesetta e per la diffusione della devozione alla nostra protettrice. A Lei ci rivolgiamo nei momenti bui e ci affidiamo”.

Non mancano gli interrogativi. “Ma cosa abbiamo fatto – chiedono i fedeli all’arcivescovo – per meritare questo? Non lo sappiamo ma vogliamo raccontare a lei, Eccellenza, quanto abbiamo vissuto nell’ultimo anno così forse può darci una risposta”.

Vengono citati degli episodi, a partire dallo scorso anno quando “durante la novena, il parroco ci comunica che non gradisce la presenza di una ragazza del quartiere che ci ha sempre aiutato e del padre. Una sera, al termine della celebrazione, la giovane ci stava aiutando a pulire la chiesa e il parroco, alla sua vista, l’ha cacciata ordinandoci di non farla più partecipare alle attività. Il giorno della festa ha bloccato la processione, poiché erano presenti dietro la Madonna il sindaco e un assessore e solo dopo che si sono spostati dichiarando di essere lì esclusivamente in veste di semplici fedeli, ha deciso di farla ripartire. Ma questo discorso se Vostra Eccellenza è interessata, lo approfondirà con i diretti interessati.

Al rientro dalla processione – si legge ancora nella lettera – la ragazza di cui si parlava prima, è entrata in sagrestia per prendere dei fazzoletti per i giovani della banda musicale: il parroco ci ha detto che non abbiamo capito nulla, che ci destituiva da ogni incarico poiché la ragazza non doveva fare niente. Sottolineamo che la chiesa è di tutti, ma la sua risposta è stata disarmante…”.

Nei mesi seguenti alla festa non è stata celebrata Messa in quel quartiere.

Una rappresentanza di fedeli della Madonna delle Grazie lo scorso 8 maggio si è recata dal sacerdote per chiedere un incontro al fine di programmare le attività in vista della festa. “Ci ha detto che lo abbiamo calunniato e che abbiamo parlato male di lui. Non ci dà modo di spiegare. E ci accusa – si legge sempre nella lettera inviata all’arcivescovo – di aver sistemato il tetto della chiesa senza averlo messo al corrente dei lavori ma non ci permette di specificare che nessun lavoro è stato fatto, bensì solo una ordinaria pulizia delle grondaie che, essendo otturate, facevano gocciolare l’acqua in chiesa. Ci manda via dicendoci di non farci più vedere. A nulla sono valse le nostre suppliche di far continuare l’associazione nel suo servizio”.

Pochi giorni dopo, l’11 maggio, i fedeli vengono convocati dal parroco per una riunione. “Nonostante quanto accaduto decidiamo di andare nella speranza di trovare un dialogo. Ma – viene spiegato nella missiva all’arcivescovo – troviamo due sorprese: la prima che il parroco non si è presentato; la seconda, che la riunione la tengono i nuovi membri eletti nel Consiglio pastorale.

Ci comunicano che per quanto concerne la chiesa della Madonna delle Grazie da quel momento in poi se ne sarebbero occupati loro. E che dal 2 luglio avremmo dovuto restituire tutte le chiavi della chiesa… Appena due giorni dopo, padre Massimo e due operai hanno cambiato la serratura e, dopo aver chiamato una di noi per comunicarlo, ha ricominciato…”.

“Eccellenza, mettiamo nelle sue mani questa nostra delicata situazione. Noi riconosciamo al parroco l’autorità di poter gestire la parrocchia come egli ritiene più giusto ma non permettiamo a nessuno di offenderci. Eccellenza – conclude la lettera – la festa della Madonna delle Grazie è da sempre stata un momento di coinvolgimento per il quartiere e per tutto il paese. Quest’anno non sarà così”.

Dell’accaduto è stato informato anche il vicario dell’arcivescovo per la zona jonica, padre Ettore Sentimentale (parroco a S. Teresa di Riva).

Questo non è che l’ultimo scontro tra padre Massimo, insediatosi a Furci il 6 novembre del 2015 e i suoi parrocchiani. Nel novembre del 2016 altri 51 fedeli restituirono al presidente nazionale la tessera dell’Azione cattolica. Il Consiglio dell’associazione si dimise per la “poca chiarezza” sui nuovi soci e le elezioni del nuovo direttivo vennero revocate e rinviate. Dalla data dell’insediamento, il parroco non volle mai incontrare il Consiglio direttivo dell’Azione cattolica, anche se legittimamente eletto. Nessuno di quei 51 fedeli ha più fatto parte dell’Ac.

Va evidenziato che le feste a Furci Siculo sono sempre rimaste, grazie all’opera del compianto parroco don Francesco Donsì e dei suoi successori (padre Sinitò e mons. Tavilla), dentro i canoni della stretta religiosità e caratterizzate, in virtù di quell’insegnamento, da processioni ordinate e mai sopra le righe.

LA PARROCCHIA HA REPLICATO ATTRAVERSO UN COMUNICATO STAMPA: “POLEMICHE STERILI”. LEGGI QUI

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