Com'è finito il processo al boss al 41 bis e l'amministratore giudiziario, chi è stato condannato e chi assolto
Reggono, al vaglio del giudice di primo grado, le accuse sulla gestione dell’impresa Bellinvia, storica azienda di smaltimento e vendita rottami a Barcellona Pozzo di Gotto facente capo alla famiglia Ofria. La giudice per l’udienza preliminare Alessandra Di Fresco ha deciso condanne per tutti, chiudendo il processo abbreviato col riconoscimento dell’ipotesi della Direzione distrettuale antimafia che gli affari continuavano a essere gestiti dal boss Salvatore Ofria attraverso i familiari, malgrado fosse e in carcere e malgrado lo “sfascio” fosse stato sequestrato, confiscato e affidato all’amministratore giudiziario, ritenuto loro complice.
Nomi e condanne
Ecco il verdetto: 16 anni per Salvatore Ofria, oggi detenuto al regime del carcere duro “41 bis”, 15 anni e 2 mesi al fratello Domenico, 14 anni ed 1 mese a Giuseppe Ofria (per loro disposta anche la libertà vigilata per 3 anni), 9 anni e 4 mesi Angelo Munafò, 9 anni Luisella Alesci, 8 anni e 10 mesi a Paolo Salvo; 4 anni e 5 mesi a Salvatore Crinò, Natale Antonino De Pasquale, Andrea Fabio Salvo, Tiziana Foti, Carmelo Ofria; 2 anni e 8 mesi a Francesco Siracusa e Salvatore Scarpaci. La Giudice ha scagionato Chiara Ofria, assolta per non aver commesso il fatto, ed ha riconosciuto il risarcimento alla parte civile. Disposta la confisca di quel che era stato confiscato.
L’inchiesta della Polizia
Gli arresti risalgono a gennaio 2024, dopo mesi di indagini della Questura di Messina e la direzione centrale anticrimine di Roma che, con intercettazioni ambientali e video appostamenti, hanno seguito da molto vicino gli affari all’interno dell’impresa, scoprendo che i dipendenti avevano creato un “fondo nero” sottratto agli incassi, nascosto all’amministrazione giudiziaria.
Il ruolo dell’amministratore giudiziario
Ombre anche sul ruolo dell’amministratore nominato dal Tribunale, il commercialista e presidente dell’Ordine di Catania Salvatore Virgilitto, in attesa di sentenza per concorso esterno in associazione mafiosa. Intercettando i colloqui in carcere tra il boss e la famiglia gli investigatori hanno scoperto che il boss da dietro le sbarre continuava ad avere l’ultima parola anche sugli affari di famiglia già posti sotto la custodia del professionista nominato dal Tribunale.
Partita non ancora chiusa
Al caso hanno lavorato l’aggiunto Vito Di Giorgio, oggi in servizio a Palermo, e i colleghi della Dda Francesco Massara, Antonella Fradà e Fabrizio Monaco che, insieme al procuratore capo Antonio D’Amato, avevano sollecitato pene severe. Richieste accolte quasi in toto dalla Giudice di Fresco, che ha disposto pene finali poco più basse di quelle richieste, per i personaggi chiave. Adesso gli avvocati Pinuccio Calabrò, Tindaro Grasso, Antonino Pirri, Giuseppe Cicciari, Francesco Scattareggia, Massimo Alosi, Tino Celi, Giuseppe Lo Presti, Salvatore Silvestro, attendono il deposito delle motivazioni per valutare l’eventuale ricorso in appello.
