Resa dei conti post referendum? Le reazioni allo stop del CdM ai ristori regionali per i danni del ciclone Harry
Per il Governo regionale si tratta soltanto di un “aspetto tecnico” che non frena i ristori. Per le opposizioni è la “purga” governativa per chi non ha garantito il risultato al referendum giustizia, che colpisce anche la Sicilia e in particolare l’alleato Schifani. Si apre lo scontro politico dopo l’impugnazione, da parte del Consiglio dei Ministri, della legge regionale che stanzia i fondi per coprire i danni alle imprese colpite dal ciclone Harry, quindi destinate soprattutto alla zona jonica del messinese, maggiormente danneggiata.
Palermo minimizza: “Fondi non a rischio”
Palazzo d’Orlans ridimensiona e spiega che l’impugnativa riguarda esclusivamente un aspetto tecnico legato al Durc e non mette a repentaglio i 40,8 milioni di euro. Il ministero del Lavoro, competente in materia, avrebbe sollevato il rilievo nell’ambito delle norme su previdenza sociale e concorrenza si tratterebbe di una questione circoscritta, già oggetto di interlocuzione tra Regione e Stato. Nelle interlocuzioni, spiega il Governo regionale, lo stesso ministero avrebbe aperto ad una deroga specifica sul Durc all’interno del decreto-legge nazionale sugli aiuti per l’emergenza, oggi all’esame del Parlamento per la conversione.
Germanà: “Opposizioni scambiano lucciole per lanterne”

“Riguardo all’impugnativa le opposizioni scambiano lucciole per lanterne – dice il senatore della Lega Nino Germanà – C’è già una norma proposta dal governo nazionale, richiesta anche dal governo Schifani, al decreto legge 25 in fase di conversione che prevede la deroga al Durc, oggetto dell’impugnativa odierna. I Cinquestelle, anziché buttarla in caciara potevano informare meglio i loro colleghi dell’opposizione siciliana. Così invece appaiono come quelli che la sanno lunga ma rimediano una figuraccia agli occhi degli stessi esponenti siciliani di minoranza. Sugli aiuti alle tre regioni colpite da eventi meteorologici calamitosi, Sicilia, Sardegna e Calabria, c’è la massima attenzione e disponibilità del governo Meloni a concedere gli aiuti necessari e concordati con le Regioni”, conclude il segretario regionale della Lega in Sicilia.
Musolino (Iv): “Schifani cialtrone”

Il polverone su Schifani da parte delle opposizioni si alza subito: “La cialtronaggine di Schifani e della sua giunta è talmente evidente che perfino un governo amico come quello di Giorgia Meloni non può fare a meno di bacchettare la Sicilia e impugnare la legge regionale sui ristori alle imprese vittime del ciclone Harry. Già i 40 milioni stanziati da Roma non sono molti. Se si fanno anche pasticci sul Durc siamo al ridicolo”, dice la senatrice Dafne Musolino, vicecapogruppo al Senato di Italia Viva. “Contributi e deroghe fuori dai limiti di legge si traducono in privilegi inaccettabili. Non comprendere che la legislazione emergenziale non si può tradurre in legislazione anticostituzionale conferma l’alto grado di incapacità del governo regionale. Inoltre si genera l’incognita: che ne sarà dei contributi già erogati per quei soggetti che non potranno esibire un Durc regolare? E che ne sarà della concessioni balneari per le quali la Regione aveva previsto di rinunciare ai relativi canoni? Una sola cosa è certa: alla Regione Siciliana regna un governo di incapaci!”, affonda l’esponente messinese.
Pd: “Territori abbandonati ma sfilano per il Ponte”

Per il Partito democratico messinese i territori sono stati “abbandonati” dal Governo nazionale. Secondo il segretario provinciale Armando Hyerace, l’esecutivo avrebbe scelto “lo scontro istituzionale invece del confronto”, fermando di fatto risorse considerate fondamentali per imprese e famiglie già provate dall’emergenza. Mentre i ristori restano congelati il centrodestra sfila per un’opera lontana e non urgente”, fa notare il Pd sottolineando la coincidenza con la sfilata per il sì al Ponte sullo Stretto di Messina. In occasione della manifestazione era inizialmente previsto un incontro con la stampa del Ministro Matteo Salvini, leader della Lega – che ha proposto l’impugnazione della legge regionale – annullato a ridosso del Consiglio dei ministri.
M5Stelle: “Pulizie di primavera di Meloni”
Il Movimento 5Stelle parla di “Un atto gravissimo che dimostra quanto le reali emergenze dei cittadini siano importanti per Meloni quando si spengono i riflettori sulle urne, soprattutto se l’esito non è quello auspicato”, dice la senatrice siciliana Dolores Bevilacqua. “Altro elemento di enorme gravità – è l’incapacità del governatore Schifani, che evidentemente nemmeno parla col governo nazionale per concordare interventi vitali e non commettere errori nel prevedere gli aiuti economici per famiglie e imprese in ginocchio per i danni del ciclone Harry e che ancora una volta vengono abbandonate alle loro difficoltà”, dichiara Nuccio Di Paola, coordinatore regionale del Movimento.
La Vardera: “Schifani protesti”
“È curioso che a qualche giorno dal Referendum – commenta il deputato regionale e leader di Controcorrente Ismaele La Vardera – dopo il No ha stravinto in Sicilia, il Consiglio dei Ministri impugna una legge fondamentale, votata ad unanimità dal Parlamento siciliano. Un chiaro segnale da Roma e dalla premier Giorgia Meloni che, non riuscendo più a tenere i suoi in riga qui in Sicilia, visto che proprio pezzi importanti del centrodestra siciliano dicono che la stessa maggioranza si è disinteressata del Referendum. Qui Schifani però non può non farsi sentire e attui lo stato siciliano e vada a discutersi la questione direttamente al Consiglio dei Ministri. Non possiamo soprusi e ritorsioni da Roma perché la democrazia e i siciliani hanno deciso di difendere la costituzione”.
ScN: “Piove sul bagnato”

“Siamo su Scherzi a parte – esordisce in un post social l’esponente di Sud Chiama Nord Giuseppe Lombardo – Piove sul bagnato, non c’è detto più appropriato per questa circostanza. Adesso si vedrà cosa risponderà il governo regionale, quali profili saranno superabili o meno, che nel caso non fossero superabili, bisogna cambiare la norma in aula altrimenti si andrebbe davanti alla Corte che, se accogliesse i profili sollevati dal governo nazionale, tutti gli effetti prodotti dopo la pubblicazione della norma stessa decadrebbero”
