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Traffico di migranti e droga: Messina diventa il centro di coordinamento della fascia orientale

Veronica Crocitti

Traffico di migranti e droga: Messina diventa il centro di coordinamento della fascia orientale

venerdì 11 Settembre 2015 - 11:40
Traffico di migranti e droga: Messina diventa il centro di coordinamento della fascia orientale

Ecco quali sono le fasi che si susseguono immediatamente dopo l’individuazione di un barcone carico di disperati, in mezzo al Canale di Sicilia.

“Il Canale di Sicilia è un crocevia di traffici criminali differenti che spaziano dalle organizzazioni transnazionali che lucrano sulle vite dei migranti al via vai di tonnellate di stupefacenti. Si tratta di traffici che tengono impegnate tutte le unità aeronavali della Guardia di Finanza, costantemente”. Ha esordito così il Generale di Divisione Ignazio Gibilaro, Comandante Regionale della Gdf, nell'inaugurare l’elevazione al rango della Sezione Operativa Navale di Messina che, da oggi, assumerà le funzioni di centro gravitazionale di comando e controllo di tutta la fascia orientale della Sicilia.

Una riorganizzazione delle basi navali di tutte le province regionali che si è resa necessaria proprio per l’intensificarsi, negli ultimi anni, dei traffici illeciti marittimi. “Nel Canale di Sicilia, la Guardia di Finanza svolge diversi compiti”, ha affermato Gibilaro ricordando che, quello principale, è di certo l’azione di salvataggio delle vite umane. “La vita umana prevale su tutto ma, una volta che questa viene salvaguardata, il nostro personale esercita la sua altra funzione fondamentale, ossia quella di polizia giudiziaria in mare”.

Contrasto alla criminalità, dunque, ma soprattutto contrasto ai trafficanti di esseri umani, ai mercanti di morte. “Non appena giungono i segnali di emergenza, le nostre unità navali si attivano subito, insieme a quelle di Frontex, per individuare scafisti ed organizzazioni criminali transnazionali che lucrano sulla disperazione della gente e dei migranti”. In un momento in cui l’attenzione del mondo è massima attorno all’area del Mediterraneo, il generale Gibilaro ha spiegato quali sono le fasi che si susseguono immediatamente dopo l’individuazione di un barcone carico di disperati, in mezzo al mare.

“In ogni unità navale Frontex, vi è a bordo un ufficiale della Guardia di Finanza. Questi, non appena raggiunti i barconi, chiama il Comando Operativo a terra e, immediatamente, si attiva il GICO, ossia i Gruppi di Investigazione sulla Criminalità Organizzata, delegati dalle varie Procure Distrettuali Antimafia competenti”, ha spiegato il Comandante. Una volta saliti a bordo, vengono avviate le indagini con sequestri di cellulari, computer e tutto il necessario per individuare scafisti e mercanti di uomini. “Solo così, una volta giunti nei Porti, è possibile concentrarsi esclusivamente sull’accoglienza dei sopravvissuti ed attivare tutti i meccanismi necessari”, ha continuato Gibilaro.

L’intensificarsi dei traffici ha reso necessaria una rimodulazione dell’assetto organizzativo dell’intera Sicilia. Accanto alla “storica” Stazione Navale di Palermo, si aggiunge ora la neo Stazione Navale di Messina. L’obiettivo è quello di garantire un migliore supporto a livello di sorveglianza aeromarittima, tutela dell’ambiente marino e del demanio, tutela del patrimonio storico ed archeologico, vigilanza contro le frodi, repressione della circolazione di capitali. “Il Canale di Sicilia non è solo traffico dei migranti – ha concluso il Generale – ma anche traffico internazionale di droga”. Soltanto nell’ultimo anno e mezzo, la Guardia di Finanza ha intercettato e sequestrato 9 navi che trasportavano, complessivamente, più di 120 tonnellate di stupefacente. “E’ questo l’obiettivo che ci poniamo da sempre – ha chiosato Gibilaro – essere il presidio di una frontiera che non è solo nazionale, ma anche europea”. (Veronica Crocitti)

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