I baffi di Angelica. Una paladina, un’attrice, una donna,un essere umano contraddittorio. - Tempo Stretto

I baffi di Angelica. Una paladina, un’attrice, una donna,un essere umano contraddittorio.

Tosi Siragusa

I baffi di Angelica. Una paladina, un’attrice, una donna,un essere umano contraddittorio.

giovedì 02 Maggio 2019 - 08:24
I baffi di Angelica. Una paladina, un’attrice, una donna,un essere umano contraddittorio.

La genesi della mise en scene dei Magazzini del Sale è da ricondurre al workshop internazionale “Trasformatorio”, che a Giampilieri, nell’aprile della scorsa annata, sotto l’egida di Federico Bonelli, ha operato attivando una nutrita rete di collaborazioni artistiche internazionali, con baricentro nella nostra città. E così, con la competente direzione dello stesso F. Bonelli, Rosaria Sfragara/Angelica si è esibita con padronanza e forte presenza scenica (in ciò favorita dalle belle fattezze e dai costumi di scena, quasi una nera armatura) incarnando con sapiente maestria una personalità da sfidante, che propugna fortemente la sua volontà di essere al di là di conferme e riconoscimenti esterni. Si mette – e mette – continuamente alla prova Angelica/Rosaria, accende i conflitti per domare gli avversari, siano essi pupari, paladini, registi, non conosce la docilità, e i baffi che porta con disinvoltura sono volti a rappresentare il suo essere al di là di forzature “di genere”. Un’autentica combattente, ardente e viva, un pupo/femmina che i fili (degli altri)vorrebbe muoverli, e non accetta di essere comandata, che in un acceso monologo (che appare quasi un flusso di coscienza) imperniato sul potere e sulle scelte quasi sempre dettate dalle convenienze o da legami inscindibili, ha avvinto gli spettatori. Particolarmente intense le musiche – sovente in verità meri tocchi strumentali – dell’olandese Hans (ko)Visser, per puntualizzare le dissonanze dell’esistenza. La scena, davvero spoglia, si è avvalsa di un disegno, su un pannello poggiato su seduta, ove il musicista si è anche esibito a vista, nell’incipit della rappresentazione, nella coloritura di alcune immagini. Ha avuto il sapore della ricerca e dell’esperimento – a partire dallo script intrigante del’artista messinese Mosè Previti, noto in città e non solo anche quale critico d’arte – questo nuovo appuntamento della rassegna che sta volgendo al termine (si attendono ancora la piece del 11 e 12 maggio e quella, a conclusione della masterclass, del 7, 8 e 9 giugno) ed è stata contrassegnata da poliedricità delle scelte, impegno e approfondimento.

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