I “Mustang N. 5” tra speranza e riflessioni sociali - Tempostretto

I “Mustang N. 5” tra speranza e riflessioni sociali

Pierluigi Siclari

I “Mustang N. 5” tra speranza e riflessioni sociali

martedì 12 Febbraio 2019 - 07:45
I “Mustang N. 5” tra speranza e riflessioni sociali

Formatisi nel 2012, dopo essere entrati in contatto grazie alla frequentazione degli stessi ambienti musicali, i “Mustang N. 5” hanno trovato con l’attuale formazione – Puccio Basile, voce, testi e musiche, Marco Occhipinti, chitarra, Diego Manualdi, batteria, Danilo De Matteo, chitarra, Massimiliano Mantineo, basso e cori – la solidità per realizzare il loro primo EP, intitolato O va bene o va male.

L’opera, che contiene sette tracce, è stata pubblicata lo scorso 27 dicembre e si può trovare su tutte le piattaforme musicali. I componenti del gruppo, di età diverse, che vanno dai ventisei anni di Massimiliano Mantineo ai cinquantuno di Diego Manualdi, condividono gusti musicali e non solo: “Il nostro è un Rock ispirato ai grandi del genere, soprattutto statunitensi, ma con testi italiani attraverso cui raccontiamo ciò che ci sta a cuorespiega il vulcanico Puccio Basile, Il filone portante del nostro primo EP è senza dubbio la speranza, brani come O va bene o va male, che dà il nome alla raccolta, o Parla piano, sottolineano l’importanza di non mollare, di non arrendersi di fronte alle difficoltà. Ma c’è anche la riflessione su tematiche sociali, con Tra le righe mi sono concentrato sul momento storico che stiamo vivendo”.

Copertina dell'EP "O va bene o va male"

“Si va dal generale al particolare, dal nazionale al localeaggiungono a riguardo Danilo De Matteo e Diego Manualdi, “L’intero Paese è stato maltrattato da vari governi che si sono susseguiti, e questo si riflette, a nostro avviso, anche sulla nostra città”.

Di un tema sociale parla anche il brano Irene, primo video ufficiale dei “Mustang N. 5”: “La canzone racconta di una ballerina, interpretata da Sarah Lanza, che ha la “colpa” di amare una persona del suo stesso sessospiega Puccio Basile, “Sappiamo tutti come sull’argomento ci siano ancora numerosi tabù, ma come dicevamo prima l’EP porta avanti la speranza, ed ecco che la protagonista troverà nel fuoco sacro della passione per la danza la forza per affrontare i pregiudizi e presenterà la propria amata ai genitori”.

Il cantante ci racconta anche la scelta del nome del gruppo, e anche qui ritroviamo la già citata speranza: “Stavo attraversando un brutto periodo e, anche se per fortuna non si trattava di niente di particolarmente grave, ho dovuto trascorrere del tempo da allettato. Mi sono trovato a immaginare una macchina che percorreva la “Route 66”, famosa strada americana, probabilmente ispirato dal video Scar Tissue dei Red Hot Chili Peppers, e in quella macchina che sfrecciava vedevo dei buoni auspici. Da lì la scelta dell’auto, e in più credo che il numero cinque abbia anche diversi significati positivi per noi, il più importante ovviamente è che siamo proprio in cinque a comporre il gruppo”.

Puccio Basile non ha dubbi su quale sia il lato più bello del mestiere: “Esibirsi dal vivo davanti al pubblico trasmette delle emozioni che altrimenti non si potrebbero provare. Il nostro è un Rock senza fronzoli, con il sapore tradizionale di strumenti e voce senza ritocchi di vario tipo”. “Durante i concerti eseguiamo solo nostri braniaggiunge Marco Occhipinti, “Per questo, a differenza delle cover band, non possiamo esibirci ogni settimana o addirittura più spesso negli stessi luoghi. Il nostro calendario prevede infatti, su Messina, un concerto al mese: l’ultimo è stato presso “Il Molo 2.0”, mentre il 13 marzo saremo al “307”. Grazie alla vena creativa di Puccio, molto prolifico nella stesura di nuovi brani, durante i concerti possiamo proporre una scaletta di circa venti pezzi, e siamo molto soddisfatti del pubblico che si segue”.

I progetti futuri dei Mustang N. 5 riguardano l’incisione di un nuovo album e la possibilità di esibirsi nel resto d’Italia e anche all’estero, dove la band ha già dei contatti. Diego Manualdi confida anche il sogno di suonare a Sanremo, venendo bonariamente preso in giro dagli altri componenti del gruppo. Battute a parte, l’argomento sanremese ci porta a discutere di un altro, ormai saldamente legato al noto Festival, cioè quello dei talent: “Sono d’accordo con Red Ronnie che li accusa di stare uccidendo la musica” dice Puccio Basile. “Questi programmi hanno l’obiettivo di tirare fuori dei prodotti dei prodotti preconfezionati, che otterranno buone vendite ma con pochi, o nulli, contenuti artistici. Spesso, infatti, i vincitori sono ragazzi preparati dal punto di vista vocale, ma ancora acerbi dal punto di vista della personalità, e non sono ancora in grado di realizzare musica propria, ma solo ciò che le case discografiche realizzano, come dicevamo sopra, su misura per loro con l’obiettivo di vendere tot copie. Lo stesso Red Ronnie li definisce infatti interpreti da karaoke più che artisti”. “Questi programmi sono più concentrati sulle narrazioni” aggiungono Marco Occhipinti e Danilo Di Matteo “che sul lato musicale, si parla più delle storie dei protagonisti, dei loro familiari e dei loro look che di accordi e arrangiamenti”. Sul punto concorda anche Diego Manualdi, che però ricorda come oggigiorno per chiunque sia difficile ottenere attenzione, e ogni vetrina può essere importante.

Prima dei saluti i “Mustang N. 5” ci tengono a ringraziare chi li supporta nelle proprie produzioni: il maestro Umberto Bonasera per gli arrangiamenti; Lillo Guerrera per registrazioni e mixaggio; Antonio Grasso per video e grafica e Elio Briguglio di Life Solution, e naturalmente a ricordare il proprio motto: Tirare fuori i sogni e andare avanti nonostante tutto e tutti.

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