"Il cambiamento che auspichiamo è nelle nostre mani" - Tempo Stretto

“Il cambiamento che auspichiamo è nelle nostre mani”

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“Il cambiamento che auspichiamo è nelle nostre mani”

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lunedì 13 Maggio 2019 - 09:31
“Il cambiamento che auspichiamo è nelle nostre mani”

Riflessione in vista delle elezioni del 26 maggio

Di seguito la riflessione sull’attuale situazione politica di Pino Currò, scrittore e coordinatore delle associazioni del tavolo per l’autismo.

“Di fronte alla escalation mediatica del governo gialloverde, allo stillicidio giornaliero di scontri impensabili per due alleati che stanno dentro lo stesso esecutivo, che vengono poi da ambedue puntualmente smentiti. Di fronte a tali enormi contraddizioni occorrerebbe veramente un sollevamento di popolo.

Nella vicina Francia è avvenuto per molto meno. L’italiano è fatto di altra stoffa. Almeno avrebbero dovuto moltiplicarsi le assemblee, i convegni, le proteste del popolo progressista, non dico di sinistra, poiché questa è una entità che stenta a riemergere. Troppo eterogenea. Forse bisognerà pensare ad altre aggregazioni. Intanto la stanchezza, la disillusione è tale che l’opposizione, prima ancora che politica, presente nella società civile, stenta ad emergere.

È una società paralizzata, che non ha più fiducia in se stessa perché non sa intravedere una speranza di cambiamento, che la veda protagonista attiva, poichè non affidato, una volta per tutte, ad altri. Una società che non prospetta un futuro per i propri figli è destinata a morire. Questi saranno schiacciati, prima ancora che dall’enorme debito pubblico che erediteranno, dal colpevole disimpegno, dal vuoto assoluto, dalla mancanza di idee trainanti dei loro padri.

Mi auguro che le differenze sempre più marcate, che vanno emergendo tra i due partiti che governano, siano reali e non di facciata. Se si dovessero dissolvere per incanto dopo le elezioni, ancor di più la gente ingannata dovrebbe fare di tutto per smascherarli. Oltre il danno la beffa. Allora perché aspettare tale scadenza?

L’italiano, che ha visto sfilare sotto i propri occhi impunemente le stagioni più strampalate, più controverse, passando impunemente da un indirizzo politico all’altro, sembra cedere in tali circostanze, alle tentazioni autoritarie e di intolleranza. Succede sempre nei momenti in cui la crisi è più cocente. Come a dire: dopo il rifiuto  espresso verso i governi precedenti, visto che abbiamo attribuito la maggioranza assoluta a chi ora esercita il potere, non possiamo più sopportare una ulteriore delusione, che viene così vissuta come una pesante sconfitta.  Tutta nostra,  prima ancora che dei due partiti in questione. Così si pensa : dopo di loro il buio.

A questo punto il ruolo della cultura, degli intellettuali, di coloro che a vario titolo possono risvegliare le coscienze, perché non schierati da una parte, bensì a favore di un interesse superiore, diventa fondamentale. Solo la memoria storica ci può salvare dalla tirannia che può emergere sotto varie forme. A cominciare dalla invadenza dei social media. E incidere sulle tentazioni a cedervi che albergano, culturalmente, da secoli, dentro di noi. Italiani brava gente. Ma tanto fragili. E altrettanto predisposti a cambiare bandiera.

Intanto si può sperare che emergano, se non si è ancora toccato il fondo, le parti sane della società civile, quelle che non si  rassegnano, che sono di vario orientamento politico, e che si riconoscono sia nella maggioranza che nell’opposizione, per controbattere, ma sul serio, le varie forme di derive autoritarie, lesive della dignità umana, che stanno violentemente emergendo.

Nessuno può sottrarsi a questo compito. Nella maggioranza di governo, per smascherare i falsi profeti, a costo di fratture insanabili, in quanto avviene su valori non mediabili. Nella opposizione, per apparire credibili, nell’essere portatori di nuove speranze. Se queste appartengono a tutti e tutti i partiti se ne sentono portatori, soprattutto  coloro che detengono il potere reale, le potranno far emergere nelle forme migliori e non aspettare che siano gli altri  a denunciare le manchevolezze. A ciascuno il suo.

Allo stato attuale, Papa Francesco sembra l’unica voce che, con forza, senza tentennamenti, con continuità grida nel deserto.

Pino Curro’

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