Servono interventi strutturali lontano dalla logica dell'emergenza. Il cambiamento climatico e la fragilità dei territori non sono un'opinione
di Marco Olivieri
Dalla qualità della ricostruzione dopo il disastro dovuto al ciclone Harry nel Messinese e in Sicilia si capirà se la lezione è stata appresa. Servono interventi strutturali in territori così fragili. E lontano dalla logica dell’emergenza. Il cambiamento climatico non è un’opinione. E occorre agire con una visione lungimirante, aperta al futuro di queste zone. Una volta risolta l’immediatezza dell’intervento, governi nazionale e regionale, a stretto contatto con i sindaci, devono trovare soluzioni che tengano conto delle devastazioni di questi anni provocate da fenomeni naturali per troppo tempo ignorati. Ecco perché gli effetti della violenta mareggiata è una sveglia per tutta la classe politica.
Ha osservato ieri su Tempostretto l’esperto meteo del Comune di Messina Daniele Ingemi: “Questa mareggiata del 2026 non è un episodio isolato ma un evento avvenuto in nuovo clima, dove preesistono delle condizioni di base che possono intensificare i cicloni mediterranei e eventi estremi (fenomeni temporaleschi). Le coste siciliane, vulnerabili, per la loro esposizione e la mancanza dei sistemi dunali che un tempo esistevano su questi litorali, necessitano di interventi urgenti, come ripascimenti sabbiosi e opere di ingegneria naturalistica che possano ripristinare quegli ambienti costieri naturali, che un tempo ammortizzavano l’energia di queste tempeste. Le previsioni accurate, come quelle emesse prima dell’evento, hanno permesso di mitigare alcuni danni. Ma la forza della natura ha dimostrato i limiti umani. Studi futuri su interferenze ondose e fetch (zona di mare in cui il vento spira con intensità e direzione costante, n.d.r.) potrebbero aiutare a prevedere meglio questi “mostri marini”, salvando vite e infrastrutture”.
Cura dei territori e prevenzione: un progetto politico
Impazzimento climatico, dissesto idrogeologico, eventi estremi come alluvioni e mareggiate, erosione costiera, terremoti: la prevenzione passa dall’attenzione a questi elementi chiave che turbano il sonno di tutti gli amministratori responsabili. Ecco perché i segnali di questi anni non possono essere lasciati a una politica incapace di una nuova progettualità. Serve uno sguardo capace di avere una visione lungimirante, davvero aperta al futuro.
Infrastrutture, servizi e cura del territorio, al sud e non solo, sono una priorità. Un progetto politico necessario. E i disastri di ieri e di oggi ce lo ricordano. La classe politica capirà la lezione? La campana è suonata da tempo.
