"Ci si può concentrare solo sulla gestione amministrativa senza valori politici di riferimento?". L'analisi e gli interrogativi posti dal professore Bottaro
MESSINA – Una riflessione sulla situazione politica dopo gli esiti delle amministrative a Messina. Dal professore Giuseppe Bottaro, ordinario di Storia delle dottrine politiche dell’Università di Messina, riceviamo e pubblichiamo.

L’indiscutibile vittoria ottenuta nelle recenti elezioni amministrative del 24 e 25 maggio ha consentito a Cateno De Luca di riuscire ad attuare il suo piano strategico perseguito negli ultimi cinque anni con costanza e senza grandi opposizioni. Vale a dire provare a distruggere gli schieramenti di centrodestra e centrosinistra a Messina, sferrando un colpo durissimo alla politica tradizionale.
D’altra parte, quello che si è verificato nell’ultimo lustro nella nostra città sembra essere tutto ciò che il sindaco di Taormina e i suoi seguaci sostengono da tempo: noi non siamo interessati a una collocazione politica e ideale nelle fondamentali categorie di destra, sinistra o centro, ma miriamo esclusivamente all’amministrazione delle città, come in futuro della Regione siciliana.
Una chiara repulsione rispetto alla volontà di fare scelte importanti per i cittadini e per la comunità attingendo e ispirandosi ad autentici valori e principi di riferimento.
L’esperimento deluchiano di mettere in crisi i tradizionali contenitori politici pare essere perfettamente riuscito non senza la complicità, comunque, della classe dirigente degli stessi partiti che sembra avercela messa tutta, con le azioni e con le incomprensibili prese di posizione, nello sforzo di riuscire ad assecondare i desiderata del leader di Sud chiama Nord.
Nel centrodestra è clamoroso, infatti, il risultato di un partito come Forza Italia che ha “raggiunto” il 3,5%, percentuale fino a qualche anno addietro semplicemente impensabile.
La disfatta degli schieramenti tradizionali a Messina: centrodestra e centrosinistra in tilt
Allo stesso modo, non possono di certo festeggiare sia la Lega, che è riuscita a superare per pochissimo la soglia del 5%, sia il più importante partito di governo (Fratelli d’Italia) guidato dalla presidente del Consiglio, che sta raggiungendo il record di longevità al potere e che ha “svettato” dall’alto del suo quasi 8%.
Trattare il versante del campo largo del centrosinistra potrebbe essere come sparare sulla Croce Rossa. Il Partito democratico è sembrato quasi accontentarsi di un misero 8% in considerazione del fatto che i 5 Stelle, non soli ma in compagnia, hanno a malapena raggiunto il 3% e gli altri partiti minori, da Avs a Italia Viva, non sono nemmeno pervenuti.
A un anno dalle elezioni nazionali e regionali la situazione degli attuali partiti di governo e di opposizione appare a Messina francamente desolante.
L’assunto fondamentale è, naturalmente, quello che in una sana democrazia i cittadini che si esprimono liberamente nelle competizioni elettorali hanno sempre ragione. Quel che resta da capire è se il rivendicato modello Messina, una gestione puramente amministrativa della cosa pubblica, che vuol fare a meno delle scelte politiche fondamentali, sia esportabile anche a livello regionale.
A quel punto ci ritroveremmo sia come messinesi sia come siciliani nella condizione di cittadini che potrebbero dover rinunciare a valori e principi sul modello di comunità da edificare e a scelte strategiche fondamentali sull’idea di sviluppo dell’isola. Ma
costretti a scegliere semplicemente un sistema di pura gestione dell’attualmente sconclusionata e farraginosa macchina amministrativa della Regione, sperando che questo diventi almeno il primo passo verso una quasi insperata modernizzazione.
Sembra ormai che i cittadini vogliano chiedere molto poco alla politica, ma si sa viviamo tempi difficili.
Giuseppe Bottaro

“Un sistema di pura gestione”? Vi manca la partita doppia. Che cos’è questo il seguito della narrazione?
Mala tempora currunt…..