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La storia di Jonis, il “genio ribelle” che vive per il gol

fabrizio berte

La storia di Jonis, il “genio ribelle” che vive per il gol

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martedì 22 Giugno 2021 - 07:00

Calabrese, ma di origini marocchine, Jonis Khoris è figlio di un venditore ambulante. E con i suoi gol ha trascinato il Biancavilla. La sua parola d'ordine? Sacrificio. E proprio umiltà, onestà, rispetto e spirito di sacrificio sono i valori che ha ereditato dalla sua famiglia e che adesso trasmette alla sua piccola Vittoria.

Era il 17 gennaio del 2008 quando quel ragazzone dal fisico statuario e col sorriso sornione, a soli 18 anni, fece il suo esordio in Coppa Italia, a “San Siro”, con la maglia della Reggina, contro l’Inter di Roberto Mancini. Oggi, Jonis Khoris, classe 1989, difende i colori del Biancavilla, formazione che milita nel girone I del campionato nazionale di serie D. A 31 anni, l’attaccante calabrese, di origini marocchine, ma siciliano d’adozione, è in cerca di riscatto. Consapevole che la vita non sempre con lui è stata generosa: «Non ho avuto un’infanzia facile. Mio padre si chiamava Mohammed ed era marocchino – racconta – ma tutti in Calabria lo chiamavano Franco. Lui era un ambulante, vendeva cd, e si alzava ogni mattina alle 4. Mia mamma, invece, si chiama Adriana, ed è calabrese, di Monasterace. Ha fatto salti mortali per crescere me e i miei fratelli. Io ero un bambino piuttosto ribelle, sono nato a Siderno e ho iniziato a giocare a pallone per strada, tra le vie di Roccella, il paese dove sono cresciuto». Jonis trascorreva interi pomeriggi sull’asfalto, e la sera, dopo che i suoi genitori andavano a letto, fuggiva di casa per andare a giocare con i ragazzi del quartiere, quelli più grandi, che facevano a gara per averlo con loro: «Fino a quando il prof. Pietro Pucci mi tolse letteralmente dalla strada, portandomi nella sua società. E fu per me una svolta». Khoris a 11 anni giocava con i sedicenni, era un talento fuori dal comune, e la Reggina non se lo lasciò sfuggire: «Stagioni fantastiche nel settore giovanile amaranto, entrai anche in pianta stabile in nazionale under 17».

Khoris con la maglia della Reggina

Fino all’indimenticabile esordio in prima squadra, in Coppa Italia, contro l’Inter: «Giocai titolare contro il mio idolo Zlatan Ibrahimovic». Ma Jonis non sentì per niente il peso dell’esordio, e a quella gara seguirono le partite contro Cagliari e Udinese, sempre in Coppa Italia: «Ero talmente “fresco” che l’allora team manager Riccardo Bigon venne per tranquillizzarmi prima della partita con l’Inter, pensando che fossi teso, e rimase sorpreso quando mi vide mettermi il gel nei capelli. Tutti gli addetti ai lavori mi etichettavano come uno dei più grandi talenti emergenti in Italia, e dimostrai le mie qualità non solo nel florido vivaio della Reggina, ma anche nel settore giovanile del Genoa, dove passai un periodo bellissimo, anche se turbolento».

Jonis con i suoi ex compagni di squadra della Reggina

Ma poi qualcosa non andò per il verso giusto: «Ho fatto tanti errori e non sempre mi sono comportato da professionista. Ho perso il senso della famiglia e l’importanza del denaro. Da bambino non avevo niente, in quel momento avevo tutto, ma ho perso la cosa più importante: me stesso». Poi una serie di prestiti in serie C1 tra Vibonese, Ravenna, Barletta, Lucchese e Giulianova: «Ho avuto la fortuna di avere tanti ottimi allenatori, come Roberto Breda, che mi ha sempre trattato come un figlio. Ma sono uscito troppe volte fuori dai binari. Disputai una grande stagione con l’Hinterreggio, in serie C2, con Antonio Venuto in panchina, tanto che poi mi acquistò l’Empoli. Firmai un triennale e andai in prestito al Gavorrano in C1. Ma fu il periodo più brutto della mia vita, perché morì mio padre, dopo aver combattuto per anni con un male incurabile, soffrendo tantissimo. E io ho sofferto con lui». Da quel momento, ansie, paure e turbamenti travolsero Jonis: «Sono caduto in depressione. Una depressione durata quasi 6 anni. Cambiavo due squadre l’anno, non trovavo più me stesso, e tante volte ho pensato di smettere. Alternavo grandi prestazioni a periodi di buio totale. Non fu facile rialzarmi».

Khoris con il Gallipoli

Poi tanta serie D, tra Montalto, Roccella, Due Torri, Gallipoli, Castrovillari e Paternò, e qualche parentesi in Eccellenza con Sant’Agata, Locri, Siderno, Palazzolo e Corigliano. Ed oltre 80 gol in carriera: «Non so cosa mi abbia impedito di spiccare il volo, ma sicuramente io sono stato il peggior nemico di me stesso. Ho sofferto tanto anche la mancanza di una guida».

La rinascita di Khoris a Biancavilla

Oggi Khoris è maturato, grazie soprattutto alla sua compagna di vita, Nicoletta, e a un evento che gli ha stravolto positivamente la vita: la nascita della piccola Vittoria: «Lo scorso agosto sono diventato papà, e mia figlia è nata a Siracusa e si chiama Vittoria. Che sia di buon auspicio – dice sorridendo – Mia moglie è siracusana e ormai la Sicilia mi ha adottato». Il suo Biancavilla, intanto, ha raggiunto la salvezza. Grazie anche ai suoi 12 gol: «Il mio sogno è quello di tornare tra i professionisti – conclude Jonis – anche se non sarà facile. E poi mi piacerebbe allenare. Il mio passato mi ha segnato, così come gli errori che ho commesso. E so di avere tanto da dare e da insegnare ai più giovani. Intanto mi godo la mia piccola Vittoria, a cui cercherò di trasmettere i valori che mi ha insegnato la mia famiglia: umiltà, onestà, rispetto, e spirito di sacrificio».

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