Il quadro della vergogna entro il 2020 sarà rimosso dall'Aula di Palazzo Zanca - Tempo Stretto

Il quadro della vergogna entro il 2020 sarà rimosso dall’Aula di Palazzo Zanca

Rosaria Brancato

Il quadro della vergogna entro il 2020 sarà rimosso dall’Aula di Palazzo Zanca

domenica 10 Novembre 2019 - 07:57
Il quadro della vergogna entro il 2020 sarà rimosso dall’Aula di Palazzo Zanca

Entro il 2020 la rimozione dell'Allegoria di Messina restituita alla Spagna. Sarà sostituito con un'opera che renda onore alla città

Entro il 2020 il quadro della discordia, anzi, della vergogna, non campeggerà più nella parete dell’Aula consiliare di Palazzo Zanca.

La Sicilia ai siciliani

E’ la vittoria di una battaglia iniziata molti anni fa ed è quanto emerso dall’incontro che si è tenuto ieri al Comune, organizzato dall’associazione La Sicilia ai siciliani nel corso del quale è stato presentato il libro di Nino Principato sul quadro “Messina restituita alla Spagna”.

Lo schiaffo in Aula da 25 anni

In realtà questa storia non avremmo neanche dovuto raccontarla, perché solo in una città come la nostra, è potuto accadere che una fotocopia (per di più di non eccelsa fattura) di un quadro umiliante per Messina, campeggi nell’Aula che è il massimo organo di rappresentanza cittadina, dal 1994………

Ancor più paradossale è che alle reiterate richieste di rimozione si siano alzati nel corso degli anni muri burocratici o ideologici.

il quadro della discordia

Messina restituita alla Spagna

Che il quadro di Luca Giordano rappresenti Messina “restituita” (come un oggetto) alla Spagna dopo la sconfitta del 1678 non ci sono dubbi. Che nella gigantografia (l’originale è esposto al Museo del Prado) Messina sia raffigurata nuda, umiliata, ferita, in lacrime, presa a calci da un soldato non è un fatto marginale.

Nuda, umiliata, presa a calci

Quell’opera rappresenta la Messina che non è più indomita, ma sconfitta dopo la ribellione, tradita dai francesi, viene riconsegnata alla Spagna che la schiaccia, porta via tutti i privilegi (più di 1490), chiude il Senato, chiude la Zecca ( e la porta a Fiumedinisi), la spoglia di ogni dignità e la dichiara morta civilmente.

Offesa alla città

Un quadro che è uno schiaffo all’orgoglio dei messinesi ma che pure, probabilmente per incomprensione, è collocato nell’Aula consiliare da 25 anni. Non è neanche un quadro prezioso, trattandosi di una fotocopia. Ed infatti ormai è talmente sbiadito da sembrare color seppia.

La battaglia per la rimozione

Paradossalmente le battaglie portate avanti in questi anni sono cadute nel silenzio. Da Tanino Caliò a Piero Adamo, da Vento dello Stretto allo stesso Principato, in tanti hanno gridato l’indignazione ma per un quarto di secolo è rimasto lì.

La richiesta di Serena Giannetto

A non arrendersi nella nuova consiliatura è stata la consigliera comunale Serena Giannetto (M5s) che a dicembre 2018 ha presentato la richiesta di rimozione del quadro. A gennaio, in modo assurdo, la proposta della Giannetto, viene bocciata in commissione cultura con 4 no del centro destra e ben 6 astensioni.

Quello che dovrebbe essere una decisione presa a furor di popolo è diventata terra di battibecchi e dispetti tra liceali.

Un concorso d’idee

La querelle si ricompone nelle settimane successive e l’ufficio di Presidenza, con Cardile in testa, sposa la battaglia. Nel frattempo il presidente della Commissione cultura, Piero La Tona propone un concorso d’idee nelle scuole per individuare il soggetto del quadro che prenderà il posto dell’Allegoria e che sarà realizzato da artisti messinesi.

Arriviamo così a ieri, all’incontro promosso dall’associazione La Sicilia ai siciliani, che della difesa della nostra storia e identità ha fatto una “mission”.

Il recupero della memoria

Presenti il presidente del consiglio Claudio Cardile, l’assessore alla cultura Enzo Caruso, il presidente della commissione cultura Piero La Tona, Gianluca Castriciano per l’associazione La Sicilia ai siciliani e Nino Principato, che ha tenuto una vera e propria lezione di storia e di arte. Tutti insieme hanno tracciato un percorso che mira, attraverso la rimozione della gigantografia ad un recupero della memoria della nostra identità e nel contempo all’avvio di una stagione di rilancio.

In quest’Aula, incredibilmente, vengono gli alunni delle scuole e quell’immagine racconta di una città che non sa alzare la testa. Proprio ai giovani invece i relatori dell’incontro di ieri vogliono guardare con la certezza che solo dalla scoperta delle nostre radici si può essere più forti per cambiare il futuro.

Applausi per Messina

Affollata la sala consiliare e la decisione di procedere con la rimozione è stata scandita dai continui applausi come un gesto molto più che simbolico. E’ un’azione concreta per cambiare, per invertire la rotta rispetto al passato, per recuperare quell’orgoglio che ci ha resi indomiti e fieri.

De Luca: via il quadro in un anno

Il sindaco De Luca ha preso l’impegno d’inserire in bilancio le risorse necessarie per rimuovere entro il 2020 la gigantografia e sostituirla con un’opera che faccia onore a Messina, attraverso il concorso d’idee.

Il presidente La Tona, insieme alla consigliera Serena Giannetto ed al presidente del consiglio Cardile entro mercoledì porteranno il progetto all’attenzione degli uffici.

Il cronoprogramma

Siamo soddisfatti del cronoprogramma per la sostituzione della copia del quadro- commenta l’associazione La Sicilia ai siciliani– A brevissimo termine sarà depositata una proposta elaborata dalla Commissione cultura, riguardo un “concorso di idee”, presso la Presidenza del Consiglio, che provvederà a richiedere al Sindaco l’inserimento dei fondi necessari. Entro il 2020 la sostituzione avrà luogo. L’impegno preso dalle maggiori autorità della città in tema cultura ci dà la certezza che ciò che si prova a fare da decenni sarà fatto”.

Il ricavato del libro di Principato andrà all’organizzazione del concorso d’idee ed alla successiva opera.

Vittoria amara

E’ una vittoria amara. Ma è un inizio. Non avremmo dovuto lasciare un simile quadro nell’Aula della POLITICA, nell’Aula che ci rappresenta. Il silenzio di questi 25 anni e peggio, l’opposizione a chi ne chiedeva la rimozione, sono la prova di una Sindrome di Stoccolma che sembra essere diventata parte del nostro Dna. Dobbiamo curarci e guarire.

Rosaria Brancato

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Un commento

  1. Crocetta De Marco 10 Novembre 2019 11:13

    Adesso mi spiego perche Messina è considerata la città ” babba” dal resto d’Italia. Cosa insegnate ai giovani che portate a vedete il quadro. Dove sta il rispetto di se3e l’autostima che dovete coltivare nei giovani?

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