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Lucy Fenech: “L’area ex Sea Flight è demaniale. Il contenzioso col privato è cessato sei anni fa”

Marco Ipsale

Lucy Fenech: “L’area ex Sea Flight è demaniale. Il contenzioso col privato è cessato sei anni fa”

martedì 11 Agosto 2015 - 10:40
Lucy Fenech: “L’area ex Sea Flight è demaniale. Il contenzioso col privato è cessato sei anni fa”

La consigliera comunale ha ricostruito le vicende che ruotano intorno al “balcone” sullo Stretto di Capo Peloro. Tutti, amministrazione comunale in testa, parlavano di abbandono dovuto ad un contenzioso in corso. La Fenech ha, però, prodotto le carte che dimostrano il contrario. A fine agosto la pulizia dell’area, poi un evento per “riappropriarsene”. Ma bisogna già pensare ai progetti per la prossima stagione estiva

La sentenza è la numero 22441 del 22 ottobre 2009, pronunciata dalla Corte di Cassazione. La società Editoriale Centonove aveva avanzato ricorso contro l’Agenzia del Demanio e l’assessorato regionale al Territorio e Ambiente, accampando diritti sull’area ex Sea Flight, a Capo Peloro.

Ricorso respinto e fine della partita. Peccato che, a distanza di quasi sei anni, nessuno se ne fosse accorto. E’ la storia raccontata dalla consigliera comunale Lucy Fenech, dopo un certosino lavoro di inchiesta per ricostruire tutti i passaggi che hanno portato alla situazione attuale.

Tutto nasce dalla riorganizzazione viaria di Capo Peloro, attuata dall’amministrazione comunale a partire dallo scorso 15 luglio. Fino a quella data, infatti, proprio l’area ex Sea Flight era utilizzata come grande parcheggio adattato per i bagnanti diretti al mare del pilone. Il parcheggio, adesso, è quello delle Torri Morandi, un po’ più lontano dal mare ma collegato con una navetta e un servizio che sta soddisfacendo i più.

L’area ex Sea Flight, quest’anno libera dalle auto

Se, però, è vero che l’area ex Sea Flight, con una splendida vista sullo Stretto, non può essere adibita a parcheggio, è pur vero allora che deve essere utilizzata diversamente e non lasciata all’abbandono, così com’è adesso. L’amministrazione comunale aveva liquidato la questione troppo in fretta, dicendo di non poter far nulla a causa di un contenzioso in corso con un privato. Il contenzioso, invece, secondo quanto scoperto dalla consigliera Fenech, non esiste più da quasi sei anni, come detto.

LA STORIA

Il 20 febbraio 2002, l’amministratore unico della Editoriale 109 s.r.l., Vincenzo Basso, si aggiudica all’asta al prezzo di 155mila euro i “diritti litigiosi derivanti da un giudizio pendente tra la Curatela fallimentare della S.p.a. Seaflight e l’Assessorato Regionale al Territorio. Gli unici due offerenti furono Basso e il Comune di Messina. I diritti controversi consistono nella proprietà dei capannoni, con facoltà di rientrarne in possesso, smontandoli e rimuovendoli dalle aree demaniali e nel risarcimento del danno valutato in 100 milioni di lire, oltre a rivalutazioni ed interessi.

Nel 2002 il Comune di Messina chiede ed ottiene la concessione demaniale dell’area ex Sea Flight (12mila 118 metri quadrati), valida dal 1 settembre 2002 al 31 dicembre 2005, pagando un totale di 78mila 300 euro per i 40 mesi. “Come mai il Comune paga l’area che gestisce la Società Editoriale Centonove? – chiede la consigliera Fenech – E che benefici ha avuto il Comune da questo accordo?”.

Nel 2006 la società Centonove ottiene dei fondi regionali per un progetto di “Riuso dei manufatti ex Seaflight in località Capo Peloro” che prevedeva il recupero dell’area con un contributo di 809mila euro a fronte di un investimento totale di 1 milione 609mila euro.

Il termine del completamento dell’investimento era originariamente fissato al 31 dicembre 2007 e poi prorogato al 20 marzo 2009. Il 30 marzo 2009 l’Assessorato regionale al Turismo, Sport e Spettacolo comunica il procedimento di revoca dei contributi concessi poiché la ditta non aveva ottemperato entro i termini previsti per legge agli obblighi di rendicontazione. La società aveva avuto un’anticipazione di 405mila euro che viene definitivamente richiesta dalla regione nel 2010.

Un’altra convenzione tra Regione e società Centonove veniva stipulata il 3 maggio 2007 concedendo alla società 580mila euro per il progetto “Contenitore Culturale multifunzionale Capo Peloro”, con un’anticipazione di 116mila euro. Soldi richiesti indietro definitivamente dalla Regione che blocca il resto del contributo nel 2010.

Sempre nel 2006, l’Assessorato Regionale Territorio ed Ambiente dà all’Editoriale Centonove il nulla osta per la concessione sessennale di 14mila 300 metri quadri, composta dall’area di 12.118 metri quadri, più circa 2000 metri quadri su cui insiste il capannone di “proprietà” della società editoriale Centonove, che era stata precedentemente stralciata dalla concessione 266/2002. “Al Demanio, fino ad oggi – ricorda ancora la Fenech – non sono mai state versate dalla società Centonove le somme richieste dalla Capitaneria di Porto. Le ultime somme versate sono quelle del Comune di Messina per la concessione 266/2002. L’Editoriale Centonove, di fatto, non avendo versato le somme, non è mai stato titolare effettivo della concessione perché, per legge, l’atto di concessione, cioè la consegna effettiva del bene, si ha a seguito della registrazione della Corte dei Conti e del pagamento della prima rata del canone della concessione.

I CONTENZIOSI

La società Centonove ha portato avanti due contenziosi: uno sulla proprietà dei capannoni e l’altro sulla responsabilità della perdita di fondi regionali ottenuti per la riqualificazione dell’area ex Sea Flight.

E’ il focus della questione, di cui si parlava in apertura. La sentenza numero 22441/2009 della Cassazione rigetta il ricorso della società Centonove e stabilisce che anche i capannoni, essendo opere inamovibili, sono acquisiti dallo Stato, come previsto dall’articolo 49 del Codice Navale.

La società Centonove ha perso anche l’altro ricorso, questa volta al Tar, sulla perdita dei fondi regionali. “Nessuna condotta gravemente colposa – si legge nella sentenza del 26 marzo 2013 – è stata posta in essere dalle resistenti amministrazioni; è stata, di contro, la ricorrente a fare incautamente affidamento sul rilascio non già della vecchia concessione, ma sostanzialmente di un nuovo titolo relativo ad un’area parzialmente diversa e coincidente, nella specie, con quella oggetto di riperimetrazione effettuata dalla medesima ricorrente senza il coinvolgimento dei soggetti pubblici competenti e, in particolare, della Capitaneria di Porto”.

IL PRESENTE E IL FUTURO

“Ho chiesto a MessinAmbiente e Ato 3 di ripulire l’area – ha spiegato la consigliera – e mi hanno assicurato che verrà fatto nell’ultima decade di agosto. L’idea è quella di realizzare un grande evento, insieme alle associazioni attive sul territorio e alla VI circoscrizione, per consentire ai cittadini di riappropriarsi di questa bellissima area”.

Anche quando l’area verrà ripulita, però, rimarranno i resti dei capannoni e le opere murarie lasciate a metà, scenari di degrado in un “balcone” sullo Stretto: “Da subito – ha concluso Lucy Fenech – bisogna pensare ad un progetto per utilizzare al meglio l’area nella prossima stagione estiva. Ribadisco che è di proprietà del Demanio marittimo e dunque il Comune potrà chiederne la concessione, che ha un costo di circa 28mila euro all’anno. In base a quel progetto, si potrà pensare ad abbattere i resti oppure a vedere se è possibile recuperare qualcosa”.

(Marco Ipsale)

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