Sabato i funerali. Il ragazzo si è assunto le sue responsabilità davanti al giudice. Eco perché va in carcere
Messina – Non è più omicidio stradale ma omicidio volontario l’accusa contestata ad Alessandro Mondo, il 19enne arrestato dopo l’incidente di via Circuito a Torre Faro costato la vita alla 16enne Giulia Scimone.
Non è omicidio stradale, ecco perché
Il giovane era andato ai domiciliari ma dopo la convalida del fermo il giudice Salvatore Pugliese ha aggravato il capo di imputazione, che prevede come misura cautelare la detenzione in cella e non ai domiciliari. Contro di lui, in particolare, i video postati sui social che lo ritraggono ad effettuare diverse volte l’impennata su una ruota, per lunghi tratti e ad altra velocità, anche prima dell’impatto fatale della notte tra il 28 e il 29 giugno. In alcuni di questi Mondo compare in impennata anche nella tangenziale autostradale. Quanto basta perché il giudice per le indagini preliminari pensi all’omicidio volontario.
“Sono addolorato”
Il ragazzo, difeso dall’avvocata Antonella Pimpo, è comparso per l’interrogatorio di garanzia. Ha risposto a tutte le domande del giudice assumendosi le sue responsabilità e mostrandosi addolorato per l’esito tragico dell’incidente. Sempre oggi è cominciata l’autopsia sul corpo di Giulia Scimone, affidata dalla sostituta procuratrice Maria Di Mulo al medico legale Letterio Visalli. Solo al termine dell’esame il corpo della ragazza sarà restituita alla famiglia per i funerali, dopo l’ok della magistrata al dissequestro della salma. Le esequie saranno celebrate in Duomo alle 16.30 di sabato 3 luglio.
Verso i funerali di Giulia Scimone
All’esame medico legale ha preso parte anche il consulente della famiglia di Giulia Scimone, assistita dall’avvocato Nunziello Anastasi, mentre Mondo non ha nominato alcun perito. Gli accertamenti proseguono per ricostruire la dinamica, in particolare c’è attesa per l’esito dell’esame tecnico sulla moto condotta dal giovane e intestata al padre. Il sospetto è che sia stata modificata per permettere al giovane di montare in sella, malgrado non avesse l’età per guidare mezzi di quella cilindrata.

