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La chiesa di S. Rosalia a Ficarra: una verità che riaffiora

Vittorio Tumeo

La chiesa di S. Rosalia a Ficarra: una verità che riaffiora

venerdì 13 Agosto 2021 - 06:58

Il silenzio delle fonti rotto da un libro del ‘600

Si tramanda da sempre che a Ficarra, presso monte Santa Rosalia, esistesse una piccola chiesa rurale consacrata alla santa palermitana vissuta nel XII secolo. Sebbene ad oggi su questa altura, che risulta essere il rilievo più alto del paese nebroideo, non siano mai stati identificati ruderi e le fonti finora consultate non ne facciano cenno, oggi si apre uno squarcio nuovo sulla storia di questa chiesa, poiché di essa si è trovata traccia in un antico libro seicentesco. Si tratta di una monografia dedicata alla santa, intitolata “Di Santa Rosalia vergine palermitana libri tre nelli quali si spiegano l’Inventione delle Sacre Reliquie, la Vita solitaria, e gli Honori di lei”. Autore dell’opera, pubblicata a Palermo nel 1651, un padre gesuita, Giordano Cascini. Leggendo tra le righe si nota come l’autore, massimo biografo della santa che si venera nel capoluogo, compie una ricognizione della diffusione del culto anche con riferimento alla diocesi di Messina. Cosa scrive di così importante fra Giordano che riguarda Ficarra?

Nella Diocese medesima son cinque Terre che hanno quasi ugualmente distante una antichissima Chiesa di S. Rosalia: di queste l’antiche sono Sinagria, e Ficarra, come costa dall’assegnazione fatta dal medesimo Ruggiero dei confini, e delle terre frà quelli contenute: l’altre sono Sant’Angelo, Raccuia, e Martini, e tutte cinque hanno frà loro divota contesa à chi la Chiesa appartenga”. La prima notizia che si ricava riguarda l’effettiva certezza circa l’esistenza di un edificio di culto dedicato a S. Rosalia in un territorio ugualmente distante tra i maggiori centri abitati della zona, ma la novità più importante per Ficarra è presto detta. Ecco cosa scrive il gesuita: “Certo è che ‘l territorio, dove ella è, – la chiesa di S. Rosalia- sia della Ficarra, e la Diocese di Messina, come s’è detto”. Con la testimonianza di questo Seicentista si può finalmente mettere pace e scrivere la parola fine sull’appartenenza al territorio di Ficarra della chiesa di Santa Rosalia, che viene già data per “antichissima” nel XVII secolo.

Vista delle Eolie da Monte S. Rosalia (Ficarra)

Le informazioni che l’autore ci consegna, sono un enorme regalo per la storia locale: “Stimano, ch’edificata fosse da un Conte Marturano quivi sepolto, – famiglia di antica nobiltà, menzionata anche dallo storico Tommaso Fazello – dov’era un antico Monastero: mà essendosi rovinata col tempo, fù di nuovo riedificata da un divoto huomo di Sant’Angelo soprannominato lo Stizzeri, il quale havendo fatto prima tal voto, anzi cominciato la fabrica, per adempirlo ottenne quell’anno istesso una gran raccolta di seta da lui per molti anni disiderata. Molto divoti di questa Chiesa erano già tutti i popoli convicini, e vi concorrevano a vistarla tutti i Venerdì dell’anno. Vi si facea solenne festa colla fiera à 15 di Agosto, e per maggiore celebrità vi si correva al palio, hoggi però era deserta, ma con la presente occasione s’è andata la divotione, rinovellando. Hanno osservato ancora, che nei giorni sereni quindi pure si scuopre il Monte Pellegrino, che n’è lungi da 120 miglia, e così da lungi l’honorato come Santo romitorio, e Sepolcro di Rosalia”.

Ficarra

Stando allora a quanto si legge in quest’opera, la chiesa di Santa Rosalia di Ficarra rappresentava un polo di fede e devozione radicatissimo, ma vi è di più. Si parla infatti di un miracolo che la santa palermitana fece a un giovane ficarrese, Domenico Messina, al punto da essere scelto a titolo rappresentativo tra i cento miracoli effettuati con le reliquie di Santa Rosalia provati e riportati nei Processi autentici. Così scrive l’autore: “Di cento miracoli fatti colle reliquie di S. Rosalia scelti da maggior numero provato né Processi autentici […] uno fù Domenico di Messina dalla Ficarra di anni 17, questo garzone risanato dalle ghiandole, che havea nella coscia, serviva poi gl’altri, & eccolo un’altra fiata in maggior pericolo per papola pestilente nelle reni assai grande, d’onde fù necessario levar molta carne; ma ne peggiorò in modo, che fù abbandonato dai Medici, & all’hora soccorso da S. Rosalia, colla cui acqua cessò prima la febre subito, & il dì seguente s’alzò di letto”. Un altro tassello del grande mosaico della storia locale, patrimonio più prezioso per conoscere la nostra identità culturale, noi stessi quindi, torna così al suo posto.

Vittorio Tumeo

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