Due donne secondo i giudici non c'entrano con lo spaccio di droga dei Fenghi a Villaggio Aldisio
L’associazione armata non è provata, ma il giro di spaccio è indubbio. La pensano così i giudici d’appello alla fine del processo nato dall’operazione La Villetta, l’indagine della Polizia su un giro a Villaggio Aldisio. O almeno questo sembra il senso della sentenza emessa oggi nei confronti degli imputati che in primo grado avevano scelto il rito abbreviato. In attesa di leggere le motivazioni, intanto il dispositivo sancisce diversi sconti di pena e scagiona due imputate.
Condanne e assoluzioni
Alla fine della camera di consiglio, la I sezione della Corte d’Appello (presidente Tripodo) ha emesso il suo verdetto: 9 anni e mezzo per Placido Arena, 7 anni per Fabio Fenghi, 5 anni e 4 mesi per Gianluca Fenghi, 3 anni e 8 mesi per Valentina Fenghi, 3 anni per Saverio Scudellà, 1 anno e 8 mesi per Domenico D’Amico, un anno per Ester Caliri. Erano difesi dagli avvocati Salvatore Silvestro, Domenico Andrè, Fabrizio Ferraro e Andrea Calderone. Confermate le altre condanne. Escono dalla vicenda invece Antonia Fenghi ed Esmeralda Giletto: per i giudici sono innocenti e sono state assolte per non aver commesso il fatto. Sono stati difesi dagli avvocati Salvatore Silvestro, Gianmarco Silvestro e Fabrizio Ferraro.
L’operazione della Polizia
La retata della Polizia risale al 30 novembre 2023. Sei gli arresti dopo l’inchiesta incentrata su una abitazione di Villaggio Aldisio, la “Villetta” appunto, dove gli agenti hanno scoperto una vera e propria centrale dello spaccio di droga attiva h24. Oltre 70 gli episodi di cessione di stupefacenti documentati dalle cimici della Squadra Mobile tra il 2019 e il 2020.
Le armi nello sgabuzzino
Durante il blitz sono stati scoperti, in una una sorta di sgabuzzino in uso a Gianluca Fenghi, una pistola semi automatica Sauer e Sohn calibro 6.35 con la matricola abrasa, un caricatore vuoto, una cartuccia calibro 9, 13 cartucce di altro calibro, 70 grammi di cocaina e quasi 400 grammi di marijuana. Secondo i giudici d’appello, però, la detenzione delle armi non è imputabile a tutta l’organizzazione di pusher diretta dai Fenghi.
