La necessità di creare lavoro nel Messinese e il lungo sonno della politica

La necessità di creare lavoro nel Messinese e il lungo sonno della politica

Marco Olivieri

La necessità di creare lavoro nel Messinese e il lungo sonno della politica

lunedì 20 Ottobre 2025 - 12:30

L'occupazione che non c'è nella Città metropolitana e nel sud. Tutti devono fare la loro parte: dall'Europa ai governi nazionali e regionali e alle amministrazioni

di Marco Olivieri

MESSINA – Il lavoro che non c’è nella Città metropolitana di Messina. Dal nuovo rendiconto Inps emerge che ad andarsene sono soprattutto i giovani tra i 18 e 39 anni: 832 dei 1300 complessivi emigrati. La maggior parte dei rapporti di lavoro sono part-time, il 41%, e il dato riguarda lavoratori e lavoratrici che hanno tra i 40 e i 65. In generale, il lavoro resta precario, “anziano” e con molte disparità, soprattutto salariali e di genere. Un mondo chiuso ai giovani, e non solo, e alle donne.

Sempre negli stessi giorni si è svolta a Messina la terza edizione del Sud Innovation Summit. Ed è emerso che, dal 2019 al 2025, sono stati persi 25mila laureati nel Mezzogiorno. Sono tutti elementi che conosciamo bene e che abbiamo affrontato in diverse occasioni. Il tema centrale, il cuore di ogni questione meridionale, è sempre lo stesso: la necessità di creare lavoro nel sud e nell’intero territorio provinciale messinese. Davvero la cosiddetta rivoluzione tecnologica può essere un’occasione di rinascita per il Mezzogiorno ma i processi vanno governati.

Purtroppo, però, la scissione tra politica e analisi (lo studio è faticoso, si sa), dagli anni Ottanta in poi, ha creato mostri. I governi di centrodestra, centrosinistra e tecnici si sono appiattiti spesso sul presente e il disastro meridionale ha continuato ad alimentarsi. E ad aumentare. Un lungo sonno della politica nazionale, dunque.

Che fare? Servono burocrazia efficiente, servizi di qualità, infrastrutture, fiscalità di vantaggio a Messina e nel sud

Che fare, ora? Tutti dovrebbero agire con una visione e una prospettiva attente all’oggi e al futuro: l’Europa, il governo a Roma e nelle discusse Regioni, le amministrazioni comunali. Altrimenti continueremo a piangerci addosso. Mentre ci apprestiamo ad affrontare l’ennesima crisi economica, tra fine del Pnrr ed effetto dazi di Trump, sappiamo cosa bisognerebbe fare in termini di strumenti e progetti.

Ad esempio, Comune e Unime, dopo l’esperienza del Sud Innovation Summit, devono spingere ancora di più per valorizzare la vocazione internazionale di Messina come città universitaria nel cuore del Mediterraneo. Ed è obbligatorio ricordare le aree artigianali dismesse; la Zes, zona economica speciale; il polo tecnologico innovativo I-hub (da riempire di contenuti); l’apertura al turismo internazionale; la formazione per il lavoro a ogni livello. Serve tutto. E le classi dirigenti politiche, imprenditoriali e sindacali devono parlarsi e interagire con l’obiettivo dell’innovazione.

“Le imprese chiedono deburocratizzazione, incentivi se è possibile ma soprattutto un coordinamento e una spinta a livello istituzionale”, ha osservato di recente, durante un convegno, l’informatico Francesco Pagano, esponente del Movimento Cinquestelle di Messina.

Per far questo, occorre, e qui la passa passa all’amministrazione Basile e al governo Schifani, oltre a quello centrale, una burocrazia ben formata ed efficiente. Infrastrutture, fiscalità di vantaggio e servizi su misura dei cittadini sono fondamentali per attrare persone e investimenti qui, senza che le imprese debbano vivere un calvario burocratico. Anche la verifica dei lavori compiuti ha bisogno di una dirigenza attenta a vigilare e orientare.

Il futuro da scrivere e i ventimila messinesi in meno dal 2013

Ce la faremo? Manca una classe politica italiana ed europea all’altezza ma ce la dobbiamo fare lo stesso. Pena la morte. La sinistra, intanto, approfitti di questi anni d’opposizione per studiare davvero le questioni sociali (non emergenze, sono strutturali), che vanno intrecciate con le necessità economiche.

Il futuro da scrivere, la disoccupazione giovanile e le nuove rotte dell’economia

Il futuro è da scrivere ma, se non vogliamo continuare a evocare i duemila messinesi in meno all’anno e i quasi ventimila in meno rispetto al 2013, bisogna darsi una mossa progettuale. Per non parlare della disoccupazione giovanile da record a Palermo e Messina e dei cosiddetti Neet: quei giovani tra i 18 e i 29 anni che non studiano né lavorano. In Sicilia risultano quasi il 45%, mentre la disoccupazione giovanile raggiunge il 31,2%, ben sopra la media nazionale del 16,7% e quella europea dell’11,2% (fonte Orizzonte Scuola).

Nonostante le enormi lacune della politica, le idee ci sono, se si guarda soprattutto all’Europa, con alcuni progetti validi in corso. Ma occorre ripartire dalla cura dei territori a tutti livelli: dallo Stato sociale, in primis la sanità e l’occupazione, alla centralità della formazione. E all’esigenza di intercettare davvero le nuove rotte economiche. Le potenzialità non mancano e non si può più tirare a campare.

Foto di Rosario Lucà

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4 commenti

  1. Comune e Città Metropolitana costruiscano strutture ricettive da affidare in gestione a cooperative giovanili specializzate nella promozione turistica e nella conseguente ospitalità.

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  2. Complimenti al giornalista o direttore che dopo 25 anni, piu o meno tanti ne sono passati di anni, se ne rendono conto che fare da scendi letto alla politica alla fine non paga non è utile a nessuno, quindi a Messina manca il lavoro, manca tutto in tuttoi i settori, mentalità errata, disumani e di Rdc per questo la gente va via. da oggi in poi martellate su questo argomento vi troverete bene e anche siete impreparati.

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  3. A fine 2026 con la scadenza del PNNR ne vedremo di peggiori.

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  4. L’unica cosa che farebbe da traino per il resto delle attività economiche è la realizzazione dell’Aeroporto del Mela, un’infrastruttura che trainerebbe l’intero territorio provinciale, altro che puntare su Reggio. Dovè il gruppo che voleva realizzare l’Aeroporto intercontinentale? Contattateli, promuovete tavole rotonde, adesso che è arrivata la nuova proprietà del Messina calcio, che vuole investire nel territorio non c’è migliore occasione !!!

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