La Pasqua 2026 tra le guerre e il bisogno di pace, lavoro e giustizia sociale

La Pasqua 2026 tra le guerre e il bisogno di pace, lavoro e giustizia sociale

Marco Olivieri

La Pasqua 2026 tra le guerre e il bisogno di pace, lavoro e giustizia sociale

domenica 05 Aprile 2026 - 09:15

La comunità srilankese a Messina, le madri israeliane e palestinesi a Roma, i lavoratori ex Gicap, lo Stretto come scenario di cambiamento: tante suggestioni e un augurio speciale

di Marco Olivieri

L’immagine in evidenza non è casuale. Si tratta della Via Crucis realizzata dalla Cappellania cattolica srilankese al Cimitero monumentale di Messina ed è tratta dalla pagina Facebook dell’Ufficio Migrantes. Lì si trova una completa documentazione fotografica. Un modo per ribadire la necessità di vivere in direzione ostinata e contraria rispetto ai luoghi comuni di chi vuole seminare odio contro chi viene da fuori. Rispetto a chi vuole lucrare vantaggi elettorali e alimentare il classico meccanismo del capro espiatorio.

La pace, le madri israeliane e palestinesi, il lavoro e la giustizia sociale che spesso non c’è

Ma qual è la parola chiave di questa Pasqua 2026? Fin troppo facile: pace da contrapporre alla follia bellica mondiale e a una pulsione di morte generalizzata. Pace, lavoro, giustizia sociale (spesso negata). Dai lavoratori ex Gicap a tante altre (troppe) situazioni critiche non mancano gli esempi nel nostro territorio.

Pace, lavoro, giustizia sociale, democrazia, ambiente sono capisaldi di una realtà segnata ovunque da odi e pulsioni autoritarie. E dovremmo prendere esempio dalle madri israeliane e palestinesi. Donne che hanno di recente invocato la pace con una fiaccolata a piedi scalzi per le strade di Roma. In prima fila la palestinese Reem Al-Hajajreh di Women of the Sun e l’israeliana Yael Admi di Women Wage Peace.

Soffi di speranza in un contesto politico e culturale sconfortante. In una parola asfittico. Ma, malgrado tutto, resistiamo e confidiamo nelle nuove generazioni. Così veniva sottolineato nella Pasqua 2024 (è cambiato qualcosa?): “Il mondo è in fiamme. Da Gaza all’Ucraina e alle tante guerre dimenticate, mai come oggi sono attuali i temi della pace e di una politica capace di risollevarci dall’attuale crisi. E non dimentichiamo i migranti. Loro muoiono nel Mediterraneo per responsabilità di un’Europa che viene meno ai suoi valori”.

Lo Stretto come modello di un Mediterraneo dei popoli da costruire

E ancora: “Lo Stretto, intanto, ci indica la via: simbolo di cambiamento, coraggio, fantasia, quiete e tempesta, sconvolgimento e possibilità di ripresa e rinascita, per evocare un Mediterraneo da costruire. Incrocio di popoli e culture che devono guardare alle ferite del passato per costruire un presente all’altezza delle sfide del futuro. Guardiamo all’orizzonte e non accontentiamoci di questa quotidianità così opaca. Non accontentiamoci degli slogan, delle frasi fatte, dei progetti preconfenzionati. Lo Stretto ci guarda, sì, e ci fa intravedere nuove rotte che ancora non conosciamo”.

Intanto, qualunque siano il vostro credo o le vostre convinzioni, buona Pasqua.

Auguri nel segno della resistenza e soprattutto del cambiamento.

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