Un successo la rappresentazione allestita nella borgata S. Rocco. La piccola Mirabel e i suoi genitori sono ospiti della Casa di accoglienza residenziale “S. Maria della Strada” di Roccalumera, diretta da padre Francesco Pati
di Carmelo Caspanello
MESSINA – Tre extracomunitari nella capanna della natività per un presepe vivente simbolo di accoglienza, quello inscenato ieri (venerdì 5 gennaio) a S. Stefano Briga. Gesù bambino, la Madonna e S. Giuseppe sono giunti dalla Nigeria. Una rappresentazione di speranza e solidarietà. Una rappresentazione che incarna la vera integrazione.
Giunti in Italia anni fa, hanno fatto amicizia con una volontaria di S. Stefano. E’ bastato poco affinché l’amicizia si allargasse ai familiari della volontaria, che a breve, tra l’altro, diventerà la madrina di battesimo di Mirabel, il Gesù bambino del presepe. Una storia di integrazione che va al di là della rappresentazione. Il papà lavora in una zienda di trasformazione agrumi, a Roccalumera.
Il presepe vivente di S. Stefano Briga, organizzato dalla parrocchia S. Giovanni (parroco padre Matteo Gulletta) è stato allestito tra le vie della borgata di San Rocco, frazione storica del villaggio collinare della zona sud. Le scene hanno riempito antichi cortili, scale in mattoni e piazzette panoramiche. La natività è stata allestita dentro un vecchio casolare, nella parte più alta del borgo, un vecchio edificio inteso dagli abitanti di Santo Stefano come “la casa del vino”. Dai racconti popolari il palazzo sarebbe stato fabbricato impastando la malta con il vino, per una ripicca di un vicino che negò al proprietario l’acqua per realizzare la malta.

No comment.
Ma non esageriamo adesso…….
Che cosa s’inventano queste parrocchie pur di farsi un po’ di pubblicità…
Chi commenta negativamente non ha compreso cos’è il cristianesimo. Una notizia per questi filoleghisti de noartri, Gesù veniva dal continente africano.
È una bellissima idea