La scrittrice Eliana Camaioni e l'illustratore Bonaccorso illuminano su un patrimonio nascosto. Prima puntata del progetto "Messina abbandonata"
MESSINA – “Messina abbandonata“. Un progetto corale nato dalla sinergia tra il Comitato degli Artisti e il Collettivo Messina Scrive per riaccendere i riflettori su tredici tesori del patrimonio locale lasciati all’incuria. Un progetto che Tempostretto sposa: ogni domenica spazio a un tesoro messinese nascosto. Si parte dall’Eremo San Nicola.
Dal Diario di Smeralda Calafato
di Eliana Camaioni
(EREMO S. NICOLA- Poggio Paradiso)
14 maggio 1449
Il sentiero che sale da Messina verso Poggio Paradiso oggi sembrava più ripido del solito, o forse è solo il peso del mio cuore. Mio padre continua a parlare di doti, di stoffe pregiate e di un futuro che non mi appartiene. Ma non appena ho varcato la soglia del bosco che circonda l’Eremo di San Nicola, il rumore del porto e delle navi è svanito.
Qui, tra queste pietre silenziose, l’aria è diversa. Ho parlato a lungo con il vecchio frate che custodisce la piccola chiesa. Mi ha guardata con occhi che sanno leggere l’anima e mi ha detto che la vera nobiltà non sta nel sangue, ma nella spogliazione di sé. In quel momento, guardando il mare lontano, ho capito: il mio sposo non sarà un nobile messinese, ma il Cristo povero che abita in questo romitorio.
2 giugno 1449
Oggi mi sono rifugiata nell’Eremo per sfuggire all’ennesima discussione in famiglia. Mi sono inginocchiata sul pavimento di terra battuta della cappella di San Nicola. Mentre pregavo, ho sentito una pace che non so spiegare. È come se queste mura, pur così povere e austere, fossero il guscio di una perla preziosa.
Quest’Eremo, per me, è il luogo dove il cielo tocca la terra. Dalla piccola cella al suo interno, che i frati mi permettono di usare per le mie meditazioni, vedo Messina stendersi ai miei piedi come un tappeto di peccati e speranze. Prego per la mia città, prego perché io possa avere il coraggio di lasciare tutto, proprio come fece Francesco.
L’Eremo mi sta forgiando; qui imparo che il digiuno non è fame, ma libertà.
15 agosto 1449
La decisione è presa. Non tornerò indietro.
Ieri, mentre risalivo verso San Nicola, ho incontrato alcuni poveri che scendevano dai Peloritani. Ho dato loro quel poco che avevo e mi sono sentita, per la prima volta, leggera.
Sono rimasta a vegliare nell’Eremo tutta la notte. Il silenzio della campagna è stato rotto solo dal vento tra i rami e dal battito del mio cuore. Ho guardato l’icona di San Nicola e ho sentito un richiamo fortissimo verso la regola di Santa Chiara. So che la mia famiglia cercherà di ostacolarmi, so che i miei fratelli non capiranno questa mia scelta, che loro definiscono follia, ma l’Eremo mi ha dato la forza necessari di tener duro sul mio volere.
E so che se riuscirò a resistere al gelo di queste notti in preghiera quassù, potrò altresì resistere a qualunque tempesta nel mondo.
7 settembre 1450 (L’ultimo saluto prima del chiostro)
Oggi è l’ultima volta che salgo quassù come Smeralda: perché ormai è deciso, presto sarò Eustochia.
Sono venuta a ringraziare queste pietre, culla della mia vocazione. L’Eremo di San Nicola è stato il mio primo vero monastero, la mia scuola di eroismo.
Ho guardato per l’ultima volta il panorama da qui.
Stasera Messina splendeva nel sole calante, e ho riflettuto sul fatto che molti dicono che la bellezza sia nel possedere, mentre io ho imparato qui che la bellezza è nel guardare senza voler trattenere nulla.
Lascio questo luogo fisico per chiudermi in una cella ancora più stretta, ma porto con me il silenzio delle alture. San Nicola mi ha protetta, Poggio Paradiso mi ha mostrato la via.
Ora, il mio cammino continua verso l’eterno.
Nota storica: l’Eremo di San Nicola adiacente a Poggio Paradiso, di proprietà privata, versa oggi in uno stato di abbandono, ma nel XV secolo quelle pietre vibrarono del fervore spirituale di una delle figure più amate della città: Smeralda Calafato, che il mondo avrebbe poi conosciuto come Santa Eustochia.
L’edificio, pur nella sua semplicità, presentava elementi architettonici tipici del tempo:
- La Chiesetta: Un piccolo luogo di culto dove Smeralda passava ore in estasi.
- Le Celle: Ambienti angusti che riflettevano l’ideale di penitenza francescana.
- Il Belvedere: Da cui si dominava Messina, un monito costante a pregare per la città sottostante, flagellata all’epoca da pesti e terremoti.
Con il passare dei secoli e l’avvento dei terremoti (specialmente quello del 1908), l’eremo subì gravi danni. Eppure, per i messinesi, quel luogo è rimasto sacro. Nonostante l’abbandono in cui versa, la presenza di Eustochia sembra aleggiare ancora tra i resti delle mura a Poggio Paradiso.
Santa Eustochia Eremo San Nicola sul Viale dei Tigli, illustrazione Lelio Bonaccorso, testo di Eliana Camaioni

