Youniks, relazioni autentiche contro la solitudine: "Non un'app ma un ecosistema umano-centrico"

Youniks, relazioni autentiche contro la solitudine: “Non un’app ma un ecosistema umano-centrico”

Giuseppe Fontana

Youniks, relazioni autentiche contro la solitudine: “Non un’app ma un ecosistema umano-centrico”

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domenica 29 Marzo 2026 - 08:07

Gli psicologi e psicoterapeuti Gioele Cedro e Sharon Puccio puntano a usare internet per il benessere relazionale dei giovani: "I social hanno fallito in questa missione"

MESSINA – Si chiama “Youniks” ed è un ambizioso progetto nato dall’idea di Gioele Cedro e Sharon Puccio, entrambi psicologi e psicoterapeuti nonché marito e moglie. Il nome richiama la parola inglese “Unique”, che significa appunto “Unico”, ma rafforzata da quel “you” (che tradotto è tu/voi), per creare un gioco di parole legato all’unicità del singolo individuo. A lavorare al progetto, come si evince dalla foto, un team composto non soltanto da Cedro e Puccio.

Un team al lavoro sul progetto

Al loro fianco ci sono, infatti, Anastasia Biondo, Alberto La Fauci e Alessandro Saitta, che hanno messo a disposizione le proprie competenze perché credono nel progetto. Ma cos’è Youniks? A raccontarlo a Tempostretto è stato Gioele Cedro, che ne ha ripercorso le tappe e spiegato quali sono gli obiettivi futuri di un progetto che si concretizzerà in un’app. Eppure, non è così semplice.

L’idea alla base di Youniks

Cedro ha raccontato: “Youniks è nato da una mia idea iniziale, un’intuizione che è stata condivisa da mia moglie Sharon e insieme abbiamo portato avanti il progetto. Essendo entrambi psicologi e psicoterapeuti, lavorando con famiglie e adolescenti, ci siamo accorti già diversi anni fa, soprattutto dopo la pandemia, di una crescente sensazione di solitudine diffusa. Ci siamo resi conto che si stava assistendo a un paradosso della tecnologia. Dispositivi nati per connetterci in realtà ci stanno allontanando. Anche i social network in questo senso hanno un po’ fallito nella loro missione”.

La promozione del “benessere relazionale”

“Allo studio di psicoterapia che abbiamo noi – ha proseguito – ci siamo resi conto che spesso sono le relazioni a fare stare davvero bene le persone. Ci siamo detti: se ci fosse un modo per aiutare le persone a stare bene attraverso un’app che promuova questo benessere relazionale sarebbe bello. L’idea è nata così e così è partito il progetto che è reso possibile anche grazie all’avvento dell’intelligenza artificiale, che sarà parte integrante di ciò che diventerà Youniks”.

Non un’app ma “un ecosistema umano-centrico”

Detto dell’intuizione, resta da “capire” cos’è Youniks. E Cedro ha spiegato: “Bisogna immaginarlo come un ponte digitale che aiuti le persone a costruire relazioni autentiche e durature. Non si parla solo di contatti sui social o di una semplice app, ma di un ecosistema un po’ fisico e un po’ digitale, umano-centrico. Non aiuterà soltanto a incontrare altre persone compatibili, ma a curare queste relazioni nel tempo. Il sistema che vogliamo creare vuole permettere alla gente di essere libera di costruire legami con chi si vuole. Con le nostre competenze professionali ci siamo resi conto di questa necessità”.

Gli incubatori…

E ancora: “Ci siamo formati, abbiamo studiato e abbiamo strutturato questo progetto. Poi abbiamo partecipato a Startup Geeks online e a un incubatore di ‘Isola di Catania’ che premiava 10 idee innovative in Sicilia. La nostra idea è stata selezionata come quinta su 60 candidature. Per noi è stata un’esperienza bellissima perché siamo riusciti a validare il problema e ripensare ad alcuni aspetti del progetto”.

… e il questionario

Proprio così è partita un’altra fase di Youniks, quella del questionario dal titolo “Chi si sente solo tra i Millennials e i Gen Z?”. Cedro ha spiegato che è stato diffuso online e sui social ma anche che “io e Sharon lo abbiamo stampato inserendo un codice QR e lo abbiamo affisso alle fermate dei bus vicine alle sedi dell’università. Abbiamo ricevuto così tantissime risposte, ben 322, che hanno validato ampiamente quale sia il problema di solitudine percepito e di difficoltà nel fare amicizia, nel conoscere altre persone”.

Gioele Cedro: “Ci aiuterà l’intelligenza artificiale”

L’app “è ancora in fase di costruzione. Abbiamo un prototipo”. Ma perché Youniks funzionerà? Cedro ha le idee chiare: “Vuole fare un passo in più rispetto ai social perché alla base dell’idea c’è che questi incontri online debbano essere portati offline. Il core è inserire nell’app qualcosa che guidi le persone nel creare queste relazioni e nel mantenerle, anche attraverso missioni ad esempio e con meccaniche etiche e sane. Non con un algoritmo, e cioè come i social di oggi. Ci aiuterà l’intelligenza artificiale, che ci permetterà di intrecciare obiettivi, carattere, valori e aspetti di natura psicologica della singola persona con le relazioni che ha creato. Vogliamo che la piantina dell’amicizia che sarà piantata venga annaffiata attraverso l’app. Vorremmo applicare gli stessi principi del mondo offline in quello digitale. Per questo noi parliamo di ‘phygital’, fisico e digitale”.

Per l’app ci vorrà ancora qualche mese

Il progetto è partito da un anno, seppur non ci sia ancora l’app. Questo perché i due fondatori stanno pianificando ogni aspetto, tentando “di prevedere ogni passaggio per non bruciare le tappe. La nostra previsione è di lanciare un prototipo dell’app entro pochi mesi, ma intanto porre le basi per la costruzione di una community. Come? Attraverso eventi, facendoci aiutare da stakeholder come docenti sensibili al tema o associazioni che possono essere interessate a partecipare”. Non a caso Cedro e Puccio sono stati al Messina Youth Talk nelle scorse settimane, oltre ad aver già stretto rapporti con altre community attive sul territorio, come Potenziale Espresso.

“Abbiamo analizzato i competitor – ha proseguito lo psicologo – e Youniks va in direzione diversa, verso la salute e l’accessibilità. Non puntiamo al guadagno, perché il nostro primo obiettivo vuole essere l’impatto positivo sul benessere sociale. Oggi appaiono tante community offline, anche a Messina e in generale in Sicilia. L’idea nostra è di riunire in quest’app queste realtà che condividono gli stessi nostri valori. Una sorta di bacheca tramite cui farsi trovare in base agli interessi e agli obiettivi. La nostra visione è creare un luogo in cui portare fisicamente queste relazioni digitali e queste community possono esserlo”.

La spinta a proseguire arriva “tutti i giorni”

Cedro e Puccio proseguono la loro attività quotidiana, tanto legata alla propria professione quanto al progetto stesso. C’è stato un momento in cui hanno avuto un’ulteriore spinta nel proseguire? “Tutti i giorni. La maggior parte della forza di proseguire ce la danno le persone che passano dal nostro studio e che hanno queste difficoltà relazionali. Quando una persona viene da noi con un malessere personale, ovviamente la parte sociale è centrale. Cosa succede? Che io posso far sentire più sicuri di sé o più capaci, ma per mettere in pratica tutto serve un contesto che però non sempre si trova. Non tutti riescono a trovarlo e a lanciarsi. Ci siamo resi conto che mancano questi strumenti e noi stessi a volte non sappiamo cosa consigliare. Non posso dire a qualcuno di fermare uno sconosciuto per strada. A volte questa frustrazione è tangibile. Il contesto a volte non offre strumenti alternativi, che invece noi vogliamo trovare”.

Come Messina può aiutare Youniks

L’obiettivo finale è quel “ponte” di cui Cedro ha parlato nel definire Youniks. E per farlo, il contesto messinese aiuta o può risultare troppo “chiuso”? L’ideatore ha parlato di “un’apertura mostrata dal questionario, almeno in un certo target di persone. Non sappiamo poi se all’atto pratico la gente risponderà subito positivamente perché far scaricare un’app può risultare faticoso. Per noi Messina è un valore aggiunto. Conosciamo tante persone e il passaparola può venire facile. Ma anche perché chi ho incontrato io in quest’anno mi ha dimostrato una grande apertura mentale. In città c’è anche chi non ce l’ha, è vero, ma è così ovunque. Per noi lo Stretto vuole essere un punto di partenza per poi arrivare ad aiutare più persone possibili”.

“Ho grande fiducia in Messina e nei giovani che restano”

“Esistono tante app di incontri, relazioni o condivisione di interessi basata sulla geolocalizzazione – ha poi aggiunto – ma siamo ancora convinti che il nostro progetto sia diverso. Noi crediamo nel network e siamo convinti che la forza dell’app sarà la relazione che le persone hanno con altre persone. Una rete sociale che diventa centrale nel ricercare chi ha i miei stessi interessi o attitudini. È un esperimento ma ho grande fiducia in Messina e in quei giovani che decidono di restare per cambiare le cose. Poi ovviamente vale il detto ‘vedendo, facendo‘. Che è bellissimo e va usato”.

Gli amici al nord e la solitudine “di chi sceglie di restare”

E ha concluso: “Un fenomeno di solitudine tipico delle nostre zone, specie in contesti di provincia, è quello degli amici che vanno al nord. Ci si ritrova senza la propria rete sociale perché si sceglie di rimanere. Il problema si comincia a sperimentare circa a un anno dalla fine degli anni scolastici delle scuole superiori in cui ancora essendo tutti obbligati a stare nella stessa classe, per fortuna le relazioni si mantengono. Ciò nonostante, Messina è un contesto diverso da quello riscontrabile in una metropoli. È più facile che qui nascano relazioni autentiche rispetto alle città più grandi. Un altro paradosso è proprio questo: che più grande è la città più è difficile”.

Il messaggio: “Lanciatevi, tentate”

Infine un messaggio, sul tema della solitudine e delle esperienze personali: “Forse è banale, ma dico di fare esperienze anche laddove si ha il timore di essere criticati o giudicati. In situazioni di questo tipo bisogna lanciarsi, cadere e rialzarsi. Il problema è che a volte per proteggere se stessi una persona evita di fare qualcosa. Ma è così che si perdono occasioni e uno si sente in colpa. Se volete conoscere qualcuno parlateci, provate”.

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