Secondo Greenpeace Italia, Legambiente, Lipu e Wwf Italia non si risolvono i nodi critici evidenziati dalla Corte dei conti
leri la manifestazione sì ponte a Messina. Ma rimangono tanti i nodi critici. A ricordarlo Greenpeace Italia, Legambiente, Lipu e Wwf Italia: “Il governo ci ha abituato a forzature normative quando si parla di Ponte sullo Stretto di Messina. Nonostante la severa bocciatura della Corte dei conti, il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha proposto l’ennesimo decreto-legge, il dl 32/2026, dove all’articolo 1 (si può leggere online il decreto sul sito della Gazzetta Ufficiale, n.d.r.) tenta di ridare impulso all’iter dell’opera, in stallo ormai da mesi. Non solo, infatti, non si ravvisano i requisiti di necessità e urgenza obbligatori per un decreto legge, ma non si capisce neppure la necessità di un’ulteriore normativa speciale sul tema, indipendentemente dalla forma con cui si intende approvarla”.
Per questo le associazioni ambientaliste hanno chiesto al governo e al Parlamento di cassare in toto l’articolo 1 del decreto legge, stralciandolo dal provvedimento in discussione al Senato. “Siamo di fronte all’ennesimo, inutile atto voluto dal ministro Salvini su un’opera senza futuro, costosissima, ad altissimo impatto ambientale che non affronta nessuno dei reali problemi di Calabria e Sicilia, né tanto meno i più ampi problemi di mobilità del Paese”, viene messo nero su bianco.
Greenpeace Italia, Legambiente, Lipu e Wwf Italia hanno presentato al Senato una serie di osservazioni. Le associazioni ritengono che “l’articolo 1 del dl 32/2026 dedicato al ponte rappresenti più un manifesto politico che un provvedimento normativo, una specie di “norma vademecum” di cui non si avverte alcuna necessità. Il provvedimento, infatti, non propone nuove disposizioni normative se non in termini di limitazioni pericolose alla normativa vigente. In relazione al Consiglio superiore dei lavori pubblici, ad esempio, viene stabilito che sul Ponte questo potrà esprimersi solo tenendo conto del suo precedente parere espresso nel 1997 sul progetto di massima, nonostante il progetto attuale sia stato modificato e ampliato in sede di progettazione definitiva. La delibera Cipess sul Ponte dovrà poi essere formulata attribuendole “natura sostitutiva rispetto ad ogni altra autorizzazione, approvazione e parere comunque denominato, propedeutico o successivo alla delibera medesima” impedendo così ogni possibile ricorso su tali atti”.
“Un decreto sul ponte in alcuni tratti grottesco e con disposizioni gravi”
Continuano le associazioni: “Il parere Via (Valutazione d’impatto ambientale) sul Ponte, formalmente positivo nonostante le pesantissime prescrizioni, ai fini dell’approvazione definitiva ha imposto una procedura di autorizzazione in deroga a causa del parere negativo di Valutazione di incidenza (Vinca) ai sensi della Direttiva 92/43/Cee “Habitat”. Rispetto a questo, il governo, per giustificare il decreto, dichiara che serve un intervento normativo “per colmare l’assenza, nell’ordinamento interno, di una procedura codificata per l’applicazione della citata deroga”. Le associazioni smentiscono tale necessità, ricordando che già esistono le indicazioni tecnico-amministrativo-procedurali per il processo autorizzativo in deroga: sono contenute nelle Linee guida nazionali per la Vinca, adottate con specifica intesa Stato-Regioni nel 2019″.
Riguardo ai ricorsi respinti dal Tar, le associazioni tengono a precisare che sono stati considerati “prematuri” e per questo inammissibili. “Verranno riproposti in sede di ricorso avverso la delibera Cipess se e quando questa sarà ripresentata. E allo stesso modo, sono stati presentati puntuali reclami alla Commissione europea tuttora pendenti”, viene precisato. Inoltre, “non serve una norma per fare in modo che il ministero dell’Ambiente possa emanare un provvedimento riepilogativo delle valutazioni ambientali e d’incidenza che contempli l’analisi di soluzioni alternative, compresa la cosiddetta “opzione zero”, quando queste già oggi sono obbligatorie e ineludibili proprio al fine di una corretta valutazione ambientale”.
Le associazioni giudicano poi grottesca la parte del decreto-legge con cui si dispone la “sottoposizione al Consiglio dei ministri di una nuova proposta di deliberazione in merito ai motivi imperativi di rilevante interesse pubblico”, tenendo conto dei provvedimenti adottati dal ministero dell’Ambiente e dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti”. Si legge nella nota: “La necessità di una deliberazione del Consiglio dei ministri con la dichiarazione di motivi di rilevante interesse pubblico (Iropi) non è opzionale, ma obbligatoria perché è proprio sulla base del parere Vinca negativo della Commissione Via che si è aperta una procedura di autorizzazione in deroga. Altrettanto grottesca la parte in cui si dispone per legge che il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti “possa svolgere, in raccordo con le amministrazioni competenti, gli adempimenti istruttori relativi al dialogo strutturato con la Commissione europea sulla valutazione della compatibilità del progetto con il quadro normativo dell’Unione europea”. Tale attività, infatti, viene già svolta ordinariamente, come peraltro più volte comunicato dallo stesso ministro Salvini proprio in relazione al Ponte”.
E non è finita per le associazioni: “Di estrema gravità la disposizione del commissariamento delle opere ferroviarie connesse e accessorie perché, nonostante il Ponte non sia stato ancora approvato in via definitiva e non esista nemmeno uno studio di fattibilità del collegamento ferroviario, si dà per scontata una decisione ancora da assumere. E che, comunque, avrà un contenzioso certo sia a livello amministrativo che comunitario. E che in ogni caso rovinerà la vita di decine e decine di famiglie”.
Invece del ponte: “Sotto il decreto il nulla. Non si risolve il tema della mancata gara”
Non solo le associazioni ambientaliste. Per Invece del ponte “il provvedimento non risolve il nodo centrale: quello della mancata gara. I rilievi della Corte dei conti rimangono intatti”
“Quattro versioni e oltre un mese di attesa per l’ennesimo decreto legge sul ponte sullo Stretto di Messina. Scopo del provvedimento è “conformarsi alle decisioni della Corte dei conti” che avevano sancito l’illegittimità delle procedure, per pervenire a una nuova delibera di approvazione del progetto. Ma a leggere il decreto legge si scopre che esso elude il nodo centrale, l’obbligo di una nuova gara, e non stanzia alcuna risorsa aggiuntiva per aggiornare documenti e procedure”, evidenzia “Invece del ponte”, con presidente l’economista Guido Signorino.
