«Lavoro per rendere autonomi i disabili ed il Comune li reclude in casa»

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«Lavoro per rendere autonomi i disabili ed il Comune li reclude in casa»

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domenica 20 Aprile 2014 - 07:27

Palazzo Zanca ha deciso di tagliare il numero dei parcheggi per disabili con l’obiettivo di stanare i furbetti e gli approfittatori, ma come spesso capita dalle nostre parti a rimetterci sono invece le categorie realmente svantaggiate. Il disappunto di Filippo Cavallaro, fisioterapista del Centro Nemo Sud

Integrazione e abbattimento delle barriere architettoniche. Quando si parla di disabili e disabilità, sono i due obiettivi a cui una società cosiddetta civile deve ambire, ma passare dalla teoria alla pratica non è sempre così facile. Soprattutto se il Comune di Messina, invece di adottare provvedimenti atti a semplificare e rendere più dignitosa la vita dei diversamente abili, ci mette lo zampino per aggravare la situazione, emarginando ulteriormente queste persone dal contesto sociale.

Palazzo Zanca ha infatti deciso di tagliare il numero dei parcheggi per disabili, attualmente ne sono autorizzati 250, e ormai da giorni il dipartimento comunale alla Mobilità Urbana e Viabilità sta inviando delle note a tutti i titolari di spazi di sosta personalizzati richiedendo la documentazione utile a dimostrare la sussistenza dei requisiti previsti dalla determina dirigenziale n.4 del 2013, firmata dal dirigente comunale Mario Pizzino ( in particolare, la capacità di deambulazione impedita). Inoltre, il disabile che non è in possesso della patente deve dimostrare che ha necessità di spostarsi per motivi di salute, di lavoro o di studio.

L’obiettivo dichiarato di Palazzo Zanca è quello di stanare i furbetti e gli approfittatori, quelli cioè che non avrebbero alcuna titolarità ad usufruire del pass, ma come spesso capita dalle nostre parti a rimetterci davvero sono le categorie realmente svantaggiate.

Dopo aver pubblicato il documento di protesta dell’ Anglat (Associazione nazionale guida legislazioni handicappati trasporti, vedi correlato), oggi vogliamo dare spazio alla lettera di un fisioterapista del Centro Nemo Sud, Filippo Cavallaro, che ha deciso di scrivere alla redazione di Tempostretto per esprimere, con garbo ma con fermezza, il suo disappunto, mettendo in evidenza il paradosso di questa vicenda.

Ecco il testo:

«Ogni tanto mi capita di sentirmi disorientato tra quello che differenti agenzie affermano ed addirittura restare sconcertato, basito, delle loro direttive sia per organizzare la famiglia che per l’impegno lavorativo.

L’ultima è legata al mio lavoro ed alle conseguenze che esercitarlo comporta.

Sono fisioterapista ed il massimo dell’impegno è da me messo affinché le persone, a cui debbo dedicarmi per il recupero funzionale, si ritrovino, grazie al mio intervento ed ai miei consigli, con condizioni il meno disabilitanti possibile.

Se è vero che mi è capitato di avere la soddisfazione di recuperare al camminare sui tacchi una ragazza che era rimasta paralizzata per un trauma, più spesso il mio lavoro mi porta a rendere capace la persona, con differenti strategie motorie, a muoversi in casa ed a riuscire raggiunta la porta di casa di prendere l’ascensore e trovato dinnanzi il portone l’automezzo che lo trasporterà raggiungere il posto dove intendeva recarsi.

E’ un duro lavoro, lungo, impegnativo, che se in palestra o nell’ambiente protetto ospedaliero permette di esprimere una abilità, di fatto nel quotidiano, tornato a casa si scontra con la dura realtà.

C’è da restare paralizzati (altro sinonimo di basito) nello scoprire che, negli stessi giorni con le stesse persone che mi onoro di assistere, mi ritrovo a dover applicare la classificazione internazionale ICF dell’Organizzazione Mondiale della Sanità basata sulla partecipazione attiva, individuando limiti ed opportunità, barriere e facilitazioni, per codificare in maniera chiara la condizione di salute delle persone, ma nello stesso tempo accorgersi che la stessa classificazione dovrebbe servire anche al vigile urbano per rendersi conto se un elemento del contesto ambientale è una barriera o una facilitazione.

Mi trovo a voler puntare, per l’autonomia delle persone, ad invitarle ad uscire di casa a partecipare anche ad attività ricreative, ad essere loro a fare visita ad un amico o ad un parente. Consapevole dello sforzo da maratoneta che richiede uscire fuori da casa propria.

Scopro che questo a Messina lo possono fare solo coloro che hanno un impegno scolastico o lavorativo. Perché non c’è motivo di garantire il parcheggio riservato a chi non svolge alcuna attività strutturata.

Questo, per esempio, fa sì che, se è preferibile che una persona disabile, anche grave, vada a fare i periodici cicli di fisioterapia o i controlli medici ai fini della sua integrazione e relazione sociale, alla istituzione municipale convenga che resti a casa e che tutta l’attività sanitaria sia realizzata tramite l’assistenza domiciliare, che se la persona per “passione” vuole vedere una partita di calcio dal vivo la segua in televisione. Di fatto lo si reclude a casa e si limita nelle sue libertà di partecipazione.

Io invece, oggi, mi trovo a mortificarmi con lui perché l’ho illuso.

Gli ho fatto intendere che avrebbe potuto inserirsi nella vita sociale ed invece questo viene negato. Gli ho anticipato delle aspettative che di fatto si sono scontrate con il muro dell’indifferenza (non voglio credere che ci sia premeditazione in questi casi) o dell’ignoranza.

Non è facile rispettare le regole, visto che spesso sono contraddittorie, ma una unica regola di rispetto della persona basterebbe per far andare meglio tutto.

Per i non addetti ai lavori i codici ICF specifici a cui cerco di rispondere da fisioterapista per riabilitare la persona sono nella sezione “Attività e partecipazione” al punto d470 del capitolo 4 – usare un mezzo di trasporto, ed al punto d920 del capitolo 9 – ricreazione e tempo libero del capitolo 9; quello a cui dovrebbe rispondere un vigile urbano per dare l’opportunità alla persona di esprimere le proprie abilità è nella sezione “Fattori ambientali” al punto e540 – servizi, sistemi e politiche di trasporto».

12 commenti

  1. ogni tanto qualcuno si ricorda delle persone disabili MA I VIGLI KE DOVREBBERO CONTROLLARE DI KI USURPA GLI STALLI DEI DISABILI NN LO FANNO I DIREI A QUESTE PESONE KE OLTRE A PRENDERE IL POSTO DEI DISABILI KE SI PRENDESSERO ANKE LA LORO DISABILITà

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  2. ogni tanto qualcuno si ricorda delle persone disabili MA I VIGLI KE DOVREBBERO CONTROLLARE DI KI USURPA GLI STALLI DEI DISABILI NN LO FANNO I DIREI A QUESTE PESONE KE OLTRE A PRENDERE IL POSTO DEI DISABILI KE SI PRENDESSERO ANKE LA LORO DISABILITà

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  3. Il signore evidentemente ignora le centinaia di scarafoni che disinvoltamente scorrazzano senza il disabile a bordo, utilizzando le corsie preferenziali o peggio, parcheggiando GRATIS negli stalli del centro per poi rientrare a casa con il parcheggio “riservato” sempre libero.
    Il signore parla del 5% di cittadini penalizzati ed è giusto studiare correttivi ma forse ignora la triste realtà rappresentata dai parenti sciacalli dei poveri disabili.
    che si ravveda prima di sparare a zero.
    L’ing Pizzino ha fatto bene ed è ora di stanare questi sciacalli!

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  4. Il signore evidentemente ignora le centinaia di scarafoni che disinvoltamente scorrazzano senza il disabile a bordo, utilizzando le corsie preferenziali o peggio, parcheggiando GRATIS negli stalli del centro per poi rientrare a casa con il parcheggio “riservato” sempre libero.
    Il signore parla del 5% di cittadini penalizzati ed è giusto studiare correttivi ma forse ignora la triste realtà rappresentata dai parenti sciacalli dei poveri disabili.
    che si ravveda prima di sparare a zero.
    L’ing Pizzino ha fatto bene ed è ora di stanare questi sciacalli!

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  5. Il problema è che come sempre non ci sono dei controlli e alla fine chi ci rimette sono quelle persone che ne hanno davvero bisogno…c’è da dire però che il dirigente da lei citato non ha sempre brillato di acume…

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  7. Io direi che è il caso che tu tornassi a scuola ed imparassi a scrivere in italiano.

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  8. Io direi che è il caso che tu tornassi a scuola ed imparassi a scrivere in italiano.

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  9. capisco i furbiche sono tanti, ma tagliare i posti non è la soluzione, anche perchè i furbi resteranno. Si facciano i controlli in collaborazione anche con le forze dell’ordine. Le regole si fanno rispettare, non si possono soltanto fare pensando che la gente incivile da 100 anni diventi normale da sola.

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  10. capisco i furbiche sono tanti, ma tagliare i posti non è la soluzione, anche perchè i furbi resteranno. Si facciano i controlli in collaborazione anche con le forze dell’ordine. Le regole si fanno rispettare, non si possono soltanto fare pensando che la gente incivile da 100 anni diventi normale da sola.

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  11. TI RIVOLGI A ME?

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  12. TI RIVOLGI A ME?

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