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Lo Schiaccianoci di Volpini: realtà, sogno e tanti colori

Emanuela Giorgianni

Lo Schiaccianoci di Volpini: realtà, sogno e tanti colori

lunedì 30 Dicembre 2019 - 07:38
Lo Schiaccianoci di Volpini: realtà, sogno e tanti colori

La magia de Lo Schiaccianoci arriva al Teatro Vittorio Emanuele di Messina il 29 dicembre alle 21,00 e il 30 dicembre alle 17,30. Coinvolgente e moderno è quello raccontato dalle coreografie di Massimiliano Volpini, sulle musiche di Čajkovskij, eseguite dall’Orchestra del Teatro Vittorio Emanuele.

Dal 1891-1892, il Natale nel mondo della danza, e non solo, è rappresentato da “Lo Schiaccianoci”. Il celebre e più volte rappresentato balletto di Marius Petipa e Lev Ivanov, ispirato al racconto Schiaccianoci e il re dei topi di E. T. A. Hoffmann, e le musiche di Pëtr Il’ič Čajkovskij.

E, a Natale, Lo Schiaccianoci arriva a Messina, grazie alla coproduzione Teatro di Messina/Teatro Massimo Vincenzo Bellini di Catania. Lo Schiaccianoci, in scena al Teatro Vittorio Emanuele il 29 dicembre alle 21,00 e il 30 dicembre alle 17,30, è però unico nel suo genere, attuale e come mai si era visto prima, nella nuovissima ideazione, drammaturgia e coreografia di Massimiliano Volpini con la Compagnia del Balletto di Roma.

La tradizionale storia di Clara viene arricchita da svariate e coloratissime sfaccettature, in cui ai temi ironici e vivaci si alterna un’attenta riflessione sul nostro tempo, grazie al lavoro di Massimiliano Volpini, artista di formazione scaligera, dalla rinomata e ricca produzione, nella quale spicca la realizzazione de Il giardino degli amanti per il Balletto del Teatro alla Scala, e la lunghissima collaborazione con l’étoile Roberto Bolle, per il quale ha creato il suggestivo assolo Prototype, lavoro sperimentale con luci e tecnologia, e tutte le principali coreografie del programma tv “Danza con me”.

Volpini trasforma l’ambientazione originale de Lo Schiaccianoci, una casa borghese in festa, in una grigia periferia metropolitana, dove vivono di stenti senzatetto e ribelli. Questi non scartano regali ma grazie ai loro giochi e ai loro scherzi, al loro albero verde fatto di bottiglie e a Drosselmeyer, che qui diviene un barbone benefattore, possono divertirsi anche da soli, per strada, separati dal resto della società per mezzo di un grande muro e controllati da topi/vigilanti che passano perfino in mezzo al pubblico con le loro torce, spengono le luci e mantengono l’ordine. La classica Battaglia dei Topi si trasforma, così, in uno scontro di strada con tali vigilanti, dove Clara, pur mostrando forza e coraggio, viene fatta prigioniera. A salvarla nessun principe dei suoi sogni ma un Fuggitivo, insieme al quale scapperà verso un mondo fuori che non conosce, passando per un grosso varco presente nel muro; varco che rappresenta una crepa nella monotonia del presente e una speranza nel nuovo. Con il Valzer dei Fiocchi di Neve si conclude il primo Atto.

In questa prima parte della storia, per gli affezionati de Lo Schiaccianoci è, sicuramente, più sentita la distanza dalla versione tradizionale, abbandonata quasi completamente, se non per le musiche di Čajkovskij, magistralmente eseguite dall’Orchestra del Teatro Vittorio Emanuele, cuore pulsante e suonante della rappresentazione, che la rendano sempre tangibile e ben riconoscibile. Più vicino per personaggi e ambientazione sarà, invece, il secondo atto che risulta ancora più coinvolgente, conquistando gli spettatori.

Clara e il Fuggitivo iniziano il loro viaggio alla scoperta, contemporaneamente, del mondo fuori e del mondo dentro se stessi, in un vero e proprio clima da fiaba, tra danze e colori. Protagonisti i classici e bizzarri personaggi del Palazzo che si esibiscono nella Danza Cinese, Spagnola, Araba, Russa e dei Mirlitoni, cancellando i toni scuri della metropoli e travolgendoli di luce e incanto. Il poetico pas de deux di Clara e il Fuggitivo è la descrizione di un sogno, tra giovane amore e tenerezza, ma il suo terminare segna il ritorno alla realtà. Clara, nonostante si sia lasciata conquistare dalla magia esperita, non può dimenticare cosa vi è per lei dall’altra parte del muro e decide di abbandonare fantasie e immaginazione per varcarlo ancora una volta, insieme al Fuggitivo. Da vera principessa moderna arriva a bordo di un carrello da spesa, per salutare il pubblico sorridente e speranzosa. Ma quello che lei e il Fuggitivo troveranno, tornando dalla parte degli “invisibili”, resta una grande domanda insoluta.

Volpini vuole far riflettere sulle contraddizioni della nostra società, sugli aspetti vicendevoli della nostra identità e sui diversi volti della modernità. La sua favola riporta gli eroi alla realtà dei fatti, una realtà difficile cui è necessario confrontarsi, ma senza abbandonare mai la fede nei sogni, nella possibilità di cambiare, di realizzare i propri desideri più nascosti; perché dietro il buio si cela sempre la luce, e dietro un cielo grigio possono svelarsi miliardi di colori.

E vi riesce perfettamente, grazie anche all’ausilio del gioco di luci, elemento caratteristico del suo innovativo lavoro coreografico, che il light designer Emanuele De Maria rende parte fondamentale della scenografia, anche solo con il semplice gioco delle ombre cinesi, e all’attenta scelta dei vestiti di Erika Carretta, colorati come gli impermeabili arancioni e capaci di dir tanto di chi li indossa, originali come quelli dei vigilanti/topi, la cui lunga coda sembra confondersi con una spada e tutti ecologici. Contro la cultura dei rifiuti, tanto umani quanto organici, Volpini sceglie solo materiali riutilizzati, trasformando carta, stoffe e plastica in strumenti scenici, come i mantelli, l’albero di bottiglie o il prezioso lampadario fatto di ruote di vecchie biciclette, per riflettere su quest’ulteriore e preoccupante tema della nostra attualità.

Ma le vere protagoniste, le vere colonne portanti sono musiche e coreografie. L’Orchestra del Teatro Vittorio Emanuele, guidata da Giuseppe Ratti, cui il pubblico applaude a lungo, non smette, neanche per un secondo, di trasportare i presenti nelle sue melodie, rievocando pienamente i toni romantici di Čajkovskij, primo fra tutti il famosissimo Valzer dei fiori su cui si esibiscono tutti i personaggi del Palazzo al culmine del famosissimo Divertissement, composto dalle loro danze.

Il corpo di ballo è di altissimo livello come sempre per il Balletto di Roma, compagnia poliedrica, che diffondendo la danza d’autore e legandosi alla storia recente della coreografia, libera, però, innovazione e creatività.

Le coreografie respingono ogni tipo di virtuosismo; vi sono manège, pirouette à la seconde, salti e prese, ma la tecnica mostrata dalle linee dei danzatori non è finalizzata ad altro che alla narrazione di una storia, traduce in movimento le parole non dette; che sia la descrizione della Battaglia dei Topi o il semplice gioco del fazzoletto con cui si divertono i senzatetto. Il voler raccontare tramite la danza è reso esplicito anche dal diverso stile che assumono le coreografie dal I al II atto, per calare a pieno lo spettatore nell’atmosfera che si sta vivendo. Nel primo atto sono volutamente più grezze e giocose per rendere viva quella grigia periferia, nel secondo, invece, non appena trasportati nel mondo fiabesco, diventano leggiadre e delicatissime.

Tutti i danzatori hanno un’ottima base classica e una forte espressività, divenendo capaci di delineare la personalità dei caratteri che interpretano e la loro crescita, i loro sogni, paure e speranze. Veramente magiche le danze del mondo, che hanno mostrato sfaccettature culturali diverse, divertente quella cinese, forte quella spagnola, affascinante quella araba e, infine, la mia preferita, l’allegra, elegante ed impeccabile Danza dei Mirlitoni che porta in scena, finalmente, tutù e scarpette da punta! E, con loro, un ombrello rosso.

L’ironia è la chiave di tutte le scene, tra una Clara che sconfigge i vigilanti e si complimenta con se stessa, mostrando i muscoli al Fuggitivo o, ancora, l’ensemble che si avvicina all’Orchestra incalzandola; le rende ancora più apprezzabili e, al tempo stesso, tramite un sorriso, fa pensare.

Lo Schiaccianoci di Volpini è uno spettacolo moderno, fruibile, piacevole e originale, come dimostra il sold out del Teatro Vittorio Emanuele (che segue il già avvenuto sold out del Teatro Massimo Vincenzo Bellini), un pubblico pienissimo ed entusiasta, tra cui anche il sindaco che applaude compiaciuto. L’ennesimo grande trionfo per il Vittorio Emanuele e l’incredibile stagione teatrale realizzata dal suo Consiglio di Amministrazione e i suoi direttori artistici.

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