Sentenza d'appello più vicina per i rampolli del clan. La Procura generale vuole cancellare anche le assoluzioni
Barcellona – E’ stato il giorno dell’Accusa al processo d’appello per l’operazione “Dinastia”, l’inchiesta dei Carabinieri sull’ascesa dei rampolli del clan del Longano e il mercato della droga tra il Barcellonese e Milazzo.
L’udienza sullo spaccio di droga 2.0 a Barcellona e Milazzo
Accusa che, dopo quattro ore di requisitoria, ha concluso concedendo ben pochi sconti: il procuratore generale Maurizio Salamone ha infatti chiesto in sostanza la conferma di tutte le condanne emesse in primo grado il 23 dicembre 2022, con qualche lieve sconto di pena per pochi imputati. E ha chiesto anche ai giudici di secondo grado di annullare le assoluzioni che erano state decise per 8 imputati, ripristinando le condanne chieste dalla Direzione distrettuale antimafia.
La requisitoria dell’Accusa ieri è arrivata dopo una breve parentesi dedicata alla riapertura del dibattimento, concessa da giudici per sentire uno dei due testimoni citati. La loro testimonianza servirà, secondo la richiesta della difesa, a chiarire la posizione di Luciano Fugazzotto, assolto in primo grado.
La sentenza del dicembre 2022
Ecco invece la sentenza di primo grado per gli imputati che avevano scelto il rito ordinario: 17 anni e mezzo per Alessio Catalfamo, 22 anni per Francesco Duilio Doddo, 10 anni per Tindaro Giardina, 8 anni e mezzo per Antonino Iacono, 30 anni (in continuazione con precedenti condanne) per Simone Mirabito, 12 anni per Edmond Ndoj, 4 anni per Vincenzo Nucera, 6 anni e 8 mesi per Vincenzo Rosano, 1 anno e mezzo ( in continuazione) per Andrea Sgroi, 16 anni e 8 mesi per Filippo Torre e Francesco Turiano, 6 anni per Salvatore Torre.
Assolti del tutto: Antonino Chiofalo, Mauro Di Bella, Marco Formica, Luciano Fugazzotto, Sebastiano Salicola, Giuseppe Torre, Roberto Torre, prescrizione per Cristina Di Salvo. Impegnati nelle difese gli avvocati Antonio Spiccia, Fabrizio Formica, Giuseppe Tortora, Tommaso Autru Ryolo, Salvatore Silvestro e Giuseppe Donato.
Il blitz nel 2020
La retata dei Carabinieri è scattata nel 2020 e ha documentato l’intenso giro di droga, ma anche le estorsioni a tappetto, gestite dalle nuove leve della “dinastia” mafiosa di Barcellona, che aveva rapporti anche gli spacciatori di Giostra, a Messina e che utilizzava anche i canali dei social per piazzare le dosi e raggiungere giovanissimi clienti (leggi qui LO SPACCIO 2.0)
In questo processo ci sono soprattutto i componenti della rete di pusher da loro controllati, mentre i presunti capi hanno scelto di chiudere la partita in precedenza: il processo con 42 condanne è stato definito in appello la scorsa estate.
