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Aspettando l’anno che verrà, Messina saluta il suo 2017 in chiaroscuro

Francesca Stornante

Aspettando l’anno che verrà, Messina saluta il suo 2017 in chiaroscuro

domenica 31 Dicembre 2017 - 07:07
Aspettando l’anno che verrà, Messina saluta il suo 2017 in chiaroscuro

Com'è stato il 2017 per Messina? Cosa portiamo di buono nell'anno nuovo? Eventi, numeri e riflessioni di un anno che la città ha vissuto a diverse velocità. Tra i problemi di sempre e la voglia di rialzare la testa

Chissà cosa dirà l'oroscopo per questo 2018 che verrà, per Messina segno d'acqua o di fuoco? Di certo sarà l'anno delle elezioni amministrative e all'appuntamento arriviamo dopo un 2017 trascorso tra luci ed ombre, alti e bassi, guelfi e ghibellini in un continuo rincorrersi di tante parole, polemiche e scontri, chiacchiere spesso vuote e che quasi sempre non hanno portato a nulla. In fondo, quella ruota panoramica che fa bella mostra di se in questi giorni nel cuore di piazza Cairoli, cos'è se non la metafora esatta della città stessa? Va in alto e vede la sua grandezza, poi torna giù e si dimentica delle sue stesse potenzialità e gira e rigira su se stessa.

Dunque, che anno è stato per Messina questo 2017 che siamo pronti a salutare per dare il benvenuto al nuovo anno? Di questi tempi si tirano le somme, si provano a fare dei bilanci, si mettono in lista i famosi buoni propositi per quello che verrà. Ripercorrere tutto quello che è successo negli ultimi 365 giorni non è facile e sono tante le riflessioni che possono nascere ricordando un po’ cosa ha funzionato e cosa invece non ha funzionato. E’ stato il primo anno della nuova vita dell’ospedale Irccs Piemonte, l'anno dell'inaugurazione completa del Museo regionale, il primo anno di lavoro per il Birrificio Messina, è stato l’anno in cui l’Atm ha aperto i suoi cancelli a un gran numero di bus nuovi di zecca, l’anno dell’inaugurazione dello svincolo di Giostra con l’attesa apertura dell’uscita per chi proviene da Catania. Per la città è stato un anno a due velocità. C’è stata una prima fase, durata più o meno fino all’estate, in cui tutto è sembrato cristallizzato. Soprattutto a Palazzo Zanca si è sentita probabilmente la stanchezza di un’amministrazione che, giunta ormai quasi alla fine del suo mandato, nei primi mesi di questo 2017 sembrava essere andata in letargo. Un letargo che si è avvertito anche fuori dal Palazzo. Luci e ombre.A dare la scossa ad una città annichilita è stata una serie di eventi che hanno dimostrato che Messina sa essere viva, che partecipa, che scende in piazza e si diverte, una Messina che ama le sue bellezze nonostante l’inciviltà sia una delle peggiori piaghe di questa città. Eventi che hanno anche dimostrato che quando si lavora bene e si mettono in circolo idee, creatività, professionalità, impegno, dedizione e amore, i risultati sono garantiti. E dunque, per questo 2017, noi per primi non vogliamo guardare al negativo che c’è stato per continuare a piangerci addosso, ma a quello che ha funzionato bene per portare nel 2018 esperienze positive che possano servire da esempio ed un sano ottimismo.

Sicuramente merita una menzione il Messina Street Food. La scommessa fatta a ottobre da Confesercenti si è rivelata vincente sotto ogni aspetto: per quattro giorni piazza Cairoli si è trasformata in un grande villaggio dedicato al cibo, alle degustazioni, alle specialità messinesi, siciliane e non solo. Quelle casette che hanno colorato la piazza, gli show cooking, i concerti, le iniziative pensate per i più piccoli, hanno fatto breccia nel cuore dei messinesi e non solo. Di quell’evento restano le immagini di una piazza affollatissima, delle file alle casse, della gente che ha partecipato e si è divertita. Un esperimento che ha visto in campo Confersercenti, una eccellente squadra di professionisti messinesi e il Comune che ha fatto la sua parte. Una rete positiva che reso possibile il primo Street Food messinese.

E sulla scia dello Street Food è arrivato anche il Natale e piazza Cairoli si è trasformata in un grande villaggio natalizio. Questa volta è stata Confcommercio a mettere in campo energia e risorse, è arrivata la ruota panoramica, il consueto albero di luci, la pista di ghiaccio, le casette con gli artigiani e quelle dedicate al cibo e alle degustazioni. Un tripudio di luci, suoni e addobbi che ha davvero regalato a Messina l’atmosfera del Natale. Anche in questo caso è stata preziosa la collaborazione tra associazioni di categoria, privati e amministrazione comunale. Segno inequivocabile che in città bisogna imparare a superare i personalismi che invece troppo spesso prevalgono perché fare squadra e lavorare in rete si è rivelata la formula vincente. E se scatta un po’ di competizione che non mira solo a denigrare l’operato degli altri, ma che stimola invece nuove idee, ben venga. Nel giro di pochi mesi piazza Cairoli è tornata viva, chissà su questa scia quante altre cose si potranno fare il prossimo anno e chissà che il cuore di Messina non possa ricominciare a battere in tutte le sue tante piazze e in tutti i suoi villaggi .

Sui grandi eventi che hanno toccato Messina però ci sono anche delle ombre. Basti pensare al G7 che a maggio ha puntato i riflettori di tutto il mondo su Taormina. Quella poteva essere un’occasione da sfruttare anche in città , ed invece è stata la più furba Catania a portare le First Lady e le telecamere in casa sua. E così Messina ha fatto la parte della Cenerentola. Ci ha pensato il sindaco Renato Accorinti a far parlare di se con quel «Trump, peace no war» urlato in un Teatro antico pieno di Primi ministri e delegazioni internazionali.

Qualche ombra, nonostante la portata dell’evento, è stata la visita del Dalai Lama. Ombre soprattutto perché sono state più le polemiche che hanno preceduto e accompagnato la venuta a Messina di "sua Santità” , che l'intensa giornata dedicata alla sua lezione al Teatro Vittorio Emanuele.
Sono state luci e ombre anche se si ricorda il Giro d’Italia. Ombre anche in questo caso per le tante sterili polemiche che sono state fatte sui costi e i disagi in città, ma l’entusiasmo che il giro ha portato in città è stato un tripudio di gente e di sorrisi. Era ‪il 10 maggio scorso e Messina si è fermata per fare spazio ai campioni delle due ruote. In migliaia i messinesi che sono scesi in strada per incoraggiare e partecipare alla grande competizione sportiva. Restano immagini bellissime raccolte dalle telecamere e che Messina ha regalato con orgoglio all’Italia intera senza ancora sapere che quelle immagini mesi dopo avrebbero lasciato la ribalta televisiva alla povertà delle baracche di Fondo Fucile, facendoci vergognare per un paio di giorni di fronte al degrado su cui quotidianamente chiudiamo gli occhi.

Luci e ombre del 2017 che possiamo anche raccontare attraverso i numeri. Non ombra, ma buio pesto se si pensa che anche quest’anno la città ha perso circa duemila abitanti che hanno scelto di andare via perché qui non c’è futuro. Ombre se si guardano le classifiche in cui Messina risulta ancora la 88esima su 110 città nella classifica della qualità della vita, con il reddito pro capite più basso della Sicilia, al 107esimo posto a livello nazionale e con il 46% della popolazione a rischio povertà. Ombre perché in un anno non si è riusciti a trovare la soluzione per i 25 lavoratori ex Servirail e per i loro colleghi ex Ferrotel che ancora aspettano risposte e protestano perché il lavoro a queste latitudini non è ancora un diritto. Luci se si guarda ai 3 milioni di bottiglie vendute in un anno dal Birrificio Messina, ai 60 bus Atm che ogni giorno sono sulle strade, alle 50mila presenze che hanno affollato lo Street Food, ai finanziamenti intercettati e che adesso si spera diano frutti concreti. Luci se si pensa all'avvio dei prossimi progetti del Master plan o del Porto di Tremestieri o della via Don Blasco, speranze che nel 2018 si auspica si traducano in lavoro e sviluppo.

In una terra che inesorabilmente invecchia, dove un messinese su cinque oggi ha più di 65 anni, allo scadere di questo 2017 il migliore augurio è trovare la speranza e la forza di guardare la nostra città con occhi di bambino e quindi che la ragione ceda il passo alle favole, che la mezzanotte di questo 31 dicembre la zucca diventi carrozza trainata da cavalli bianchi, che la cenerentola Messina si faccia principessa e che il suo principe promesso in sposo il prossimo giugno non sia solo un sindaco con la fascia tricolore ma un vero innamorato di questa terra bellissima e inconsapevole.

Francesca Stornante

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Un commento

  1. amo Messina? no : free tibetano.

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