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Madame Curie sorrise: «Com’è essere sposati con un genio? Non so, chiedetelo a mio marito»

Elisabetta Marcianò

Madame Curie sorrise: «Com’è essere sposati con un genio? Non so, chiedetelo a mio marito»

mercoledì 25 Novembre 2020 - 11:41

Sorelle potenti, sorelle libere e per questo dall'uomo condannate, "violentate" e ancora uccise nell'anima e nel corpo fino ad oggi.

La violenza perpetrata sulla donna può assumere vari aspetti fino a quella più estrema del femminicidio. Una violenza che dura da secoli e che non ha risparmiato nessuna, nemmeno le donne nate artiste, scienziate, ricercatrici. Anzi forse proprio su questa categoria più di ogni altra si è scatenata la frustrazione, l’invidia del genio da parte del mondo maschile. Restando nel campo dell’arte, non c’è dubbio: le donne sono state quasi sempre invisibili ad eccezione dei loro corpi che hanno letteralmente invaso le tele, la letteratura, la musica.

Corpo oggetto

L’oggetto prediletto della creatività maschile: il nudo femminile come forma da studiare, modello di bellezza, di erotismo o di ludibrio. La modella? Alternativamente, la musa ispiratrice o la fonte di ogni peccato. Al contrario, però, la produzione delle artiste in tutte le epoche e in tutte le espressioni dell’arte è stata fortemente discriminata. Solo negli anni Settanta del XX secolo, ad esempio, sono riapparse alla memoria Artemisia Gentileschi, Rosalba Carriera, Frida Kahlo.

Invisibili

Costrette, spesso, ad adottare pseudonimi maschili per firmare le loro opere. Eclatante il caso della pittrice statunitense Margaret Keane che negli anni ’60 rimbalzò agli onori della cronaca grazie alla sua storia di furto artistico. E a derubarla fu il marito, la convinse a lasciargli firmare i suoi dipinti “perché, con la firma di un uomo avrebbero venduto di più”. Ma anche Virginia Wolfe che in Una stanza tutta per sè senza troppi giri di parole, descrive “la riprovevole povertà” del sesso femminile e conclude dicendo che una donna per poter scrivere, ha bisogno di “una stanza tutta per sè”. Aphra Behn, Jane Austen, le tre sorelle Brontë. Insomma, la caratteristica principale che accomuna queste grandi menti è l’uso degli pseudonimi o dell’anonimato per essere pubblicate e quindi per essere lette e dire al mondo “esistiamo”.

Follia creativa

Perché? Perché questo divario enorme tra la presenza di artisti maschi in confronto alle artiste donne e perché l’umiliazione di nascondersi? Divario che per secoli ha “scritto” la storia dell’arte, del cinema, della letteratura, della musica. L’artista è aspirazione alla libertà nel senso più ampio del termine. La capacità di lasciarsi andare a se stessi, alle emozioni più interiori. Ogni uomo ne è consapevole. La spregiudicatezza, la vita vissuta fuori dai canoni sociali, fuori dagli schemi. La follia manifestata senza pudore. La necessità di portare nelle opere d’arte non solo il genio, ma anche il desidero sessuale, l’erotismo, le pulsioni dell’es più spinte e tutto questo alle donne è stato negato, censurato.

Le streghe

La vita donata al fuoco, al demone dell’arte (Diderot docet). Tutto questo è stato proibito alla donna perché se si configura in Lei che, ecco, si lascia andare al genio creativo, diventa strega. Lilith, Eva, Salomè, Circe, Giuditta, Medea, Armida, Morgana sono solo alcuni degli archetipi che nell’immaginario trovano incarnazione nella figura destabilizzante della donna in cui l’aspirazione alla libertà e all’emancipazione convive con l’idea della donna spregiudicata e distruttiva. No, alla donna non è dato di creare nulla se non creare la vita per “dono divino”. Alla donna deve “bastare la maternità” e la vocazione di accudire, proteggere, generare l’uomo.

Madri

Il genio creativo è dell’uomo. La filosofia, la scienza, la scoperta è dell’uomo perché deve prendersi tutto considerato che non è capace di creare la vita. L’invidia del genio e della creazione sublime. La frustrazione che genera violenza e che crea la “femme fatale” nata dalla fantasia maschile, temuta e desiderata e protagonista di opere letterarie, artistiche, teatrali e cinematografiche.

Sorelle potenti

Prende le sembianze della donna tentatrice e della donna vampiro, che si nutre dell’energia vitale dell’uomo fino a consumarlo e distruggerlo e non può essere artista nel vero senso della parola perché anche sulle attrici riconosciute tali e più famose aleggia una “valenza negativa e tentatrice” : Marylin Monroe, Ava Gardner, Rita Hayworth…un elenco lunghissimo a cui è riconosciuto un ruolo, ma non “il ruolo”, perché la donna tutt’al più può interpretare e non creare. E poi Anais Nin, Marina Abramović, Moana Pozzi, Lyda Borrelli, Giovanna D’Arco, saltando da un secolo all’altro l’elenco è infinito. Sorelle potenti come Madame Curie, sorelle libere, donne che sanno dire NO e per questo dall’uomo condannate, “violentate” uccise nell’anima e nel corpo fino ad oggi, fino al 25 novembre 2020.

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