La sentenza per imprenditori e boss accusati di truffe col superbonus 110%
Messina – A poco meno di un anno dall’ultimo arresto arrivano cinque condanne dopo l’inchiesta sulle truffe superbonus all’ombra della mafia di Barcellona. Le ha decise la Giudice per l’udienza preliminare Alessandra Di Fresco che alla fine del processo abbreviato ha accolto la richiesta della Direzione distrettuale antimafia e sancito la responsabilità di tutti gli imputati.
La sentenza
Ecco il verdetto su Superbonus e mafia a Barcellona: 10 anni di reclusione per Salvatore Foti, 8 anni per Fabio Gaipa e Tindaro Mario Ilacqua, 12 anni per Tindaro Pantè, infine 4 anni per il boss Mariano Foti. L’Accusa aveva chiesto condanne lievemente più alte ma la Giudice, dopo aver ascoltato anche gli avvocati Tino Celi, Filippo Barbera, Salvatore Silvestro, Sebastiano Campanella e Francesca Giuffrè, ha deciso pene lievemente diverse. I difensori valuteranno adesso come affrontare i prossimi gradi di giudizio.
Il triumvirato della mafia e l’ecobonus
L’indagine dei carabinieri ha svelato il tentativo di Cosa nostra barcellonese di accaparrarsi il business del 110% -superbonus. Dopo Salvatore Foti, figlio del boss Mariano Foti, e l’imprenditore Tindaro Pantè, lo scorso anno la Dda ha ordinato l’arresto anche del costruttore di Santa Lucia del Mela, Tindaro Ilaqua, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa sulla base delle intercettazioni telefoniche. Il processo nasce dalla maxi inchiesta dell’Arma sulla ricostruzione del clan del Longano intorno al triumvirato formato da Carmelo Vito Foti, Mariano Foti e Ottavio Imbesi (deceduto nel 2021). Usciti di prigione, i tre hanno cercato di ricostruire la cupola e riappropriarsi dei proventi del business criminale. L’inchiesta, sfociata in 86 arresti nel 2022 aveva già documentato come la mala bacellonese si volesse appropriare dei proventi destinati ai bonus edilizi.
Il ruolo di Ilaqua
L’accordo tra gli esponenti mafiosi e gli imprenditori, secondo l’accusa, era stato siglato per favorire la ditta “pulita” ed economicamente attrezzata per rilevare il “credito fiscale” connesso al superbonus edilizio. Ilacqua, in cambio della protezione, del sostegno e della “sponsorizzazione” del sodalizio mafioso nel reperimento degli immobili, collocati tra Barcellona e nei Comuni vicini, sui quali eseguire lavori di efficientamento energetico, corrispondeva somme di denaro ai componenti dell’organizzazione mafiosa, che per il “servizio” reso ottenevano anche l’affidamento di subappalti in favore di ditte riconducibili al gruppo o comunque contigue.
